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L’atletica sfida la noia: meno gare, più show, in pista solo i migliori

Gianmarco Tamberi, invitato speciale agli Ultimate Championship 

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Da venerdì a Budapest l’Ultimate Championship: una superlega pensata per i giovani e le tv. Con montepremi record
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BUDAPEST – Uffa, che noia, mai più. Arriva l’atletica superfast e supershort, in formato futuro, senza pause. Autogestita dai campioni, 10 milioni di dollari da dividersi, prendi i soldi e corri e salta. Con la colonna sonora dell’uomo (Duplantis) che con un’asta vola sul mondo, con i campioni nella parte di performing artist, e 150mila dollari per chi vince, 75mila al secondo, 40mila al terzo, 80mila alle staffette. Soldi mai visti prima. L’atletica di Sebastian Coe insiste: money is very important. Lo sport deve ricompensare, non può essere solo gloria, ma offrire un domani. I giovani non vogliono giocare come Platini, ma guadagnare come Mbappé. Noah Lyles, sprinter americano infortunato, è arrivato a Budapest con il suo dj personale: sarà lui ad animare la festa notturna dei migliori. Promette musica caraibica e fashion. Chissà che non trovi un assistente in Usain Bolt, anche lui fanatico del ritmo e arrivato qui per benedire la rivoluzione. L’atletica mondiale prova a imitare Hitc…

BUDAPEST – Uffa, che noia, mai più. Arriva l’atletica superfast e supershort, in formato futuro, senza pause. Autogestita dai campioni, 10 milioni di dollari da dividersi, prendi i soldi e corri e salta. Con la colonna sonora dell’uomo (Duplantis) che con un’asta vola sul mondo, con i campioni nella parte di performing artist, e 150mila dollari per chi vince, 75mila al secondo, 40mila al terzo, 80mila alle staffette. Soldi mai visti prima. L’atletica di Sebastian Coe insiste: money is very important. Lo sport deve ricompensare, non può essere solo gloria, ma offrire un domani. I giovani non vogliono giocare come Platini, ma guadagnare come Mbappé. Noah Lyles, sprinter americano infortunato, è arrivato a Budapest con il suo dj personale: sarà lui ad animare la festa notturna dei migliori. Promette musica caraibica e fashion. Chissà che non trovi un assistente in Usain Bolt, anche lui fanatico del ritmo e arrivato qui per benedire la rivoluzione. L’atletica mondiale prova a imitare Hitchcock: «Il cinema è la vita con le parti noiose tagliate». Cambia format, cerca suspense, evita i tempi morti e anche di finire all’alba come il tennis a New York. Solo the best of, se i ragazzi non sono più quelli della via Pal e guardano gli highlights, diamoglieli: usciamo dalla tradizione e buttiamoci nella trasgressione.

La wild card per lo showman Tamberi

Si chiama Ultimate Championship. Tredici gare donne, tredici gare uomini, due staffette. Fanno 28 in tre giorni, 3 ore quotidiane. Programma cortissimo nello stadio che ha ospitato i Mondiali 2023. Ammessi i campioni olimpici di Parigi, i campioni mondiali di Tokyo, i vincitori dell’ultima Diamond League. Il resto dell’organico arriva dal ranking e dalle famose wild card. Tamberi, per dire, è dentro proprio così, ma anche perché lo merita, nessuno è più showman e più agonista di lui e proprio qui tre stagioni fa vinse il titolo mondiale. Dategli una pedana e vi solleverà l’universo.

Non conta la bandiera, conta il valore

Non esiste la quota, come negli altri global championships. Un paese può avere al via anche più di tre atleti. Risultato: nei 100 metri possono presentarsi cinque giamaicane, nei 5mila metri sei etiopi. Non conta la bandiera, conta il valore. Un’idea che ribalta la grammatica di sempre e che promette finali senza comparse. Dimenticate oro, argento e bronzo appesi al collo. E anche le coppe che poi i tipi come Alcaraz a casa le usano per metterci le forbicette. A Budapest non si assegnano medaglie: ogni atleta invitato riceve un anello, con nome e specialità, e chi vince lo incastra in un trofeo in oro e pietra. Un oggetto solo, un pezzo unico, il simbolo di un evento che vuole distinguersi anche nell’iconografia. Se i tennisti chiedono più soldi dagli Slam, World Athletics cerca di anticipare le proteste degli atleti e quadruplica il montepremi (a Parigi era stato di 2,4 milioni). Chiamatelo come volete: Campionato dei campioni, Champions League dell’atletica, Superlega dei mondiali, da domani a domenica a Budapest l’atletica prova un esperimento che si ripeterà ogni due anni. L’ambizione è prendere solo il meglio del meglio, spremere tre serate, tra red carpet e voglia di Broadway. Si copiano l’anello dell’Nba, il ballo dei campioni di Wimbledon, le interviste sul campo ai vincitori nei tornei dell’Atp. Basta con la sudata e appiccicosa mixed zone. Lyles è d’accordo: “Così anche noi possiamo rilassarci e non solo stressarci”. Le star ci hanno messo la faccia: da Bolt a Duplantis che ha composto e cantato l’inno dell’evento. Anche se il duello sui 1.500 tra il norvegese Jakob Ingebrigtsen (che sembra aver scelto i 5mila) e il britannico Josh Kerr forse non ci sarà.

Il Gyula Zsivotzky National Athletics Centre sede dell'Ultimate Championship 

Jacobs un mese dopo l’infortunio

L’arena dello Zsivotzky sarà nera. Illuminata solo l’area della competizione. Questo per dare più risalto ai campioni e per evitare la contemporaneità disturbante con altre gare. Nei lanci e nei salti gli otto atleti avranno diritto a due prove, la terza per i primi sei, la quarta e ultima per i primi quattro. Esordisce la 4x100 mista. L’Italia è presente nella 4x400. 12 gli azzurri. Nei 100 metri rientra Marcell Jacobs un mese dopo l’infortunio agli Europei. Cambia anche la grafica per chi seguirà sullo schermo, il cronometro sarà al centro e non più di lato dove comparirà la classifica. Ormai lo spettatore consuma sul cellulare e bisogna aiutarlo. Nessuna giuria d’appello, porta via tempo. E questa atletica vuole sbrigarsi a farsi amare.

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