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Corsa, salti e magie. Il Dream team dell’atletica nato durante il Covid

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Dieci anni fa l’Italia chiuse l’Olimpiade senza medaglie, ora ha conquistato l’Europa “Piattaforme per allenarsi, studio e centri di eccellenza”
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Da Rio a Birmingham, da un’Olimpiade a zero titoli a un Europeo da prima potenza del continente sono trascorsi esattamente 10 anni con in mezzo una pandemia. La corsa azzurra è diventata inarrestabile, i salti lunghissimi, i lanci hanno bucato il cielo dell’Alexander Stadium. La 4x400 maschile è stata il riassunto, l’apice, «il nostro Wimbledon e la nostra Wembley insieme» spiega il direttore tecnico Antonio La Torre. Grazie a quell’ultimo oro il medagliere ha detto Italia e non Gran Bretagna, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Ma dove è iniziata l’onda che ha spinto Benati a quello sprint? Quando si è avviato quel movimento di uomini, donne, mezzi, intelligenze e risorse che hanno trovato un senso in quei tre centesimi, nelle 22 medaglie, nella più incredibile nazionale che l’atletica italiana — che pure ha avuto Berruti, Simeoni, Mennea — abbia mai potuto schierare?

La svolta nel 2020

«Credo che il momento decisivo sia stato paradossalmente il 2020, l’anno disgraziat…

Da Rio a Birmingham, da un’Olimpiade a zero titoli a un Europeo da prima potenza del continente sono trascorsi esattamente 10 anni con in mezzo una pandemia. La corsa azzurra è diventata inarrestabile, i salti lunghissimi, i lanci hanno bucato il cielo dell’Alexander Stadium. La 4x400 maschile è stata il riassunto, l’apice, «il nostro Wimbledon e la nostra Wembley insieme» spiega il direttore tecnico Antonio La Torre. Grazie a quell’ultimo oro il medagliere ha detto Italia e non Gran Bretagna, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Ma dove è iniziata l’onda che ha spinto Benati a quello sprint? Quando si è avviato quel movimento di uomini, donne, mezzi, intelligenze e risorse che hanno trovato un senso in quei tre centesimi, nelle 22 medaglie, nella più incredibile nazionale che l’atletica italiana — che pure ha avuto Berruti, Simeoni, Mennea — abbia mai potuto schierare?

La svolta nel 2020

«Credo che il momento decisivo sia stato paradossalmente il 2020, l’anno disgraziato del Covid» racconta La Torre, scelto da Alfio Giomi nel 2018, «allora abbiamo inventato una piattaforma, Atletica Viva, che ha permesso alla comunità dei tecnici e degli atleti di restare unita. Siamo riusciti a mantenere la barra dritta, abbiamo coltivato lo stesso una generazione organizzando gare in ossequio a tutte le norme sanitarie, e così siamo arrivati ai Giochi di Tokyo, dove è avvenuta la prima deflagrazione, con quei 5 ori che nessuno poteva immaginare. Nel periodo 2016-2020 l’atletica italiana aveva due nomi, Tortu e Tamberi. Ora invece rischio di dimenticarne qualcuno, sono talmente tanti. Se Marcell Jacobs e Mattia Furlani non si fossero infortunati saremmo qui a parlare di 12 medaglie d’oro. E loro torneranno».

L’Italia migliore di sempre

L’Italia più veloce, quella che salta più in alto (o più in lungo), che ha la forza di lanciare pesi, martelli, ha messo da parte i vecchi schemi. Il nuovo si chiama decentramento, l’atletica fatta dove e come si può, con i propri tecnici e all’interno dei gruppi sportivi, non più quella dei lunghi raduni a Formia, a Tirrenia. E c’è una società cambiata radicalmente nell’ultimo decennio: gli italiani di seconda generazione, i figli di un mondo nuovo che l’atletica sa intercettare. In più è cambiata la mentalità. Gli azzurri non ragionano più per blocchi, ma come squadra. A Birmingham i tavoli a pranzo erano misti, non più lanciatori da una parte, saltatori dall’altra, ma tutti insieme, a fare gruppo, a fare cultura sportiva, a scambiarsi informazioni, sensazioni, meraviglia. Dopo il suo infortunio, Jacobs ha tenuto a parlare ai suoi compagni di nazionale, a spingerli. Lì l’Europeo poteva prendere una china sfavorevole, quel discorso ha toccato delle corde che poi hanno vibrato fino all’apoteosi della 4x400, la fotografia della profondità di un movimento. Il nostro vola, travolge, studia e si aggiorna. Si è inventato centri di eccellenza — Castelporziano per i salti ad esempio — nonostante l’inconsistenza dello sport di base a livello scolastico e la carenza di strutture: l’impianto indoor nato a Taranto per i Giochi del Mediterraneo è appena il secondo in Italia dopo il PalaCasali di Ancona. La Torre guarda ai Giochi di Los Angeles 2028 ma soprattutto a Brisbane 2032, a quando la generazione dei due fratelli Inzoli, Doualla, Fiorini, Valensin sarà al massimo della sua portata. E quanto è facile programmare e sognare, quando si sta seduti su una montagna di ori, di argenti e di bronzi.

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