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Battocletti: “Il risotto del mio ragazzo è stato il premio per gli ori europei”

Nadia Battocletti festeggia la vittoria nei 10.000 agli Europei di Birmingham 

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La campionessa ci apre il suo album fotografico, tra scatti con il compagno, allenamenti con il papà e selfie con la mamma: “Con papà mi sfogo, mi tranquillizza. Sapeva che potevo battere le etiopi, aspettava che lo capissi. Avevo preparato il finale sprint: quando corro ho tre marce per cambiare ritmo. La fede è la spinta”
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Tutto il mondo di Nadia Battocletti nelle sue foto private. I selfie abbracciata alla madre Jawhara, al fidanzato Gianluca, uno scatto col padre allenatore Giuliano, vestito da ciclista con una sgargiante maglietta tecnica rossa. "Perché lui mi segue in bici durante gli allenamenti, io corro, lui pedala. È vero che abbiamo cronometri, frequenzimetri, dai vari dispositivi analizziamo i miei valori insieme agli altri componenti dello staff. Però facciamo anche corse lente, come quel giorno, sull’Altopiano di Asiago. Ecco, quello sullo sfondo è il famoso rifugio Campolongo, a Rotzo in provincia di Vicenza, dove svolgo i miei ritiri estivi".

Un selfie di Nadia Battocletti col padre allenatore Giuliano

 

C’è una donna che ha insegnato allo sport italiano che l’Africa non si può solo raggiungere nel mezzofondo, ma anche battere. Conquistando un argento nei 10.000 alle Olimpiadi di Parigi e ai Mond…

Tutto il mondo di Nadia Battocletti nelle sue foto private. I selfie abbracciata alla madre Jawhara, al fidanzato Gianluca, uno scatto col padre allenatore Giuliano, vestito da ciclista con una sgargiante maglietta tecnica rossa. "Perché lui mi segue in bici durante gli allenamenti, io corro, lui pedala. È vero che abbiamo cronometri, frequenzimetri, dai vari dispositivi analizziamo i miei valori insieme agli altri componenti dello staff. Però facciamo anche corse lente, come quel giorno, sull’Altopiano di Asiago. Ecco, quello sullo sfondo è il famoso rifugio Campolongo, a Rotzo in provincia di Vicenza, dove svolgo i miei ritiri estivi".

Un selfie di Nadia Battocletti col padre allenatore Giuliano

 

C’è una donna che ha insegnato allo sport italiano che l’Africa non si può solo raggiungere nel mezzofondo, ma anche battere. Conquistando un argento nei 10.000 alle Olimpiadi di Parigi e ai Mondiali di Tokyo, oppure vincendo domenica scorsa in Diamond League una gara con nove etiopi in pista. Pochi giorni dopo aver fatto la seconda doppietta europea a Birmingham. Tutto questo proponendosi con grazia, delicatezza, educazione, i tratti distintivi di Nadia Battocletti che ci apre qualche pagina del diario fotografico di una campionessa che non abbiamo mai avuto.

Se parla di rifugio Campolongo, viene in mente la carne di struzzo di cui parlò agli Europei di Birmingham, una dieta per recuperare i valori della ferritina.

"Il martedì scendevo dal mio preparatore Armando Defant, recuperavo la carne dalle mie parti poi la portavo a loro che me la cucinavano".

Che sapore ha?

"Tra il manzo e il cervo. Non ha sapori particolari, anzi, quando mi hanno preparato il ragù sapeva proprio di manzo".

Agli Europei lei e Larissa Iapichino, entrambe allenate dai padri, avete trionfato: usa anche lei papà “come un punching ball”, come raccontò Gianni Iapichino?

"Il nostro rapporto è molto tranquillo, è normale che nella carriera di un’atleta ci siano alti e bassi, è ovvio che io mi sfoghi con mio papà, però lui riesce sempre a tranquillizzarmi. Quando entro in gara e lo vedo sereno sono tranquilla anch’io. Lo so quanto è bravo, se sente agitazione o ansia non me le fa mai vedere".

Avete studiato a tavolino questo tipo di attacco che sta diventando un suo brand, a 200-250 metri dall’arrivo?

