ROMA – Allons enfants d’Italie. Dalla terra rossa di Parigi alla pista blu dell’Olimpico i cento metri sono stellari. Molto golden. Ma soprattutto torna a illuminarsi Marcell Jacobs, 9”99, di nuovo sotto i 10 secondi. E l’azzurro più veloce di sempre nella storia del Golden Gala superando il 10”04 di Tortu.
Lyles si mangia tutti: 9”88
Marcell arriva quinto, ma l’importante era risvegliarsi, dare segnali di vita atletica. E di voglia di lottare. Ora che è tornato ad allenarsi a Roma con Paolo Camossi. A vincere è l’americano Noah Lyles, 28 anni, che scivola via sul finale e, famelico come al solito, se li mangia tutti. 9”88 per lui, 9”94 per il camerunense Eseme che fa il record nazionale e terzo Tebogo del Botswana in 9”95. Per Jacobs alla sua seconda uscita stagionale è…
ROMA – Allons enfants d’Italie. Dalla terra rossa di Parigi alla pista blu dell’Olimpico i cento metri sono stellari. Molto golden. Ma soprattutto torna a illuminarsi Marcell Jacobs, 9”99, di nuovo sotto i 10 secondi. E l’azzurro più veloce di sempre nella storia del Golden Gala superando il 10”04 di Tortu.
Lyles si mangia tutti: 9”88
Marcell arriva quinto, ma l’importante era risvegliarsi, dare segnali di vita atletica. E di voglia di lottare. Ora che è tornato ad allenarsi a Roma con Paolo Camossi. A vincere è l’americano Noah Lyles, 28 anni, che scivola via sul finale e, famelico come al solito, se li mangia tutti. 9”88 per lui, 9”94 per il camerunense Eseme che fa il record nazionale e terzo Tebogo del Botswana in 9”95. Per Jacobs alla sua seconda uscita stagionale è un passo avanti, anche se lui è insoddisfatto. «Sono contento al 50 per cento. Dopo la partenza, che mi è piaciuta, ho avuto una fase in cui non sono riuscito a prendere il ritmo. È uno step importante rispetto all’ultima gara che ho fatto, sono venuto qui per migliorare tecnicamente e l’ho fatto. Questo stadio regala grandi emozioni e spero che nel 2029 dopo le Olimpiadi ci sarà la possibilità di ospitare un campionato del mondo. Sarebbe il mio sogno esserci e magari vincere». Avrà 35 anni, più che sogno sarebbe un miracolo.
Battocletti scossa e commossa
Nadia Battocletti nei 5.000 metri corre contro il mondo, anzi contro l’Africa (10 etiopi). Cercava il suo primo successo in Diamond League, l’anno scorso con 14’23”15 proprio a Roma aveva migliorato il record italiano. Lucida, con il volto rigato da lacrime, scossa e commossa, non è abituata a restare indietro e da laureanda in ingegneria nemmeno a sbagliare i calcoli. Si è schiantato Sinner a Parigi, si schianta anche Nadia che dopo una brutta influenza non era in condizioni. Puntava al primato europeo, ma aveva onestamente ammesso di essere debilitata.
La gara la fanno le etiopi e la vincono loro, Amebaw (14’18”41, miglior prestazione mondiale stagionale), Baweke, Hailu. Battocletti si spegne, non cambia mai ritmo, anzi non lo regge, alla fine è 13esima. «Mi spiace per la brutta prestazione, sono cose che capitano, ma è una grande lezione, è dalle batoste che s’impara. Non basta il sacrificio, nulla è dovuto, peccato perché mi sono allenata per mesi, mi è mancata soprattutto la cattiveria, le gambe non tiravano». Domani la campionessa europea verrà nominata ambassador del World Food Programme (Wfp) delle Nazioni Unite. Dice che un’atleta deve dare qualcosa anche fuori dalla pista perché fuori c’è un mondo che merita rispetto e interesse. «Io non mi risparmio mai, per questo non ho paura di chi critica chi s’impegna e nemmeno di chi ti vuol fare sentire colpevole perché ti occupi di cose che non sarebbero di tua competenza». Nel suo programma ci sono il meeting di Montecarlo, gli assoluti e poi gli europei di Birmingham oltre alla presentazione della tesi.
Fabbri torna a vincere nel peso
Nel lancio del peso il gigante fiorentino Leo Fabbri non è d’argilla e torna a vincere con 22,14 metri mettendosi alle spalle i due statunitensi Kovacs e Crouser, primatista del mondo. Anche lui rivendica il diritto alla fragilità. «Il mio valore è questo, purtroppo sono emotivo, ma non è un debole come tanti dicono. È brutto vedersi criticati per una gara sbagliata, perché tutto è iniziato dai Giochi di Parigi. Mi sono detto che me ne devo fregare e non devo niente a nessuno, sono un essere umano, posso avere dei giorni in cui non riesco a rendere come vorrei».
Successi di Sioli e Diaz
Piccoli saltatori (20 anni) crescono, Matteo Sioli vince la gara del salto in alto con 2,28. È il primo italiano a riuscirci. A Andy Diaz quella del triplo con 17,59. Mai a Roma il Golden Gala aveva visto tre successi azzurri.