Favaretto: “Così mi sono liberata della pressione e dell’ombra di Vezzali”
di Mattia ChiusanoMartina Favaretto, cosa c’era in quel pianto?
"Una liberazione. Da molto tempo volevo questo oro, ma rincorrendolo scappava sempre di più. Mi chiedevo se sarebbe mai arrivato, e adesso sono felice. È stato proprio il pianto di chi riesce a raggiungere un sogno".
Com’è quella storia dell’oro mondiale giovanile perduto a causa del Covid?
"A livello di Under 20 sono finita due volte seconda per una stoccata, mi è rimasto sempre sullo stomaco. Poi arrivò un Mondiale al Cairo, e la federazione decise di non partecipare per non esporre i giovani al rischio Covid. Chi era attorno a me mi diceva: “Vedrai che vincerai il mondiale assoluto”. Però l’oro finora non era mai arrivato. Ho vinto anche per quel che mi è mancato da “piccola”".
Ha dominato il torneo, senza blackout.
"Almeno per una volta. Ne ho sempre avuti tanti, alle Olimpiadi, agli Europei un mese fa. Finalmente sono riuscita a essere sicura di me, senza intoppi, mettendo insieme le forze fisiche e mentali".
Pesante sentirsi chi…
Martina Favaretto, cosa c’era in quel pianto?
"Una liberazione. Da molto tempo volevo questo oro, ma rincorrendolo scappava sempre di più. Mi chiedevo se sarebbe mai arrivato, e adesso sono felice. È stato proprio il pianto di chi riesce a raggiungere un sogno".
Com’è quella storia dell’oro mondiale giovanile perduto a causa del Covid?
"A livello di Under 20 sono finita due volte seconda per una stoccata, mi è rimasto sempre sullo stomaco. Poi arrivò un Mondiale al Cairo, e la federazione decise di non partecipare per non esporre i giovani al rischio Covid. Chi era attorno a me mi diceva: “Vedrai che vincerai il mondiale assoluto”. Però l’oro finora non era mai arrivato. Ho vinto anche per quel che mi è mancato da “piccola”".
Ha dominato il torneo, senza blackout.
"Almeno per una volta. Ne ho sempre avuti tanti, alle Olimpiadi, agli Europei un mese fa. Finalmente sono riuscita a essere sicura di me, senza intoppi, mettendo insieme le forze fisiche e mentali".
Pesante sentirsi chiamare la nuova Vezzali sin da ragazzina?
"Un po’ di pressione l’ho sempre sentita, e me ne sono messa tanta. Mi hanno detto che avevo talento e avrei potuto vincere molto, ci sono riuscita in Coppa del mondo, ma alle Olimpiadi o ai Mondiali mai. A un certo punto mi sono chiesta: “Se mi dicono tutti che posso farlo, perché non l’ho ancora fatto?”. Come si dice, mi sono tolta un sassolino dalla scarpa".
Ha fatto qualcosa di speciale dopo il flop agli Europei in Francia?
"Ero mentalmente giù, non mi sentivo al massimo, però giorno dopo giorno ho cercato di lavorare con il mio psicologo dello sport, Bruno De Michelis. Ma anche di stare vicino alle persone che mi vogliono bene, e provare a pensare un pochino meno alla scherma".
Tra le persone più vicine a lei c’è Tommaso Marini, campione del mondo di fioretto, star di Ballando con le stelle e aspirante attore.
"Tommy è il mio migliore amico. Siamo stati tante volte in vacanza a Ibiza, ci piace fare festa quando non ci alleniamo e abbiamo meritato un po’ di riposo. Insomma, ci divertiamo. Durante l’anno sono sempre molto concentrata sulla scherma, forse anche troppo, ho sempre la testa lì e delle volte mi farebbe meglio distrarmi. Quando riesco a staccare mi piace divertirmi, almeno un pochino".
Cosa ha provato quando Arianna Errigo è venuta ad abbracciarla mentre lei piangeva sulla pedana?
"Un’emozione grandissima. Soprattutto vedendo quella foto di noi due insieme. Quando sono entrata in squadra, al primo anno, Arianna era in stanza con me, mi ha accolto a braccia aperte, mi ha dato consigli e incitato".
Come l’ha sostenuta, essendo una sua avversaria?
"Al primo Mondiale assoluto al Cairo ho perso al secondo turno, solito blackout, lei è venuta da me e mi ha detto: “So che adesso ti rode, ma non ti preoccupare perché ti rifarai”. Alle Olimpiadi di Parigi, quando ho perso 15-14 l’assalto per la semifinale, è venuta ad abbracciarmi, abbiamo pianto, poi la sera mi ha scritto: “Ricordati, il bello dello sport è che c’è sempre una seconda occasione”".
Lei veneziana di Noale, nata nel padovano dove studia e si allena, un anno lasciò il suo storico maestro Mauro Numa per andare a Livorno da Marco Vannini.
"È stata una parentesi positiva, ma forse non ero pronta per il cambiamento, per allontanarmi da casa, e quindi mentalmente ho subìto questa novità. Mauro mi segue sin da bambina, mi conosce perfettamente, sa come prendermi, anche come persona. È quasi un secondo padre. Ho deciso di tornare sui miei passi, e di riconoscere che lui e io siamo una grande accoppiata".
Non ha fatto l’offeso neanche un minuto?
"Mi ha accolto a braccia aperte, mi vuole bene".