Martinenghi: “Mi sono ritrovato. Dopo i Giochi ho vissuto un periodo difficile”
dalla nostra inviata Alessandra ReticoPARIGI – «Quando salgo sul blocco torno un ragazzino». Il potere di rigenerarsi di Nicolò Martinenghi, a 27 anni: sembra persino masticare un chewing gum al tocco col miglior tempo (58”67) nelle semifinali dei 100 rana. «No, era acido lattico». Il varesino rientra da un infortunio alla spalla sinistra.
Due anni fa a Parigi vinse l’oro con un tempo più alto.
«Mamma mia. È un crono fuori dalle mie corde, inaspettato. Avevo tanta voglia di liberarmi e togliermi un peso».
Quale?
«La salute, l’età che avanza, gli stimoli. Dopo il titolo ai Giochi sono andato a Verona con Matteo Giunta. Sono uno che cerca sempre una conferma di qualcosa, forse solo di dirsi un’altra volta che il nuoto è quello che amo fare».
PARIGI – «Quando salgo sul blocco torno un ragazzino». Il potere di rigenerarsi di Nicolò Martinenghi, a 27 anni: sembra persino masticare un chewing gum al tocco col miglior tempo (58”67) nelle semifinali dei 100 rana. «No, era acido lattico». Il varesino rientra da un infortunio alla spalla sinistra.
Due anni fa a Parigi vinse l’oro con un tempo più alto.
«Mamma mia. È un crono fuori dalle mie corde, inaspettato. Avevo tanta voglia di liberarmi e togliermi un peso».
Quale?
«La salute, l’età che avanza, gli stimoli. Dopo il titolo ai Giochi sono andato a Verona con Matteo Giunta. Sono uno che cerca sempre una conferma di qualcosa, forse solo di dirsi un’altra volta che il nuoto è quello che amo fare».
Ha dubitato?
«Ogni tanto si perde un po’ la strada, quest’anno con i problemi fisici è stata difficile, mi sentivo fuori luogo, di testa ero stanco, pensavo si fosse spento qualcosa dentro».
E come si è ritrovato?
«Dopo il Settecolli a Roma ho iniziato ad avere delle vibrazioni molto positive. E poi appena sono arrivato qui mi sono dimenticato di tutto».
Ha pensato a Parigi 2024?
«No, io vivo al presente. Anche se già dal finestrino dell’aereo mi ha fatto effetto vedere la Tour Eiffel. Dalla mia stanza in hotel vedo anche l’area della Defense Arena dei Giochi. Non mi ci soffermo: se sto bene in acqua, mi torna il sorriso e la voglia di rituffarmi ogni volta, senza dover dimostrare niente».
Forse serve anche un po’ fermarsi ogni tanto?
«Sì per rifiatare e ascoltarsi, il corpo è la macchina e mi ha dato la botta. Il corpo si aggiusta, la testa si ripara con gare come queste che restituiscono motivazione e un’eterna giovinezza».
Anche Peaty ha avuto fasi in cui si è perso.
«Da giovane pensi che tutti debbano fare lo stesso percorso, invece crescendo capisci che ognuno ha la sua strada. Il dt Cesare Butini mi ha eletto capitano: non pensavo fosse così vicino il momento. Non è solo un fatto di età, ma che ti venga riconosciuto che hai trasmesso qualcosa alla squadra. Ai ragazzi ho detto: non abbiate paura di osare».