Tamberi: “Neanche io so come sto, ma ci provo. Che bello saltare davanti alla mia Camilla”
dal nostro inviato Massimo CalandriBIRMINGHAM – Gianmarco Tamberi potrà contare su due tifose speciali, quando scenderà in pedana all’Alexander Stadium di Birmingham (oggi le qualificazioni, alle 11.30 italiane; la finale venerdì, alle 21): Chiara, Camilla. «Mia moglie, e mia figlia. Che proprio venerdì 14 agosto compirà un anno di vita. Chissà forse è un segno. Sarà la prima volta che mi vedrà saltare per davvero, perché erano venute agli Assoluti di Firenze, ma quella non è mica stata una gara».
Ha visto che sfortuna, Furlani?
«Mi dispiace tanto, e spero davvero non sia nulla di grave. Purtroppo, a certe cose ci ho fatto l’abitudine negli anni: gli infortuni fanno parte del nostro percorso, ce ne saranno altri. Siamo come una Formula Uno, e anche le macchine più perfette a vo…
BIRMINGHAM – Gianmarco Tamberi potrà contare su due tifose speciali, quando scenderà in pedana all’Alexander Stadium di Birmingham (oggi le qualificazioni, alle 11.30 italiane; la finale venerdì, alle 21): Chiara, Camilla. «Mia moglie, e mia figlia. Che proprio venerdì 14 agosto compirà un anno di vita. Chissà forse è un segno. Sarà la prima volta che mi vedrà saltare per davvero, perché erano venute agli Assoluti di Firenze, ma quella non è mica stata una gara».
Ha visto che sfortuna, Furlani?
«Mi dispiace tanto, e spero davvero non sia nulla di grave. Purtroppo, a certe cose ci ho fatto l’abitudine negli anni: gli infortuni fanno parte del nostro percorso, ce ne saranno altri. Siamo come una Formula Uno, e anche le macchine più perfette a volte si rompono. Però con costanze e pazienza, tornano in pista. E vanno più forte di prima».
Come sta, ‘Gimbo’?
«Vorrei saperlo anche io. Sono molto contento questo sì. Felice di poter ambire a fare di nuovo qualcosa di importante. Vengo da un periodo molto complicato, lo sanno tutti».
È cominciato tutto a Parigi, Giochi Olimpici, 2 anni fa: le coliche renali, “la gara più difficile della mia carriera”.
«Alla fine di quella stagione ho deciso di provare a sistemare il problema al ginocchio, che per anni avevo messo da parte e silenziato, proprio per arrivare a Parigi nelle migliori condizioni possibili. Indubbiamente quella scelta l'anno scorso ha lasciato degli strascichi importanti: perché mi ha permesso di arrivare qui e di provarci ancora, ma lo scorso anno sono arrivati dei brutti risultati. Avere saltato tanto l'anno scorso, con una condizione fisica che non era idonea, mi ha fatto perdere un po' di sicurezza in me stesso, nel processo tecnico».
E adesso?
«Mi presento a questo campionato europeo con una misura imbarazzante, è vero, ma anche con la consapevolezza di una condizione fisica molto, molto buona. Nelle ultime settimane, e dopo Firenze, ho anche capito che un po' devo lasciarmi andare: togliermi di dosso le tante paure che avevo l’anno scorso. Devo tornare a credere nel mio corpo e nella mia capacità di fare cose importanti nelle manifestazioni importanti, cosa che mi ha sempre contraddistinto. Sono qui per provare a difendere il mio titolo: so che sarà difficile, soprattutto venendo da un periodo così, ma non ho paura di dirlo. È il mio obiettivo».
Il presidente della Federazione, Stefano Mei, dice che se si fanno i Mondiali in Italia nel 2029 lei sarà ancora presente, e protagonista. Forse anche se ce li aggiudichiamo nel 2031.
«Eh, no: ho 34 anni, nel 2031 scordatevi che sia presente! (ride)».
Ha tanti eredi, a partire da Sioli.
«E’ bello vedere ragazzi come Matteo, che prendono il tuo testimone. Ma è tutto il gruppo degli azzurri a Birmingham, che mi inorgoglisce: vedo unione, umiltà, la voglia di fare e non accontentarsi mai. Come me, che ho ancora una fame enorme, mi alleno con la stessa identica intensità e dedizione di quando ho cominciato. L’oro del 2021 mi ha stravolto la vita (così come la nascita di Camilla) ma non mi ha appagato: probabilmente mi impegno ancora di più rispetto ad allora. Il mio percorso tecnico evolve, ed è una cosa che mi stimola tantissimo».
Tante pressioni, responsabilità.
«Nessuna paura: mi carico tutto sulle spalle, ed è come legarmi dei palloncini pieni d’aria. Mi aiutano a saltare ancora più in alto».