Clemente Russo: “A 44 anni la luce negli occhi mi riporta sul ring”
di Luigi PanellaIl pugilato è lo sport dei ritorni. Il ring, i riflettori, il rumore della gente, quel senso di solitudine che arriva dai titoli di testa di Toro Scatenato. Le sirene ora hanno stregato Clemente Russo. Tornerà sul ring a 44 anni, il 21 novembre all’Allianz Cloud di Milano. Sandro Mazzinghi si ripresentò a 39, dopo 7 anni di stop, su un ring allestito negli studi di Antenna 3 Lombardia. George Foreman restò fermo dieci anni e poi tornò a prendersi il Mondiale dei massimi.
Clemente Russo, si dice che i ritorni nella boxe portino dentro sempre un qualcosa di malinconico.
«Ma quale malinconia, la luce che avevo negli occhi quando ho fatto l’annuncio dice l’esatto contrario. Esprimevano felicità».
Però 5 anni di stop sono tanti, e lei ne ha 44.
«Ho smesso il 21 luglio 2021, ma il 22 ero in palestra ad allenarmi. Vado a cavallo, gioco a calcetto. Sono fisicamente integro, è come se dopo una Olimpiade mi fossi preso 5 mesi di pausa e non 5 anni. Piuttosto dovevo staccare di testa. Dopo 30 an…
Il pugilato è lo sport dei ritorni. Il ring, i riflettori, il rumore della gente, quel senso di solitudine che arriva dai titoli di testa di Toro Scatenato. Le sirene ora hanno stregato Clemente Russo. Tornerà sul ring a 44 anni, il 21 novembre all’Allianz Cloud di Milano. Sandro Mazzinghi si ripresentò a 39, dopo 7 anni di stop, su un ring allestito negli studi di Antenna 3 Lombardia. George Foreman restò fermo dieci anni e poi tornò a prendersi il Mondiale dei massimi.
Clemente Russo, si dice che i ritorni nella boxe portino dentro sempre un qualcosa di malinconico.
«Ma quale malinconia, la luce che avevo negli occhi quando ho fatto l’annuncio dice l’esatto contrario. Esprimevano felicità».
Però 5 anni di stop sono tanti, e lei ne ha 44.
«Ho smesso il 21 luglio 2021, ma il 22 ero in palestra ad allenarmi. Vado a cavallo, gioco a calcetto. Sono fisicamente integro, è come se dopo una Olimpiade mi fossi preso 5 mesi di pausa e non 5 anni. Piuttosto dovevo staccare di testa. Dopo 30 anni di boxe ne avevo bisogno».
La fiammella quando si è riaccesa?
«Quando ho iniziato a insegnare. Vedevo pugili che non riuscivano a fare cose semplicissime e mi dicevano: a te riescono, ma sei Clemente Russo. Il pugilato ce l’ho dentro di me, come un organo del mio corpo, e quando a maggio il manager Edoardo Germani della Taf mi ha fatto la proposta ho provato per un mesetto e ho capito di poter accettare».
Lei è responsabile tecnico dell’Italia. Non è un problema gestire il doppio impegno?
«Per tutta l’estate mi sono allenato alle 2 e alle 3 di notte. Non ho tolto un solo minuto ai ragazzi della nazionale, ci tengo a chiarirlo. Da giovedì siamo agli Europei di Sofia, vedo entusiasmo e voglia di emergere in una squadra giovane».
All’Allianz Cloud, il 21 novembre, affronterà Momo Elmaghraby. Non è un avversario un po’ troppo tosto per un rientro?
«Non l’ho mica scelto io. È bravo, ha 15 vittorie in 15 incontri, e il pugno pesante. Ma so come fare».
Sarà il suo esordio da professionista. Don King voleva convincerla ad andare in America. La chiamava la Speranza Bianca.
«Ma la proposta economica non era all’altezza, e non garantiva l’assicurazione per gli allenamenti ma solo per gli incontri. Sui social mi massacrano, dicono che sono vecchio per questo passaggio, ma nelle World Series, con dilettanti e professionisti, ho combattuto anche match di 8 round...»
Dopo che farà?
«Un altro match a febbraio e poi vorrei la bella con Oleksander Usyk. Lui è stato un mito tra i pesi massimi, nei nostri incontri il bilancio è uno a uno. Chiudere le nostre carriere con la terza sfida, magari al Colosseo, sarebbe splendido».