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La nazionale paralimpica bloccata a Fiumicino: “Sul volo non c’è spazio per le carrozzine”

La nazionale di calcio paralimpico bloccata a Fiumicino 

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La squadra azzurra di powerchair football lasciata a terra. Protesta la Federazione: “Faremo causa a easyJet”. Il capitano del team azzurro: “Costretti a rinunciare a un torneo fondamentale”
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ROMA – «Abbiamo dovuto rinunciare a uno dei tornei più importanti della nostra carriera. Per la squadra è una vera e propria bastonata». La voce afflitta di Simone Ranzato, capitano della nazionale italiana di calcio in carrozzina elettrica, è il termometro dello sdegno provato nei confronti di easyJet. La compagnia di volo britannica, ieri, avrebbe dovuto lasciare il gruppo di atleti paralimpici a Glasgow, in Scozia, dov’è appena cominciato il Warm up World Cup, torneo di preparazione in vista dei Mondiali di ottobre, che si terranno in Argentina. Ma in campo ci sono la Francia, l’Inghilterra, la Danimarca, non l’Italia.

Simone Ranzato, capitano della nazionale 

Ranzato e compagni seguiranno le partite da casa, perché il volo EZY3132 delle 11.55 — partito ieri da Roma Fiumicino — non l’hanno preso: «Sull’aereo non c’è spazio per tutte le vostre carrozzine», gli hanno comunicato i referenti …

ROMA – «Abbiamo dovuto rinunciare a uno dei tornei più importanti della nostra carriera. Per la squadra è una vera e propria bastonata». La voce afflitta di Simone Ranzato, capitano della nazionale italiana di calcio in carrozzina elettrica, è il termometro dello sdegno provato nei confronti di easyJet. La compagnia di volo britannica, ieri, avrebbe dovuto lasciare il gruppo di atleti paralimpici a Glasgow, in Scozia, dov’è appena cominciato il Warm up World Cup, torneo di preparazione in vista dei Mondiali di ottobre, che si terranno in Argentina. Ma in campo ci sono la Francia, l’Inghilterra, la Danimarca, non l’Italia.

Simone Ranzato, capitano della nazionale 

Ranzato e compagni seguiranno le partite da casa, perché il volo EZY3132 delle 11.55 — partito ieri da Roma Fiumicino — non l’hanno preso: «Sull’aereo non c’è spazio per tutte le vostre carrozzine», gli hanno comunicato i referenti della compagnia qualche ora prima d’imbarcarsi. «Siamo rimasti spiazzati. Abbiamo vissuto una situazione terribile», continua Ranzato. Perché «questo torneo era davvero un test fondamentale. Lo scorso anno ci siamo qualificati ai Mondiali, scrivendo la storia. Ora ci negano la possibilità di giocare l’ultima manifestazione che li precede».

Rodo, segretario generale della federazione: “Faremo causa”

Protestano in coro, il capitano e Fabio Rodo, manager del team e segretario generale della Federazione paralimpica degli sport powerchair: «Faremo causa a easyJet. Quello che stiamo vivendo è assurdo e paradossale, visto che proprio loro ci avevano garantito con largo anticipo, ad aprile, di poter imbarcare tutto il necessario». La delegazione azzurra, composta da cinque atleti e il commissario tecnico Marco Ferrazza, si è sentita presa in giro. «EasyJet ci ha mentito. L’agenzia che ha organizzato il viaggio si era raccomandata con loro più volte, ricevendo sempre tutte le rassicurazioni del caso. In realtà, easyJet non dispone di veicoli adeguati per le nostre esigenze», si lamenta ancora Rodo. L’ultima pec, inviata dalla Federazione alla compagnia prima della partenza, era rimasta senza riscontro. L’accoglienza in aeroporto ha confermato i sospetti: niente da fare per le undici carrozzine (ogni atleta ne ha una tradizionale, da usare per gli spostamenti, e un’altra da gara, che vale intorno ai 15 mila euro).

"Ci hanno fatto smontare alcune carrozzine”

«Alcune ce le hanno fatte anche smontare. Siamo arrivati in aeroporto con quattro ore di anticipo», contesta Rodo. Uno sforzo vano, perché la soluzione proposta da easyJet per il decollo non poteva essere accettata. Dividere la squadra, lasciando a terra un atleta e spedendo alcune delle carrozzine a Edimburgo, avrebbe compromesso l’inizio del torneo. Non solo per il rischio di smarrire in giro per l’Europa il prezioso materiale tecnico («servono sei mesi solo per ordinare una carrozzina da gara»), ma soprattutto perché uno degli atleti si sarebbe ritrovato a fare scalo da solo.

De Sanctis, presidente Cip: “Episodio vergognoso”

«Un episodio vergognoso, che ci riporta indietro di decenni sul fronte dei diritti umani e sociali. Siamo pronti a sostenere la Federazione in ogni sede», tuona Marco Giunio De Sanctis, presidente del Comitato paralimpico italiano. «Pretendiamo il rimborso e una compensazione dei danni subiti. Solo i biglietti del volo sono costati dodicimila euro. A questi, vanno aggiunti gli ottomila spesi per viaggi, spostamenti e pasti», dice Rodo. Perché gli atleti sono venuti da ogni parte d’Italia: chi da Treviso, chi da Brescia, chi da Mantova. Il capitano Ranzato, mentre parla al telefono, è di ritorno nella sua Venezia: «Tutti noi avevamo fatto dei grandi sacrifici per poter scendere in campo oggi».

Il ministro Abodi: “Fatto inaccettabile”

Quello che è accaduto è «inaccettabile» anche per il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi: «Un fatto inconcepibile, per il quale mi aspetto un intervento immediato, con tutte le conseguenze del caso, da parte degli organismi preposti al controllo dei servizi di assistenza aeroportuale e al rispetto degli obblighi delle compagnie aeree nei confronti dei clienti». Aeroporti di Roma, la società che gestisce gli scali di Fiumicino e Ciampino, esprime la sua «vicinanza agli atleti», spiegando che «l’assistenza è stata regolarmente garantita». La Federazione, in ogni caso, vuole andare fino in fondo e vincere, almeno, la partita legale.

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