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Battocletti: “Mangio carne di struzzo. La mia dieta d’oro”

Nadia Battocletti 

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Intervista alla regina dei 5mila, che domani ci riprova sui 10mila. La famiglia, la religione, l’alimentazione e la tesi di laurea da finire
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BIRMINGHAM – Alla vigilia degli Europei se ne stava come in disparte. Lasciava parlare gli altri. Composta, quasi timida. Quattro giorni dopo, Nadia Battocletti è la stella polare dei 130 atleti italiani agli Europei. Ha vinto l’oro dei 5.000 con leggerezza e prepotenza, domani sarà l’attesissima protagonista della finale dei 10.000.

L’esempio, la trascinatrice di tutto il movimento. Ma con riserbo, sobrietà.

«È il mio carattere. Sono sempre stata molto discreta. A volte quasi in imbarazzo, quando l’attenzione si concentra su di me. Una ragazza semplice. Vengo da un paese di montagna della Val di Non, non siamo grandi chiacchieroni. I successi sono sempre il motore per altri buoni risultati: ma siamo tutti noi azzurri, che ci spingiamo a vicenda».

Solo due mesi fa, le lacrime per il flop del Golden Gala, il crollo della ferritina nel sangue. Priva di forze, non riusciva più ad allenarsi. È rinata grazie alla carne di struzzo.

BIRMINGHAM – Alla vigilia degli Europei se ne stava come in disparte. Lasciava parlare gli altri. Composta, quasi timida. Quattro giorni dopo, Nadia Battocletti è la stella polare dei 130 atleti italiani agli Europei. Ha vinto l’oro dei 5.000 con leggerezza e prepotenza, domani sarà l’attesissima protagonista della finale dei 10.000.

L’esempio, la trascinatrice di tutto il movimento. Ma con riserbo, sobrietà.

«È il mio carattere. Sono sempre stata molto discreta. A volte quasi in imbarazzo, quando l’attenzione si concentra su di me. Una ragazza semplice. Vengo da un paese di montagna della Val di Non, non siamo grandi chiacchieroni. I successi sono sempre il motore per altri buoni risultati: ma siamo tutti noi azzurri, che ci spingiamo a vicenda».

Solo due mesi fa, le lacrime per il flop del Golden Gala, il crollo della ferritina nel sangue. Priva di forze, non riusciva più ad allenarsi. È rinata grazie alla carne di struzzo.

«Mi sono fermata per capire cosa stava accadendo, ho messo insieme i pezzi del puzzle. Un mese senza scarpe chiodate, e 5 settimane al Rifugio Campolongo, sopra Asiago. Dieta a base di carne di struzzo. Ma poi, sono una che mangia di tutto, e tanto: dolce, salato. Per fortuna, brucio».

Una predestinata. Suo padre Giuliano, che è anche il suo allenatore, faceva cross. Mamma Jawhara, di origine marocchina, correva gli 800.

«Papà è papà: non devo aggiungere altro. L’altra sera l’aveva capito, prima del via: “Corri come un corvo all’inizio, ma poi come un’aquila”. Conosce tutti gli uccelli, e le piante: gli piace stare all’aria aperta. Ha incontrato mia madre in Marocco, a un raduno delle federazioni. Amore a prima vista. Si è convertito alla fede islamica per poterla sposare».

Nadia, anche lei è musulmana. In primavera, il suo digiuno per il Ramadan ha fatto discutere. Qualche giorno dopo però ha vinto il mondiale sui 3.000 indoor.

«La religione è stata comunque una mia scelta. E se credi, devi osservare i precetti. Mi sento fortunata ad avere due genitori che vengono da culture molto diverse: ho imparato tanto da entrambi, grazie a loro sono sicuramente una persona migliore».

È a un passo dalla laurea in Ingegneria e Architettura, deve discutere la tesi: titolo?

«“Progettazione di una scuola dell’infanzia 0-6 anni secondo i principi di salutogenesi e architettura in legno”. Grazie a mio padre, sono riuscita a coniugare allenamenti, gare e studio. Ma non è stato facile, fin da giovanissima: c’erano giornate in cui magari andavo a correre alle sei e mezza del mattino, perché alle otto e mezza dovevo essere sui libri o in Università, e poi alla sera tornava a correre. Sono stati anni molto complessi. Il livello si è alzato tanto, ho dovuto prendere delle pause dai libri».

Ma se ha dato esami anche durante i Giochi Olimpici!

«A Tokyo ho preso un 28 in Disegno Automatico due giorni prima della mia batteria. A Parigi, un 30 in Materiali Innovativi 10 giorni dopo la gara».

Domani parte ancora una volta strafavorita. Non le piacerebbe, una volta, essere un outsider?

«Sarebbe tutto più semplice. E uno stimolo, al tempo stesso».

L’altra sera a Casa Italia ha rivisto la corsa su un maxi-schermo, mano nella mano con Micol Majori, bronzo.

«Eravamo stanche: la gara, tutte quelle interviste. Ci siamo ritagliate un momento per noi. Poi, a cena con i miei genitori e Gianluca, il fidanzato. Ma subito a letto, ché era già tardi. Ora recupero, allenamenti, relax, mangiare bene, riposare. E poche parole, per favore».

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