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Podismo lento e biciclette, la festa del turismo a Bracciano

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La lentezza è umana, la velocità tecnologica. La lentezza è naturale, la velocità artificiale. La lentezza è prudenza, la velocità pericolo. La lentezza è approfondimento, la velocità superficialità. La lentezza è osservazione, studio, ascolto, la velocità è sguardo che può tramutarsi in abbaglio. La lentezza è tempo, la velocità spazio. La lentezza è temporanea e temporale, la velocità istantanea. La lentezza è tranquillità, calma, la velocità frenesia, ansia. Il superlativo della lentezza è sostare, che si può anche scomporre in so stare, il superlativo della velocità è sfrecciare, filare, volare, ma anche rischiare. Lentezza è la base per imparare e ricordare, velocità diventa spesso dimenticare. Lentezza è un eterno partire, velocità è già arrivare. Così la lentezza è un villaggio di partenza, la velocità un ordine di arrivo.

La lentezza è rivoluzionaria. Va controcorrente, anche contro la corrente elettrica, perché va a piedi o a pedali. Preferisce i metri ai chilometri, a meno che il chilometro sia zero. Predilige dintorni e paraggi a chimere e miraggi. Lentezza e velocità presuppongono comunque viaggi, fermo restando che i viaggi più importanti sono quelli dentro di sé e non fuori di sé, e che i viaggi più interessanti – lo sosteneva Emilio Salgari? – si fanno sulle mappe. La lentezza è un lusso, la velocità un obbligo. La lentezza è potere, la velocità dovere. La lentezza non significa ritardo, così come la velocità non significa anticipo, perché la puntualità è solo un appuntamento, un accordo. La lentezza non esclude la velocità.

La bicicletta, per esempio: è un esempio di lentezza veloce, o di velocità lenta, e silenziosa, una via (una ciclovia) di mezzo che accelera il camminare e rallenta il guidare (un’auto o una moto), da oltre due secoli un modo (il modo) per galleggiare nell’aria e sulla strada, tra anima e corpo, nel paesaggio e, purtroppo, nel traffico. Una volta la bicicletta era chiamata velocipede, poi velocifero. Il concetto di lentezza è rimasto uguale, quello di velocità continua a cambiare.La lentezza è estetica, la velocità meno. La lentezza è etica, la velocità no. La lentezza è epicurea, la velocità spregiudicata. La lentezza è classica, la velocità futurista, surreale.

La lentezza è millenaria, la velocità novecentesca, quella del Duemila distopica.Applicata a una partita di calcio, la lentezza è perdente. Applicata a una notte d’amore, la lentezza è invincibile. Ma anche un calciatore lento può entrare nella storia. Accadde a Mario Corso, ala sinistra dell’Inter anni Sessanta: poco incline alla corsa (si diceva che, nelle giornate di sole, scegliesse di occupare una zolla rimasta all’ombra), inadatto ai contrasti e ai rientri, il piede sinistro di una sensibilità divina e quello destro quasi bandito dallo sfiorare il pallone, Corso aveva trasformato la lentezza in precisione fino alla perfezione.

La lentezza non è di destra né di sinistra, così come la velocità non è di sinistra né di destra. L’una – già scritto – non esclude l’altra, anzi, la giustifica, addirittura la valorizza. Da due anni a Bracciano si organizza la Festa del turismo lento, con visite guidate e storie raccontate, incontri diurni ed escursioni notturne. Insomma, la lentezza prosegue, procede, avanza.

Piano piano.Il programma completo della Festa del turismo lento al link www.camminodeivulcani.it/index.php/2026/09/02/festa-del-turismo-lento-bracciano/

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