Savona – Lo stadio della Fontanassa, il suo vento, la sua pista azzurrina, il mare sullo sfondo. E Marcell Jacobs, come ai tempi belli, quasi: 10”01 con Eolo alle spalle troppo generoso (2.7, non vale per le statistiche). Un’ora prima in batteria aveva piazzato un 10”11, con spinta simile alle spalle. Per evitare aiuti e danni del vento gli organizzatori avevano anche messo le gare di velocità sul rettilineo opposto a quello sotto la tribuna centrale (Zaynab Dosso ha vinto i suoi 100 in 11”07 con folata nella norma, 2.0). E anche quello, per Marcell, è stato un tuffo al cuore: «Savona per me è questa: quel rettilineo, quel mare e il 2021, il mio primo 100 sotto i 10” (9”95, record italiano strabattuto un mese dopo a Tokyo, quando valse l’Olimpo, ndr). Bello essere qui, bello tutto. Bello tornare a gareggiare, non succedeva dai Mondiali».
Savona – Lo stadio della Fontanassa, il suo vento, la sua pista azzurrina, il mare sullo sfondo. E Marcell Jacobs, come ai tempi belli, quasi: 10”01 con Eolo alle spalle troppo generoso (2.7, non vale per le statistiche). Un’ora prima in batteria aveva piazzato un 10”11, con spinta simile alle spalle. Per evitare aiuti e danni del vento gli organizzatori avevano anche messo le gare di velocità sul rettilineo opposto a quello sotto la tribuna centrale (Zaynab Dosso ha vinto i suoi 100 in 11”07 con folata nella norma, 2.0). E anche quello, per Marcell, è stato un tuffo al cuore: «Savona per me è questa: quel rettilineo, quel mare e il 2021, il mio primo 100 sotto i 10” (9”95, record italiano strabattuto un mese dopo a Tokyo, quando valse l’Olimpo, ndr). Bello essere qui, bello tutto. Bello tornare a gareggiare, non succedeva dai Mondiali».
Nove mesi dopo riecco Jacobs
Nove mesi. Jacobs terzo in finale a Savona, rapido ai blocchi, fin troppo: «Ho pensato di aver fatto falsa partenza e mi sono un po’ bloccato», poi si è sciolto, finale così così. Insomma c’è margine. «Bisogna gareggiare, in allenamento puoi vedere cose magnifiche, poi devi portarle a fare risultato». Ne stanno vedendo, Jacobs e Camossi, il suo coach di ritorno. Si erano lasciati, Jacobs aveva scommesso su Rana Reider, il supertecnico dei campioni, e su Jacksonville: «Il 4 gennaio ero in un beach club a Miami e stavo cercando di capire che intenzioni avesse Reider. Quel giorno mi ha scritto un messaggio: “Io vado in Cina” senza aggiungere altro. Mi sono detto: “Cosa faccio adesso?”. Con Paolo Camossi già a Tokyo, ai Mondiali di settembre, c’eravamo rivisti, c’eravamo scambiati dei messaggi. Gli ho fatto la mia proposta. Lui mi ha risposto in modo positivo: “Per te ci sono sempre”.
Missione Europei a Birmingham
"E da lì è stato come se qualcosa si fosse riattivato. Mancava un po’ quella voglia. Da quel momento mi è venuta veramente una motivazione gigantesca, un fuoco dentro che sta costantemente alimentando il mio desiderio di gareggiare, di allenarmi, di spingere al massimo. Non ho più avuto infortuni, e questo conta tanto. Dove posso arrivare? Gli Europei di agosto a Birmingham sono importanti. E poi mi manca l’oro mondiale, è l’unica vittoria che non ho. La mia prospettiva è di due anni, l’obiettivo è tornare alle Olimpiadi». Il mondo corre, intanto: Romell Glave gli ha stampato sotto il naso 9”88, il colombiano Longa 9”98. E Jacobs non scende sotto i 10” dalla finale olimpica di Parigi.
Camossi lo ha trovato migliorato
Camossi lo trova addirittura migliorato muscolarmente, «in fondo ha un motore giovane, lui non è nato velocista, faceva il salto in lungo, ha degli anni ancora davanti. In allenamento ha dei parametri che non aveva mai avuto prima. E poi ho cambiato anch’io metodo, solo progressioni, non più corsette di riscaldamento. Ho imparato un giorno nel traffico di Roma: ho visto una Lamborghini bloccata, ho sentito quel motore che rombava a vuoto. Si impara tanto da cose che apparentemente sembrano lontanissime dall’atletica. Una macchina così ha bisogno di liberarsi, di correre per stare bene».
Prossima tappa al Golden Gala
Jacobs tornerà in pista al Golden Gala, a Roma, il 4 giugno. Metterà altre gare nel suo programma, si allenerà stabilmente a Roma, anche se la sua vita è ormai in Florida, là ha la famiglia e ci tornerà a fine stagione. «L’America gli ha fatto benissimo» dice Camossi, «forse non dal punto di vista professionale, anche se il 9”85 delle Olimpiadi di Parigi è un grandissimo risultato. Ora ci siamo, ci ri-siamo». La coppia d’oro è tornata. E poi si torna sempre dove si è stati bene. A Savona, per esempio.