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Pirelli: “Come Rocky contro i giganti, combatto per chi cresce in strada”

Gennaro Pirelli 

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Il judoka napoletano, che comanda la classifica dei -100 chili, scende sul tatami dei Mondiali di Baku
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Gennaro Pirelli, 26 anni, è il grande gigante gentile del judo. Comanda la classifica dei -100 chili, ha dominato gli Europei e domani scende sul tatami dei Mondiali di Baku. Cresciuto a San Giovanni a Carbonara, nel cuore di Napoli, «ho scelto il judo perché l’alternativa era la strada. Facevo i capricci, volevo stare in giro con gli amici. Mamma Antonella mi ha costretto a stare in palestra».

Pirelli, l’infanzia non l’ha dimenticata.

«Non è stata facile. Papà Pasquale era in carcere, tutta la responsabilità è ricaduta su mia madre».

Com’era da piccolo?

«Una furia, frettoloso e impaziente. Avevo paura di sbagliare».

Cos’è cambiato?

«Sul tatami ho imparato a isolarmi. Ascolto la colonna sonora di Rocky per darmi la carica. Sono io contro i giganti e mi piace immaginare di essere Balboa che affronta Ivan Drago».

Ha tanti tatuaggi. Hanno significati particolari?

«Ho scelto di tatuarmi un minotauro, simbolo del dualismo tr…

Gennaro Pirelli, 26 anni, è il grande gigante gentile del judo. Comanda la classifica dei -100 chili, ha dominato gli Europei e domani scende sul tatami dei Mondiali di Baku. Cresciuto a San Giovanni a Carbonara, nel cuore di Napoli, «ho scelto il judo perché l’alternativa era la strada. Facevo i capricci, volevo stare in giro con gli amici. Mamma Antonella mi ha costretto a stare in palestra».

Pirelli, l’infanzia non l’ha dimenticata.

«Non è stata facile. Papà Pasquale era in carcere, tutta la responsabilità è ricaduta su mia madre».

Com’era da piccolo?

«Una furia, frettoloso e impaziente. Avevo paura di sbagliare».

Cos’è cambiato?

«Sul tatami ho imparato a isolarmi. Ascolto la colonna sonora di Rocky per darmi la carica. Sono io contro i giganti e mi piace immaginare di essere Balboa che affronta Ivan Drago».

Ha tanti tatuaggi. Hanno significati particolari?

«Ho scelto di tatuarmi un minotauro, simbolo del dualismo tra la ragione umana e la nostra forza più selvaggia. Più in alto c’è Zeus, il re dell’Olimpo, come lo sono io per il judo (sorride). Il mio cane si chiama Argo, come quello di Ulisse. Quando sono lontano da casa, se ne occupa papà».

Che rapporto ha adesso con suo padre?

«Da bambino mi sono trovato davanti a un bivio: chiudere la porta o abbracciarlo per quello che è, oltre i suoi errori. Ho vissuto l’infanzia con qualche rimpianto, ma sono felice di aver mantenuto un bel rapporto. Insieme scherziamo un sacco».

E invece con sua madre?

«Mamma è molto ansiosa. Non viene spesso a vedermi dal vivo e non segue le mie gare neanche in tv: si fa raccontare tutto dalla mia ragazza, Thauany Capanni, judoka italobrasiliana».

Tra una gara e l’altra trova il tempo per seguire il Napoli?

«Mi viene il mal di stomaco a vedere il Napoli giocare così. Il “corto muso” di Allegri non si sposa con la nostra idea di calcio».

Tra dieci anni dove si vede?

«Ad allenare, nella mia città. Voglio portare via i ragazzi dalla strada».

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