"Non facciamo sessioni di velocità in allenamento. È qualcosa che fa parte di me, sin da bambina mi riuscivano questi finali, anche la mia prima medaglia internazionale l’ho vinta recuperando nell’ultimo giro. Se questi attacchi sono diventati così prorompenti è perché la mia cilindrata è aumentata, e ho lavorato tanto per arrivare più fresca possibile agli ultimi tre giri. Diciamo che quando corro ci sono sempre due, tre marce a disposizione per cambiare".

Nadia Battocletti nei 5000 di Diamond League a Chorzow (agf)

Domenica in Diamond League ci si aspettava un attacco delle africane, invece…

"Ero pronta a fare una gara sul ritmo, veloce, quasi da record italiano, loro questo volevano. Sono tante, hanno lo stesso manager, si allenano insieme, ma credo che dopo avermi visto in gara e in allenamento abbiano deciso un altro tipo di tattica".

Quando ha capito di poter battere l’Africa?

"Io sognavo ad occhi aperti, ma mio papà e il team sapevano. Aspettavano solo l’occasione per farmi capire che tutto quel mondo mi appartiene".

Nadia Battocletti con la madre Jawhara

 

C’è una foto in cui lei e sua madre siete abbracciate, sorridenti, e indossate occhiali da sole.

"È scattata a casa di Gianluca, il mio fidanzato, a Gallio. La domenica, quando ero in ritiro, mamma saliva a salutarmi e stare un po’ con me, i genitori di Gianluca ci invitavano sempre a casa loro, facevamo una grigliata di carne o di pesce, in terrazza o in giardino".

Il suo fidanzato è uno sciatore?

"Lo è stato, faceva slalom e gigante. Adesso lavora come revisore contabile in una società di Bolzano, ma nel weekend fa il maestro di sci alla Paganella. Un tempo sciavo anch’io, al passo Mendola, ma da grande ho lasciato stare".

Nadia Battocletti col fidanzato Gianluca

 

E sua madre le ha cucinato per premio il risotto allo zafferano che le piace tanto?

"Non ancora, quando la stagione rallenterà organizzeremo qualcosa. Per ora Gianluca mi ha preparato un risotto al gorgonzola, e io sono andata nella mia Cavareno a concedermi un gelato con nocciola, pistacchio e stracciatella".

Quando tornerà a Taourirt dalla famiglia di sua madre in Marocco? Lei, figlia unica, disse che le sembrava di stare al parco giochi insieme a tutti i cugini.

"Magari potessi, non è possibile in questo momento, l’ultima volta ci sono stata per il matrimonio di mia cugina due anni fa. Posso riposare solo due settimane, e sento il bisogno di andare al mare. Ma mia madre va a trovare sempre la sua famiglia".

In questi giorni si celebra la nascita del profeta Maometto, lei musulmana osservante sta festeggiando questa ricorrenza?

"Non particolarmente, ma penso che la fede sia una spinta per chiunque sia credente, non solo per me".

Lei è un’atleta impegnata nel gruppo della polizia penitenziaria, poi nel campo della solidarietà ha scelto il World Food Programme.

"Da due anni sono ambassador, per una causa buona, pulita. È ovvio, anche fermarsi due giorni per me sarebbe deleterio, tra gare e allenamenti. Ma quando mi hanno proposto di andare in uno qualsiasi dei 55 paesi che soffrono, e su cui opera World Food Programme, ho risposto: “Appena troviamo un buco, ci andremo”".

Almeno il sogno di viaggiare a Portorico per ballare i suoi amati balli latini, la bachata e il reggaeton, sta per realizzarlo?

"A settembre ci sono gli uragani, quindi no, ho dovuto cambiare meta: vado in Sardegna. Ma anche quello è un viaggio solo rimandato".

Si sta laureando in ingegneria edile e architettura, con una tesi sulla progettazione di una scuola dell’infanzia secondo i principi di salutogenesi: si aspettava le città bollenti di questa estate?

"Le studio da tre anni, era tutto previsto. La maggior parte della nostra impronta di carbonio è causata dagli edifici realizzati in passato. Sostenibilità non vuol dire spendere di più, ma avere più accortezza nel cercare i materiali giusti. Credo nei principi della salutogenesi, sull’impatto psicologico di temperatura, luce, colori all’interno di un edificio: anche il recupero delle persone intubate può cambiare seguendo certi criteri di architettura".

Lei assicura di essere una persona riservata, discreta: mai stata sfacciata?

"Mai. Anzi, quando parlo mi preoccupo che l’altra persona possa capire, che non si possa offendere. È la mia natura".

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