Una finale tiratissima, un duello giocato sul filo dei secondi. Poi lo shock: la prua di Luna Rossa che affonda dopo l’ultima boa, la poppa che si alza, il timone che esce dall’acqua e lo scafo che si riempie d’acqua nel Mar Rosso. È finita così la finale che l’imbarcazione italiana è riuscita a raggiungere a Gedda nella Preliminary Regatta di America’s Cup, prologo della celebre coppa che si disputerà l’anno prossima a Barcellona. Una piccola rivincita con New Zealand, che ha fortemente voluto questa competizione con monoscafi AC40, diversi dagli AC75 che vedremo nel 2024, e alla fine ha vinto con al timone i fuoriclasse dell’ultima coppa, Peter Burling & Blair Tuke. Ma in Arabia Saudita, prima dell’incidente finale, Luna Rossa è stata protagonista: vincendo 3 regate su 8 (le altre 5 a New Zealand), eliminando Ineos Britannia, Alinghi Red Bull Racing, New York American Magic e i francesi di Orient Express. Testando un’inedita coppia di timonieri, il campione olimpico dei Nacra Ruggero Tita e il 19enne romano Marco Gradoni.
Luna Rossa più veloce di tutte
Senza puntare troppo su queste regate, Luna Rossa è andato oltre le aspettative, toccando punte di velocità più alte di tutti con venti superiori ai 40 nodi. Ma alla vigilia della finale è uscito fuori un problema di surriscaldamento dell’impianto generale che aziona le componenti della barca, dai foil alle vele. Una defaillance che non ha impedito a Luna Rossa nelle prime fasi di gara di rimanere attaccata a New Zealand, prima dell’incidente che ha costretto la barca al ritiro, lasciando Gradoni solo con la testa fuori dall’acqua: una scena rara da vedersi in America’s Cup, un battesimo “dell’acqua” più che del fuoco per il promettente 19enne.
Sirena: “Avremo ancora più fame”
Max Sirena, skipper e team director giudica la prestazione complessiva di Luna Rossa nella settimana saudita, non solo l’epilogo: “Questo risultato ci dà la carica per continuare a migliorarci in vista della prossima Coppa. Mi ha dato molta soddisfazione vedere un livello così alto di performance e faccio i miei complimenti all’equipaggio per il modo in cui hanno condotto le regate. Certamente si compete per vincere e non avere raggiunto l’obiettivo lascia un po’ d’amaro in bocca, ma questa “fame” di vittoria ci sarà utile per arrivare ancora più preparati e competitivi ai prossimi eventi”.
Tita: “La barca si surriscaldava”
“Come tutti anche noi siamo venuti qui per vincere; abbiamo regatato benissimo tutta la settimana, mentre oggi è stata una giornata difficile per molti motivi” ha commentato Marco Gradoni. "Non voglio trovare scuse, ma abbiamo avuto diversi problemi e abbiamo fatto un rush per disputare il match race finale. Eravamo lì con i kiwi, ma quando parti dietro con il Defender recuperare non è facile”. “Siamo molto contenti di come è andata in generale” ha detto Ruggero Tita. “Una volta che arrivi in finale speri in una conclusione diversa: nel match non abbiamo fatto una partenza bellissima anche per dei problemi all’imbarcazione che ci hanno impedito di arrivare in tempo sulla linea; da lì in poi abbiamo cercato di recuperare avvicinandoci sempre di più ai neozelandesi, continuando a lottare finché la barca ce lo ha permesso perché continuava a surriscaldarsi e questa è stata anche una delle cause dell’ingavonata all’ultimo gate”.