PARIGI – L’italianissima Sara Curtis. Prima atleta black in assoluto, uomini compresi, a firmare un record del mondo individuale in vasca lunga. Anzi due in 24 ore, semifinale e finale dei 50 dorso. A star is born: a Savigliano, provincia di Cuneo, vent’anni fa (il 19 agosto). Da mamma Helen arrivata a Torino all’età che ha adesso sua figlia partendo dalla Nigeria e da un passato nell’atletica, soprattutto nella fame. Al mercato di Porta Palazzo incontra Vincenzo, autotrasportatore ed ex ciclista, figlio di migranti da Frosinone alla Fiat. «Colpo di fulmine come nei film». I due si sposano, vanno ad abitare a Genola, nasce Andrea, 23 anni, elettricista. E Sara. Helen quando stacca dai turni alla Balocco («non le piacciono i dolci»), porta la sua bimba di due anni in piscina. Vuole che impari a nuotare, per sicurezza. «Ho iniziato a Fossano, a sei ero già agonista. L’acqua mi è piaciuta subito tantissimo, il freddo meno. Ricordo i meeting all’aperto a Borgaro, pioveva sempre e io ero …
PARIGI – L’italianissima Sara Curtis. Prima atleta black in assoluto, uomini compresi, a firmare un record del mondo individuale in vasca lunga. Anzi due in 24 ore, semifinale e finale dei 50 dorso. A star is born: a Savigliano, provincia di Cuneo, vent’anni fa (il 19 agosto). Da mamma Helen arrivata a Torino all’età che ha adesso sua figlia partendo dalla Nigeria e da un passato nell’atletica, soprattutto nella fame. Al mercato di Porta Palazzo incontra Vincenzo, autotrasportatore ed ex ciclista, figlio di migranti da Frosinone alla Fiat. «Colpo di fulmine come nei film». I due si sposano, vanno ad abitare a Genola, nasce Andrea, 23 anni, elettricista. E Sara. Helen quando stacca dai turni alla Balocco («non le piacciono i dolci»), porta la sua bimba di due anni in piscina. Vuole che impari a nuotare, per sicurezza. «Ho iniziato a Fossano, a sei ero già agonista. L’acqua mi è piaciuta subito tantissimo, il freddo meno. Ricordo i meeting all’aperto a Borgaro, pioveva sempre e io ero magrolina, mi appoggiavo sul bordo e piangevo per il gelo, non lo sopportavo».
Il quaderno di appunti
Sara scriverà un libro, un giorno. Prende già appunti e scrive poesie sui suoi diari, collage di parole, foto, materiali anche di scarto. Junk journaling lo chiamano i ragazzi della GenZ come lei. Definisce bene il disordine creativo e lo stratificarsi di linguaggi dei nostri tempi ma anche del mondo in cui nasce questo prodigio di ragazza che parla al futuro, suo e nostro, del nuoto e del Paese. Ci diceva, qualche tempo fa: «Io neanche mi ero accorta di essere diversa dagli altri in piscina fino a quando a 15 anni non me lo hanno fatto notare. Non ho subìto veri episodi di razzismo a parte le battutine dei bimbi, credo ascoltate dai genitori. Risposi in malo modo a uno, non me ne pento. Mai stata in Nigeria, lo farò. Ma ho parenti in tutto il mondo. Da piccola ho patito i capelli ricci, li ho stirati fino a bruciarli per averli lisci, e ho sempre odiato il nero dei miei occhi, li avrei voluti azzurri o verdi come le mie compagne di classe che erano pure bionde». Ai (pochi) haters razzisti sui social, risponde che «mi motivano ancora di più. I miei compagni dicono che sono energia pura? Mia madre è molto più simpatica di me. Sono cresciuta con una cultura mista e una sensibilità in più grazie a lei, le sarò sempre grata per la persona che è e per la persona che mi ha fatto diventare. C’è un pregiudizio forte contro gli atleti neri o afrodiscendenti basato su studi assurdi. Io vorrei spronare le famiglie con figli di seconda generazione a nuotare, per me dovrebbe essere un obbligo per tutti, fa bene e salva la vita».
La storia di Sara Curtis
Maturità all’Istituto tecnico economico turistico, in Italia il suo allenatore è Thomas Maggiora. Scuola al mattino, allenamento al pomeriggio 6 giorni su 7 tra palestra e vasca. Per quella da 25 metri a Savigliano, per i 50 a Cuneo, mezz’ora di treno due volte alla settimana. Legge gialli, biografie, testi motivazionali. Ama la ginnasta americana Simone Biles «anche per la sua attenzione alla salute mentale degli atleti». Si ispira alla svedese Sarah Sjöström, 32 anni, che è a Parigi un anno dopo la maternità e punta alla 100ª medaglia internazionale (è a 99). «Se hai un sogno, puoi farcela». Quello di Sara è potente, porta lontano: un primato dopo l’altro abbattuto tra 2024, anno del suo esordio olimpico, e questo favoloso 2026. Cancella i tempi di Federica Pellegrini nei 50 e 100 stile, l’estate scorsa è la prima italiana finalista Mondiale nei 100 stile a Singapore. Si trasferisce subito dopo all’Università della Virginia con borsa di studio completa, corso di psicologia, allenamenti con Todd DeSorbo, coach di medagliate olimpiche e mondiali come le sorelle Walsh e Kate Douglass. «Sono uscita dalla mia bolla in cerca di stimoli, in America vivo molto il senso di appartenenza alla squadra, in allenamento c’è molta attenzione ai dettagli, ho aumentato la forza e il mio corpo è cambiato». Eccome: torna in Italia e a giugno a Roma nuota il record europeo nei 50 dorso. Va in vacanza a Tenerife col fidanzato Andrea Pusceddu, nuotatore poliziotto, lei è nell’Esercito. Si prepara in Germania con la collega tedesca Nina Jazy per gli Europei: bronzo nei 100 stile (mai nessuna prima di lei) e poi i due record nella vasca a testa in su: quarta italiana a scrivere il proprio nome su un crono mondiale. «Il sogno più grande della mia vita. Orgogliosa di aver scritto una pagina storica». Ce ne saranno molte altre, nel libro di Sara.