L’atletica e l’elite club, Bruni è fuori. L’astista: “Ho pagato l’operazione, chiesti i soldi a papà”
di Cosimo CitoCome in ogni stagione l’atletica italiana stila il suo pagellone di fine anno. Chi sale, chi scende, chi scompare da quella sorta di grande contenitore di eccellenza che si chiama Atletica Elite Club. Esserci vuol dire ricevere sovvenzionamenti federali, con tre diverse gradazioni, che rispondono essenzialmente al criterio dei risultati ottenuti: gli atleti super top, gli atleti top e il livello base, il più numeroso. Nel 2026 gli atleti assistiti erano 60, l’anno prossimo scenderanno a 59.
Gli atleti super top
Sono 13 gli atleti nel gruppo super top: Battocletti, Derkach, Dosso, Fiorini, Iapichino, Palmisano, Aouani, Dallavalle, Diaz, Fabbri, Furlani, Stano e naturalmente Tamberi. Erano 9 nel 2026.
Gli atleti top
Dopo un anno al livello base, Marcell Jacobs guadagna il secondo livello assieme a Coiro, Fantini, Benati, Crippa, Desalu, Fortunato, Pernici, Scotti, Sioli, Sito, Soudassi e Weir.
Gli atleti base
Sono 33 al livello base. Manca per la prima volta da Tokyo 2021 Filippo Tortu. E manca la primatista italiana (4,73) del salto con l’asta Roberta Bruni. La romana, a lungo infortunata nel 2026, ha rilasciato un lungo post Instagram in cui ha raccontato la sua posizione. E ha lanciato strali contro il sistema.
La polemica di Roberta Bruni
“Sono Roberta, questo è stato un anno nero, ma, come alcune piante che ho studiato, il mio fusto si piega, ma non si spezza” è il post di Bruni, “è stata una stagione difficile, condizionata dal recupero lampo del 2025 per poter andare ai Mondiali di Tokyo dove sono stata finalista a soli due tre mesi da una frattura all’osso sacro. Il mio fisico ha chiesto il conto e durante i campionati italiani di Firenze ho avuto un parziale distacco del tendine del bicipite femorale da trattare con intervento chirurgico che mi ha impedito di partecipare agli Europei di Birmingham. Triste? Si, ma ancor più triste scoprire che pur facendo parte della squadra nazionale (ah, la squadra… ma ci torneremo su questo concetto), non rientravo nella fascia ristretta degli atleti che hanno diritto al supporto medico in caso d’intervento. Perché, in perfetto stile americano, ti curo se sei ricco, che nel nostro sistema vale per gli atleti super top! Gli altri possono smettere! E così sarebbe stato se non avessi avuto papà pronto a pagare 15.000 euro per il mio intervento. Fine della storia triste? Sembrerà un accanimento, ma a volte alla tristezza può seguire altra tristezza. Oggi apprendo di non far più parte del progetto federale nazionale per il biennio olimpico finale che ci porterà a Los Angeles 2028. Motivo? Non rispettavo nessun criterio d’accesso che mai avrei potuto soddisfare essendomi rotta un tendine ai campionati italiani che ho sempre onorato e vincendone anche 12! Probabilmente non sono un’atleta d’interesse mediatico e certamente non una medagliata mondiale o olimpica, ma il mio l’ho sempre fatto, conquistando 5 finali di Diamond League, finali mondiali olimpiche ed europee anche coronate da record nazionali… ma non comprenderò mai il senso d’investire soldi e supporto nei primi due anni di un ciclo olimpico e poi, di fronte a un’atleta operata, non investire nel biennio finale. A voler essere onesti, qualcuno ha investito soldi per due anni per poi lasciar morire il suo investimento. Perché, in fondo, il sistema AEC non è un investire e supportare un percorso di un’atleta; è solo un meccanismo premiale di risultati già acquisiti. Se li ottieni, sei dentro. Sei t’infortuni e non li ottieni, sei fuori“.
Il messaggio
“Parliamo di te atleta” prosegue Bruni” a cui domani potrà succedere lo stesso. Parliamo di te allenatore che domani potrai avere un tuo atleta in questa situazione. Parliamo di te genitore che per anni hai fatto sacrifici per portare tuo figlio a fare atletica e, sul più bello, magari non hai la disponibilità per pagare 15.000 un’operazione e vedrai quel sogno spezzarsi all’improvviso. E allora quel concetto di SQUADRA, di cui sono stata capitana anche due volte, esaltato sotto una foto in partenza da un aeroporto, con quell’aria un po’ di famiglia a uso giornalistico, perderà valore all’improvviso e ti renderai conto che sei solo e che la squadra in realtà è rimasta solo in quella foto. Grazie però di cuore al mio gruppo sportivo Carabinieri che è sempre pronto a tendermi la mano, invece di voltarmi le spalle. Sono grata per questo!”.
I messaggi di solidarietà
Federica Brignone, Nadia Battocletti, Rossella Fiamingo, Antonella Palmisano e molti altri hanno espresso la propria vicinanza a Roberta Bruni.