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Sibomana, il lottatore sopravvissuto a un attacco di scimpanzé sogna i Giochi di Los Angeles

Dunia Sibomana, congolese cresciuto negli Usa, campione africano di lotta libera 57 kg (foto uww.org) 

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Ai campionati africani domina il congolese, a 6 anni fu attaccato da un branco che uccise il fratello e il cugino. “Quando mi sono svegliato all’ospedale mi sono sorpreso di essere ancora vivo”. Negli Usa 14 interventi di chirurgia ricostruttiva per il volto e l’adozione in una famiglia che gli ha fatto scoprire il talento nella lotta
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Ha tutto quel che serve, per poter partecipare alle Olimpiadi di Los Angeles. È il più forte lottatore africano e ha appena dominato i campionati continentali ad Alessandria d’Egitto, si allena nel sistema americano che offre strutture e sforna talenti, ha una famiglia che lo ama e lo sostiene e un quartiere pronto a scendere in strada per festeggiarlo. Ma soprattutto Dunia Sibomana ha sul volto le ferite che gli ha inflitto la giungla africana, e negli occhi la passione di chi non si arrende mai. Nemmeno dopo aver visto il fratello e il cugino dilaniati da un attacco di scimpanzé da cui si è salvato per miracolo.

“Gli scimpanzé usciti fuori dal nulla”

Nato nel nord della Repubblica Democratica del Congo, Sibomana ha perso la madre quando aveva un anno ed è cresciuto senza padre, andando presto a vivere nella foresta. “Nella mia regione ci sono campi di battaglia e milizie” ha ricordato, “i bambini non hanno opportunità, la maggior parte diventa senzatetto, vive per strada o si a…

Ha tutto quel che serve, per poter partecipare alle Olimpiadi di Los Angeles. È il più forte lottatore africano e ha appena dominato i campionati continentali ad Alessandria d’Egitto, si allena nel sistema americano che offre strutture e sforna talenti, ha una famiglia che lo ama e lo sostiene e un quartiere pronto a scendere in strada per festeggiarlo. Ma soprattutto Dunia Sibomana ha sul volto le ferite che gli ha inflitto la giungla africana, e negli occhi la passione di chi non si arrende mai. Nemmeno dopo aver visto il fratello e il cugino dilaniati da un attacco di scimpanzé da cui si è salvato per miracolo.

“Gli scimpanzé usciti fuori dal nulla”

Nato nel nord della Repubblica Democratica del Congo, Sibomana ha perso la madre quando aveva un anno ed è cresciuto senza padre, andando presto a vivere nella foresta. “Nella mia regione ci sono campi di battaglia e milizie” ha ricordato, “i bambini non hanno opportunità, la maggior parte diventa senzatetto, vive per strada o si aggrega alle milizie. Io ho vissuto in una casa di fango dormendo per terra”. Immerso nella natura, addentrandosi in zone pericolose del Virunga National Park che credeva di conoscere. “Un giorno all’improvviso gli scimpanzé sono usciti fuori dal nulla e mi hanno attaccato: è scioccante trovarsi di fronte uno di loro. Non ho avuto tempo per reagire, hanno attaccato me e ucciso mio cugino e mio fratello, ho cercato di colpirne uno che mi ha azzannato un dito. Se vieni attaccato da un animale selvaggio hai poche possibilità di sopravvivere: quando mi sono svegliato all’ospedale mi sono sorpreso di essere ancora vivo”. Le scimmie gli hanno lasciato ferite gravissime sul volto, alle labbra, all’orecchio destro. Alcuni muscoli del viso sono stati distrutti, il dito medio della mano sinistra mozzato. Ma un ranger del Virunga ha trovato Dunia in tempo, in stato di incoscienza, salvando almeno lui dei tre bambini che erano entrati nel parco.

Quattordici interventi chirurgici

Qui comincia un’altra storia, che fa dire oggi al bimbo diventato lottatore: “Non mi sarei mai aspettato questo quando sono arrivato qui: sapevo soltanto che ero vivo per miracolo, e che le cose accadono per una ragione”. “Qui” sono gli Stati Uniti, dove a otto anni, salvo ma col volto devastato, Sibomana arriva grazie all’associazione no profit Smile Rescue Fund for Kids, che individua e sostiene bambini di paesi poveri che hanno bisogno di interventi complessi. Allo Stony Brook Children’s Hospital, New York, comincia il lungo percorso di chirurgia ricostruttiva sul suo volto: ad oggi sono quattordici gli interventi effettuati, innestando tessuti e muscoli per ricreare labbra e lineamenti distrutti. Ma il ragazzo del Congo non trova solo chirurgia evoluta, ma anche affetto da famiglie che lo ospitano integrandolo nella vita americana. Quando arrivano i Rodriguez, Miguel e Marissa, il processo si completa con l’adozione e il permesso permanente per gli Usa.

“La lotta lo ha salvato come il ranger nella giungla”

Ma Miguel Rodriguez è anche l’assistant coach del team di lotta di Long Beach, sempre nello stato di New York, e porta con sé Dunia ad assistere ai tornei. Il colpo di fulmine è immediato: “La lotta gli ha fatto scoprire chi era” spiega Melissa a FloWrestling, “gli ha salvato la vita come il ranger di Vurunga. Quando ho visto un suo match mi sono detta: Ecco, a questo mondo lui appartiene”. Dai tornei per esordienti con la maschera a proteggergli il volto, Dunia Sibomana si fa strada fino alle prove maggiori, e con una cresta bionda vince il primo dei suoi tre campionati di prima divisione di New York. Di fronte a tutte le famiglie che lo avevano ospitato, strette in un unico abbraccio.

57 secondi per vincere in finale

Ormai il lottatore sopravvissuto alla giungla si è fatto un nome, viene ingaggiato dall’università del North Carolina, e torna alle sue origini. All’Africa in cui rappresenta la nazione in cui tutto è cominciato: la Repubblica Democratica del Congo. Ai campionati africani di Alessandria non c’è storia, nella categoria 57 chili a Sibomana servono 51 secondi per battere in finale il camerunese Nforsong. Un predominio netto, in vista delle gare che verranno e qualificheranno ai Giochi di Los Angeles. L’Olimpiade è una bestia feroce da affrontare, ma nessuno più di Dunia sa cosa significa uscirne vivi.

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