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Bebe Vio e gli altri atleti paralimpici: “Ci hai insegnato anche a ridere”

Alex Zanardi e Bebe Vio a una cerimonia nel 2017 (ansa)

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Il ricordo dei compagni di nazionale: “Era il nostro eroe, ci ha dato la forza per ripartire ma anche di ironizzare su noi stessi”
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"A Londra mi hai fatto conoscere la bellezza delle Paralimpiadi, a Rio sei stato il mio cicerone nel villaggio” sorride Bebe Vio in una foto in bianco e nero postata su Instagram, con la testa di Alex Zanardi appoggiata sulla spalla. “Quando ti ho chiesto questa foto insieme nel 2019 ero così emozionato che mi tremavano le gambe” rispolvera un’altra immagine di nostalgia e sorrisi Simone Barlaam, quattro volte campione paralimpico di nuoto che da bambino disegnava e appendeva nella cameretta il poster di Alex che sollevava la handbike.

La svolta di Londra 2012

“Sarebbe stato una meravigliosa guida per il nostro comitato" ricorda tra “chiacchiere private parlando di figli e progetti” l’uomo che fu il presidente dello Zanardi atleta, a Rio2016, ma ancora prima, a Londra 2012. Quando tutto cambiò, i paralimpici divennero pop, i Coldplay suonarono alla cerimonia di chiusura, Oscar Pistorius non ancora condannato per omicidio era “the fastest man on no legs”, il più veloce uomo senza …

"A Londra mi hai fatto conoscere la bellezza delle Paralimpiadi, a Rio sei stato il mio cicerone nel villaggio” sorride Bebe Vio in una foto in bianco e nero postata su Instagram, con la testa di Alex Zanardi appoggiata sulla spalla. “Quando ti ho chiesto questa foto insieme nel 2019 ero così emozionato che mi tremavano le gambe” rispolvera un’altra immagine di nostalgia e sorrisi Simone Barlaam, quattro volte campione paralimpico di nuoto che da bambino disegnava e appendeva nella cameretta il poster di Alex che sollevava la handbike.

La svolta di Londra 2012

“Sarebbe stato una meravigliosa guida per il nostro comitato" ricorda tra “chiacchiere private parlando di figli e progetti” l’uomo che fu il presidente dello Zanardi atleta, a Rio2016, ma ancora prima, a Londra 2012. Quando tutto cambiò, i paralimpici divennero pop, i Coldplay suonarono alla cerimonia di chiusura, Oscar Pistorius non ancora condannato per omicidio era “the fastest man on no legs”, il più veloce uomo senza gambe. E sull’asfalto, spingendo con le braccia, piangendo, sollevando la sua handbike, Alex Zanardi divenne il rivoluzionario dolce di un movimento ancora imprigionato nella disabilità. Quel che Bebe Vio sintetizza così: “La frase peggiore che sento è sempre: ‘Nonostante tutto guarda cosa sta facendo’”. E se lei è diventata un’icona capace di tutto, più potente di quasi tutti i campioni olimpici italiani, è perché ha avuto “un tutor sportivo e di vita”.

Le battute e lo show coi calzini

"Quando avevo dodici anni ero molto spaesata e spaventata” ricorda oggi. “Mi hai dato la forza per ripartire, convincendomi che con o senza gambe avrei potuto fare tutto”. Non solo “cambiare la percezione e la cultura della disabilità”, ma anche abbattere la barriera più alta: la capacità di ironizzare su se stessi. Prima delle Paralimpiadi di Parigi Bebe Vio postò un video di unboxing, in cui lei, privata di gambe e braccia intere per una meningite contratta da bambina, esponeva le calze del kit ufficiale della nazionale: “Questi vanno dritti diritti a mia sorella”. In quella stessa edizione Bebe rise come una matta e considerò un successo la frase dell’azzurro Rigivan “Rigi” Ganeshamoorthy, che aveva vinto l’oro del disco: «Bello il villaggio, però un po’ troppi disabili».

Sabatini e “la gamba scambiata con un robot”

Se il mondo paralimpico è ormai abituato al fatto che una campionessa come lei sia seguita in pedana dall’amico Jovanotti, com’è avvenuto a Parigi, in un’altra epoca è stato ancora più folgorante l’ingresso di un ex pilota di Formula 1 che aveva deciso di calarsi in quella realtà. Motivando persone ancora alle prese con la riabilitazione: "Quando ero in ospedale, con mia grande sorpresa ho ricevuto una mail di Alex Zanardi” raccontò Giulia Ruffato, in carrozzina per le conseguenze di un’ischemia spontanea midollare: finì anche lei per gareggiare nel paraciclismo. Quasi fossero sue discendenti, le tre ragazze che monopolizzarono il podio dei 100 ai Giochi di Tokyo sono diventate l’immagine più forte del movimento dopo di lui. La medaglia d’oro Ambra Sabatini ricorda: “Su Google studiavo gli atleti amputati, un amico mi fece avere un video che Zanardi aveva preparato per me”. Quando uscì dall’ospedale, la futura campionessa spiegò ai bambini sulla spiaggia che aveva fatto a cambio della sua gamba con un robot.

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