BIRMINGHAM –Così fa male, Marcell. In una finale dei 100 metri che altrimenti avrebbe vinto in tutta tranquillità — gli sarebbe bastato il tempo della semifinale, in cui aveva chiuso rallentando sul traguardo –, l’azzurro si ferma dopo 50 metri, tradito da un problema muscolare all’adduttore sinistro. «Mi sentivo veramente bene, poi sui blocchi — nel corso del riscaldamento — ho sentito un fastidio fortissimo».
Jacobs: “Ero pronto a rompermi tutto pur di vincere”
Tutti avevano notato quella strana smorfia. «A quel punto ho chiuso gli occhi, e mi sono preparato: ero pronto a rompermi tutto, pur di vincere». È successo. «Non sapevo se sarei arrivato fino in fondo, però ho comunque deciso di dare tutto quello che avevo». Il britanni…
BIRMINGHAM –Così fa male, Marcell. In una finale dei 100 metri che altrimenti avrebbe vinto in tutta tranquillità — gli sarebbe bastato il tempo della semifinale, in cui aveva chiuso rallentando sul traguardo –, l’azzurro si ferma dopo 50 metri, tradito da un problema muscolare all’adduttore sinistro. «Mi sentivo veramente bene, poi sui blocchi — nel corso del riscaldamento — ho sentito un fastidio fortissimo».
Jacobs: “Ero pronto a rompermi tutto pur di vincere”
Tutti avevano notato quella strana smorfia. «A quel punto ho chiuso gli occhi, e mi sono preparato: ero pronto a rompermi tutto, pur di vincere». È successo. «Non sapevo se sarei arrivato fino in fondo, però ho comunque deciso di dare tutto quello che avevo». Il britannico Glave ha vinto in 10”09, che beffa: Jacobs era stato più veloce di un centesimo nel turno precedente. «Dispiace tantissimo, ma che ci posso fare? È un’altra lezione che ricevo, nel corso della mia carriera sportiva. Ero favorito, avevo il crono migliore, era una serata perfetta. Certe cose però non si possono controllare».
Jacobs: “Non sono uno che molla e si dispera”
Stava per scrivere l’ennesima pagina di storia sportiva: il terzo successo consecutivo agli Europei, un’impresa che in passato era riuscita solo a due leggende come Borzov e Christie. Invece. «Non sono uno che molla e si dispera: ricomincerò a lavorare duro. Domattina faremo degli accertamenti, per capire l’entità dell’infortunio». L’Italia perde, salvo miracoli, la stella della 4x100. «Sono comunque contento di questa stagione, e del mio ritorno a certi livelli».
Battocletti regina dei 5000
Che peccato. Tutto era pronto per una notte di Birmingham ancora più azzurra di quella di ieri. Ci consoliamo con un’altra doppietta, e questa volta tutta femminile: l’oro di Battocletti e il bronzo di Majori nei cinquemila, successi che comunque ci proiettano in testa al medagliere. Dopo una lenta corsa di gruppo, Nadia a 250 metri dalla fine ha accelerato. Clic. Leggera e impossibile, si è come librata in volo. «Come un corvo all’inizio, ma poi come un’aquila».
Il bronzo di Majori
Al traguardo col sorriso sereno di chi sa che non poteva andare in altro modo. Le avversarie lontanissime. Alle sue spalle, dopo la spagnola Garcia, Micol Majori si è presa un meritatissimo bronzo. Come lunedì Fabbri, Nadia ha indossato una corona: «Me l’ha messa in testa la mamma», ha sorriso. «Tre», ha fatto segno con le dita, perché questo è il terzo titolo europeo, dopo la doppietta romana di due anni fa. Il prossimo appuntamento, col poker d’oro, è venerdì sera con la finale dei 10.000. «Un bacio alla famiglia, al mio fidanzato Gianluca, allo staff. E la mente è già alla prossima gara».
Battocletti: “Che fatica in questo 2026”
Per la ragazza della Val di Non, argento olimpico nei 10.000 a Parigi, campionessa mondiale dei 3000 indoor quest’anno, sembra non ci siano più limiti. Eppure, non è stato un 2026 facile. Musulmana, tra febbraio e marzo aveva osservato il mese di digiuno diurno. «Che fatica. Avevo anche pensato di mollare». Ma pochi giorni dopo la fine del Ramadan, si era presa l’oro iridato a Torun. Due mesi fa, le lacrime per il flop del Golden Gala, conseguenza di una forma influenzale e del crollo della ferritina nel sangue. Priva di forze, non riusciva più ad allenarsi.
La dieta a base di struzzo per la rinascita
E allora si è fermata: per capire cosa le stava accadendo, per «mettere insieme tutti i pezzi del puzzle». Un mese senza scarpe chiodate. Cinque settimane ai 1.550 metri del Rifugio Campolongo, sopra Asiago. Una dieta a base di carne di struzzo. Il padre Giuliano, sempre accanto a lei. «È stato molto bravo a gestire la situazione: mi sono sentita accolta e protetta». Decisivo anche ieri: «Subito non trovavo vie di fuga, ma papà mi aveva detto: “Vai come un corvo all’inizio. E poi, come un’aquila”».