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Ora d’aria sul ring tra detenuto e secondino: “La boxe è libertà”

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Marcandelli ha battuto Passarella, agente della penitenziaria, con il braccialetto elettronico: poi il ritorno ai domiciliari
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SAVONA – Il primo cazzotto lo ha tirato Antonio, l’agente di polizia penitenziaria. Ma poi Silas, il detenuto, si è fatto sotto. Tre equilibrate riprese da 3 minuti vinte ai punti da Silas. Antonio Passarella e Silas Marcandelli, 28 anni entrambi: pesi massimi, sopra i 90 chili. Il primo lavora presso il carcere di Marassi. L’altro, nella prigione del capoluogo ligure ci ha trascorso quasi un anno: ora è agli arresti domiciliari. Ha combattuto grazie a un permesso concesso dal giudice di sorveglianza. E col braccialetto elettronico alla caviglia destra. Era la prima volta che una guardia e un detenuto salivano sul ring, uno contro l’altro. Era l’ultimo incontro di una bella serata con 14 sfide in programma, compreso una tra ragazze, organizzate al PalaPagnini di Savona da 2 società, la Pugilistica Savonese e la Celano Boxe: i vincitori parteciperanno alle fasi interregionali in programma a Montecatini Terme dal 19 ai 21 novembre.

Ai domiciliari

Silas dopo il match è stato riaccompagna…

SAVONA – Il primo cazzotto lo ha tirato Antonio, l’agente di polizia penitenziaria. Ma poi Silas, il detenuto, si è fatto sotto. Tre equilibrate riprese da 3 minuti vinte ai punti da Silas. Antonio Passarella e Silas Marcandelli, 28 anni entrambi: pesi massimi, sopra i 90 chili. Il primo lavora presso il carcere di Marassi. L’altro, nella prigione del capoluogo ligure ci ha trascorso quasi un anno: ora è agli arresti domiciliari. Ha combattuto grazie a un permesso concesso dal giudice di sorveglianza. E col braccialetto elettronico alla caviglia destra. Era la prima volta che una guardia e un detenuto salivano sul ring, uno contro l’altro. Era l’ultimo incontro di una bella serata con 14 sfide in programma, compreso una tra ragazze, organizzate al PalaPagnini di Savona da 2 società, la Pugilistica Savonese e la Celano Boxe: i vincitori parteciperanno alle fasi interregionali in programma a Montecatini Terme dal 19 ai 21 novembre.

Ai domiciliari

Silas dopo il match è stato riaccompagnato in macchina dal padre a Genova, nel monolocale di Sestri Ponente dove sta scontando la sua pena. Gli manca ancora un anno, prima di essere definitivamente libero. In questi giorni il Tribunale di sorveglianza del capoluogo ligure deciderà se dargli la possibilità di allenarsi regolarmente nella palestra della Boxe Celano, dove metterà anche i guantoni ai più giovani, insegnando loro la noble art, e di cominciare a lavorare in una lavanderia del quartiere.. «Il pugilato è tutta la mia vita, il mio salvagente in un mare in tempesta, la mia ultima opportunità: solo lo sport mi trasmette pace, amore, libertà. Senza quello, il resto non ha sapore». Sulle gradinate c’era Lucio, il papà di Silas. Alla vigilia non aveva tanta voglia di parlare: «Forse è meglio mantenere un basso profilo, non sappiamo come la gente può prendere questa storia. Chissà domani cosa penseranno, in prigione e altrove. Discorsi sciocchi, tipo: gliele hai suonate o ti sei fatto picchiare? Ma questa serata non era mica un regolamento di conti, questa serata significa molto di più: è sport, è un modo per diventare - tutti noi - delle persone migliori». Stava per commuoversi: «Quello di mio figlio è un percorso ancora lungo, delicato, difficile: in famiglia abbiamo vissuto momenti tragici, che adesso non voglio ricordare ma che ci hanno segnato tanto». Il fratello gemello è scomparso qualche anno fa: giocava a pallacanestro nelle giovanili dell’Armani Milano. «Anche Silas ha sempre avuto un talento naturale per lo sport. Era un ottimo calciatore, portato anche per l’atletica leggera. Alto 1 e 93, forte. Grintoso. Si è messo a fare la boxe, e a 17 anni è diventato campione italiano giovanile». Dieci incontri, 9 vittorie per ko. «Però quando è tornato a casa, invece di impegnarsi ancora di più si è lasciato andare. Le cose non sono così semplici: bisogna viverle, per capire». Era un po’ preoccupato, prima che il figlio salisse sul ring. Cuore di padre. «Il suo avversario non è molto esperto; ma lui solo l’altra settimana ha ottenuto il permesso per andare in palestra. Ha fatto 2 allenamenti appena».

A fine match

Fabio Pagani, segretario della polizia penitenziaria per la Uil, naturalmente faceva il tifo per Antonio. «Un buon agente: serio, preparato. Un bravissimo ragazzo. Quello di stasera era un incontro, non uno scontro. Ha vinto il migliore. E la boxe.». Passarella è originario di Teano, provincia di Caserta. Prima dell’incontro, era decisamente emozionato: «Anche se la vita ci ha portato su posizioni molto lontane, sul quadrato le differenze si annullano: sono sicuro che sarà un bel match, comunque vada a finire». Al termine dell’incontro si sono stretti la mano, abbracciati. Stanchi, sorridenti, solidali. Ieri sera erano solo due pugili. Poi le strade sono tornate a separarsi. Silas è arrivato a casa, ha salutato il padre e chiuso la porta: ha spento la luce sul comodino, e sognato di mettersi di nuovo i guantoni. Antonio stamani torna in servizio, al carcere di Marassi.

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