BIRMINGHAM - I genitori raccontano che la bambina non sopportava le regole: così, dopo tanti tentativi con diversi sport, hanno deciso di lasciarla correre. Libera. E lei si è messa a marciare. Sofia Fiorini. Ventidue anni («Non ancora, prego. Li compirò mercoledì»), toscana di Bibbiano, provincia d’Arezzo. Vive a Milano non lontano dai Navigli, terzo anno alla Bocconi. Tifa Inter, ha una passione per Barella e la F1, ama viaggiare da sola e a breve se ne andrà in vacanza in Giappone. Un metro e 61 di altezza, 49 chili. Un passerotto gentile, timido. Che nasconde un cuore da tigre. Sentirete a lungo parlare di lei. Ha vinto l’oro agli Europei di maratona stabilendo il nuovo prima del mondo sulla distanza. «È un po’ brutto da dire, ma nei primi 30 chilometri è stata come una “passeggiata”. Un allenamento al Parco Nord. Poi ho dato un po’ di gas, però nel finale ho controllato: per godermi meglio le sensazioni. Era la prima volta che facevo qualcosa di grande».
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BIRMINGHAM - I genitori raccontano che la bambina non sopportava le regole: così, dopo tanti tentativi con diversi sport, hanno deciso di lasciarla correre. Libera. E lei si è messa a marciare. Sofia Fiorini. Ventidue anni («Non ancora, prego. Li compirò mercoledì»), toscana di Bibbiano, provincia d’Arezzo. Vive a Milano non lontano dai Navigli, terzo anno alla Bocconi. Tifa Inter, ha una passione per Barella e la F1, ama viaggiare da sola e a breve se ne andrà in vacanza in Giappone. Un metro e 61 di altezza, 49 chili. Un passerotto gentile, timido. Che nasconde un cuore da tigre. Sentirete a lungo parlare di lei. Ha vinto l’oro agli Europei di maratona stabilendo il nuovo prima del mondo sulla distanza. «È un po’ brutto da dire, ma nei primi 30 chilometri è stata come una “passeggiata”. Un allenamento al Parco Nord. Poi ho dato un po’ di gas, però nel finale ho controllato: per godermi meglio le sensazioni. Era la prima volta che facevo qualcosa di grande».
La migliore delle sue avversarie di Birmingham ha chiuso a quasi 5 minuti. Le altre, le ha doppiate tutte.
«I tecnici mi avevano detto di stare tranquilla, ho obbedito anche se non vedevo l’ora di accelerare un po’. Sapevo di valere il record, ma mi ripetevano che l’obiettivo era la posizione finale, non il responso cronometrico. Quando finalmente mi hanno dato il via libera, ho cominciato a divertirmi. Il percorso era duro, sono rimasta stupita anche io dalla mia energia».
Mamma e papà hanno detto che aveva cominciato a preparare questo appuntamento esattamente da un anno.
«Diciamo che dopo il quarto posto agli Europei U23, nel luglio 2025, mi sono detta che – forse – potevo fare qualcosa di buono anche io. Da qualche mese avevo fatto un cambio tecnico, ho cominciato ad allenarmi con gli atleti maschi – vanno più forte di me, ed è uno stimolo -, mi sono fatta seguire da un fisioterapista bravissimo. Le cose si sono allineate, e ho affrontato tutto con più serenità».
Non le fa paura il modo in cui ha stracciato le altre atlete?
«Siamo in un ambito europeo, a livello mondiale credo sia diverso. E poi, la maratona della marcia è una specialità relativamente poco battuta. Forse è l’ultima volta, che la corro. Tra due anni, ai Giochi di Los Angeles, ci sarà solo la mezza maratona e mi preparerò per quella. Con tutti questi cambiamenti cui ci costringono, noi marciatori viviamo un po’ alla giornata, concentrandosi sugli appuntamenti a breve termine. Ma questa è stata comunque una tappa di passaggio importante».
Papà e mamma era in due punti diversi del percorso, a incitarla. La seguono in quasi tutte le trasferte.
«Da bambina dovevano accompagnarmi fino a Livorno, per gli allenamenti, così spesso facevamo da soli nelle strade di casa sull’Appennino: papà mi seguiva di corsa e la mamma in bici, poi lui si arrendeva dopo 15 chilometri e tornava con la bici di lei, che se la faceva a piedi. Due angeli».
Adesso vive e studia a Milano.
«Nella zona dei Navigli, ma tra poco mi trasferirò a Isola: è più vicino al “Pino Dordoni” di Sesto, il mio campo da allenamento. Altrimenti, tra andata e ritorno, ogni giorno sono 3-4 ore di auto: guido, e ascolto dei podcast di economia in inglese. Studio alla Bocconi, economia e finanza: terzo anno, in pari con gli esami. Ho solo saltato la sessione che era in programma tra due settimane, la recupero ad ottobre».
Ora un po’ di vacanze coi genitori, nella casa di Cervia. E poi, un bel viaggio organizzato: ma da sola.
«In Giappone. Riprenderò ad allenarmi ad ottobre, il prossimo obiettivo importante sono i mondiale del 2027. Ma il pensiero va soprattutto alle Olimpiadi, tra due anni».
Amori?
«L’Inter. Sul braccio ho un tatuaggio che riproduce il Dna con la frase: “Amala”. Il mio giocatore preferito è Barella, perché ci mette una grande passione e in qualche modo mi rispecchio in lui. Niente cinema o serie: alla tv mi guardo i nerazzurri, il calcio in generale. Mi piace molto la F1, e tutto lo sport».
Durante la sua maratona, Massimo Stano a un certo punto si è messo a ballare la break dance: per divertire il pubblico, ha detto, ma soprattutto per rompere la monotonia di una corsa così lunga. E lei cosa ha fatto per distrarsi un po’, in quelle 3 ore e un quarto?
«Io penso sempre e solo alla gara, non importa quanto sia lunga. Resto concentrata, è una mia dote: mi focalizzo sul gesto, sul percorso, sulla gara. Entro in una sorta di meditazione. Un flow speciale. In allenamento è diverso: coi ragazzi, si parla spesso. Ma mi piace anche marciare da solo: restare con me stessa. Marciare, meditare. E mi sento libera».