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Vela, Sirena: "Tecnologia italiana e lavoro: Luna Rossa può vincere America's Cup"

Lo skipper di Luna Rossa convinto che questa volta può essere quella buona per una sfida italiana alla competizione più antica della storia. "Sono straconvinto della forza del progetto e della qualità del team  -  dice  -  guardo negli occhi quelli che lavorano con me e vedo gente determinata e convinta".

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ROMA  -  "Non ci dormo la notte. Mi ritrovo a occhi aperti a pensare: se perdiamo quest'occasione siamo dei matti". Più il progetto America's Cup entra nel vivo, più lo skipper di Luna Rossa, Max Sirena, si convince che questa volta può essere quella buona per una sfida italiana alla competizione più antica della storia. "Sono straconvinto della forza del progetto e della qualità del team  -  dice  -  guardo negli occhi quelli che lavorano con me e vedo gente determinata e convinta".

Reduce dal trionfo di Milano  -  il catamarano con cui Luna Rossa ha preso parte alle regate di San Francisco nel 2013 è stato esposto al Museo delle Scienze  -  Sirena si è rimesso a lavorare a capofitto sul suo equipaggio. "Il mio non è ottimismo, né un tentativo di incoraggiare la squadra. Io sono proprio convinto. Perché siamo partiti con largo anticipo rispetto agli avversari e, molto più che in passato, con obbiettivi ben precisi". Sirena non vuole criticare il lavoro svolto in passato. Però stavolta c'è qualcosa di diverso: "Nelle precedenti campagne di Luna Rossa abbiamo sempre esplorato tantissime strade e non ci siamo focalizzati sui particolari importanti. Stavolta invece, dopo aver fatto esperienza a San Francisco, sapevamo da subito bene dove volevamo arrivare, e come. Così siamo andati subito in acqua ad allenarci e a mettere a punto gli strumenti. E posso dire con molta soddisfazione che ci sono state pochissime cose che abbiamo provato e che non hanno dato la risposta attesa".

Ad aumentare l'entusiasmo la partecipazione e il consenso che lo skipper trova nelle altre aziende dell'eccellenza italiana. "Ci servono tecnologie e idee, per la nostra impresa. E in Italia è pieno di aziende in grado di fornircene a volontà. Chissà, forse perché siamo bravi noi a raccontarci, oppure perché la Coppa America, la vela, sono una sfida effettivamente affascinante. Fatto sta che molte realtà importanti dell'economia italiana ci stanno aiutando molto dal punto di vista tecnologico. Negli ultimi giorni abbiamo chiuso accordi con un'azienda valdostana che produce elettroaccumulatori anche per aerei e presto incontreremo la Umbra Group una società leader mondiale nel settore dei flap e stabilizzatori. E' italiana. Come Finmeccanica con la quale non abbiamo stretto alleanze ufficiali anche se lavoriamo molto con i loro ingegneri".

A fronte di tanto attivismo, la concorrenza sembra al momento andare avanti molto più lentamente. "Gli inglesi hanno rotto un po' di componenti e sono andati alle Bermuda con dei catamarani da due. Atermis non li ho visti anche se non credo che stiano navigando molto. Oracle è in piena fase di transizione. E Team New Zealand ha da poco annunciato l'inizio dei lavori. Noi abbiamo iniziato a navigare qualche settimana fa. Siamo stati i primi, una cosa che raramente abbiamo fatto nelle altre coppe. Certo, questo incide sul budget, ma se vuoi competere a questi livelli... "
 
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