Italiani, popolo dell’oceano: dopo Rosetti trionfa Beccaria. E i Malingri vincono la prima tappa del giro del mondo
di Mattia ChiusanoAlla Grande Pirelli durante la Transat Jacques Vabre (foto Lorenzo Sironi)
Italiani, popolo dell’oceano. Neanche due settimane fa Luca Rosetti del Club Nautico Rimini vinceva nella sua categoria la Mini Transat, regata transatlantica riservata a imbarcazioni singole di 6 metri e mezzo. Da Les Sables d’Olonne a Saint Francois in Guadalupa, nessuno ha battuto la sua Race=Care che ha chiuso la navigazione in 14 giorni e 12 ore. In questi giorni si sta svolgendo la Ocean Globe Race, giro del mondo che dura otto mesi: e anche qui, nella sfida nata nel 1973 col nome di Whitbread Round The World Race, è un equipaggio italiano ad aver vinto la prima tappa finita a Città del Capo. Si tratta di Translated 9, sul quale Vittorio Malingri e il proprietario Marco Trombetti sono i co-skipper.
Beccaria contro la tempesta Ciaran
Tra una regata e l’altra, ecco la vittoria del giovane principe milanese degli oceani: Ambrogio Beccaria, che si è imposto nella Class40 della Transat “dei grandi”. Battezzata Jacques Vabre come il marchio francese di caffè che riporta alle ori…
Italiani, popolo dell’oceano. Neanche due settimane fa Luca Rosetti del Club Nautico Rimini vinceva nella sua categoria la Mini Transat, regata transatlantica riservata a imbarcazioni singole di 6 metri e mezzo. Da Les Sables d’Olonne a Saint Francois in Guadalupa, nessuno ha battuto la sua Race=Care che ha chiuso la navigazione in 14 giorni e 12 ore. In questi giorni si sta svolgendo la Ocean Globe Race, giro del mondo che dura otto mesi: e anche qui, nella sfida nata nel 1973 col nome di Whitbread Round The World Race, è un equipaggio italiano ad aver vinto la prima tappa finita a Città del Capo. Si tratta di Translated 9, sul quale Vittorio Malingri e il proprietario Marco Trombetti sono i co-skipper.
Beccaria contro la tempesta Ciaran
Tra una regata e l’altra, ecco la vittoria del giovane principe milanese degli oceani: Ambrogio Beccaria, che si è imposto nella Class40 della Transat “dei grandi”. Battezzata Jacques Vabre come il marchio francese di caffè che riporta alle origini di questa regata, disegnata sulla celebre Rotta del Caffè dalla Francia verso le piantagioni di Colombia, Brasile, Costa Rica. Al giorno d’oggi si parte da Le Havre e si arriva (dal 2021) a Fort-de-France in Martinica. Navigando in coppia, Beccaria ha “imbarcato” il francese Nicolas Andrieu, ingegnere parigino cresciuto nel centro olimpico di La Rochelle. Un bel modo di affrontare il mare anche per navigatori solitari come il milanese di Porta Genova. Perché tutte le tempeste si cui abbiamo sentito parlare in queste settimane, Ciaran o Domingos, i marinai le hanno incrociato in mare aperto. Quasi una routine per loro, se non fosse che la virulenza di queste perturbazioni ha bloccato e spezzettato le partenze delle varie classi: Beccaria-Andrieu sarebbero dovuti partire insieme alle altre imbarcazioni, ma sono salpati solo insieme agli Ocean Fifty con una tappa obbligata a Lorient dopo il passaggio delle tempeste.
La gioia di Ambrogio Beccaria (a destra) e Nicolas Andrieu (foto Martina Orsini)
Soldini: “Aveva ragione Beccaria”
Tutto è andato nel verso giusto per una barca che comincia a entrare nella storia, Alla Grande Pirelli, arrivata in Martinica dopo 18 giorni e 12 ore. Con una rotta benedetta da Giovanni Soldini, vincitore della Transat nel 2007: “È stata una regata al cardiopalma, che alla fine ha dato ragione ai “sudisti” e a Beccaria”. Ma la guerra civile americana non c’entra: sudisti significa navigatori che hanno scelto di andare verso sud in un passaggio strategico della regata. Alla Grande Pirelli è partita con qualche disavventura – una rete da pesca impigliata alla chiglia – ma ha dimostrato subito di poter recuperare rapidamente in qualsiasi condizione. Da ottava a prima in 24 ore, di nuovo dal decimo posto a leader una volta tolta la rete. Poi è arrivato il momento di scegliere: dopo aver superato Capo Finisterre ed essere scesa lungo le coste del Portogallo, dopo le isole Canarie la barca di Beccaria è stata indirizzata verso Sud quando la flotta si è divisa in due gruppi. Un’intuizione azzeccata, “la carta sinottica ci indicava che l'aliseo sarebbe a un certo punto finito, quindi conveniva arrivare da Sud, cioè dalla zona dove l'aliseo è di solito permanente” ricostruisce Beccaria. Ma il meteo instabile non ha dato garanzie, per questo Soldini applaude la decisione di chi sa scommettere sul grande mistero dell’oceano. “Questa Transat è regata dell’età adulta” la definisce Beccaria, “qui siamo nell’Olimpo della vela oceanica. Alla Grande Pirelli si è confermata un razzo, Il finale è stato davvero da brividi ma ce l’abbiamo fatta”.
Il Maestro e il figlio
Ora Beccaria si godrà la vittoria e si riposerà in Martinica insieme al suo equipaggio e ad amici. Giornate felici sta vivendo anche Rosetti sceso da Race=Care, lo scafo di ultima generazione sul quale ha investito talento e determinazione, trasferendosi a Lorient per confrontarsi coi migliori specialisti. In mare aperto restano altri italiani, in una sfida che è fascino puro: totally retro, su yacht di produzione in vetroresina progettati prima del 1988, senza computer, satelliti, GPS e materiali high-tech. Partenza e arrivo a Southampton, passando per Capo di Buona Speranza, Auckland e Capo Horn. La barca italiana è una storia di famiglia: Vittorio Malingri, designer e marinaio detentore di record, nell’ambiente è chiamato Master of the Sea. Ma anche per chi è leggenda, questa regata può essere speciale perché a bordo c’è il secondogenito Nico, nato nel 1991 e cresciuto ovviamente a bordo. Padre e figlio hanno già attraversato oceani e stabilito due record, ma il giro del mondo è un’altra cosa. Il popolo di Soldini sta crescendo, gli italiani non temono il mare sconfinato.