Ambrogio Beccaria dall’Atlantico: “Sono al comando nella tempesta, ma il difficile arriva adesso”
di Mattia ChiusanoUna voce in mezzo all’oceano Atlantico: “Sono nella tempesta e faccio fatica a scrivere”. Tutto intorno il suono spaventoso del vento del nord, che non incrina però la serenità di Ambrogio Beccaria. Skipper giovane (32 anni) ma già rispettato e pluridecorato nel mondo delle traversate oceaniche. Primo in classifica in questi giorni con la sua Alla Grande Pirelli nella Transat CIC, legata dal 1960 a navigatori leggendari. Ma più dell’albo d’oro in questo momento conta cosa succederà nelle prossime ore, e quali scelte fare quando le barche si stanno avvicinando a New York.
La distruzione di una vela
“Il cambio di vento sta arrivando, la strategia diventa più complicata e si aprono i giochi per gli inseguitori” racconta Beccaria dalla sua barca leader nella categoria Class40. “Il vento dovrebbe calare, entrando in una zona di alta pressione, poi dovrebbe arrivare tantissima bonaccia. Ho perso una vela nei giorni scorsi, e non c’è molto che possa fare adesso. Non credo che prenderò r…
Una voce in mezzo all’oceano Atlantico: “Sono nella tempesta e faccio fatica a scrivere”. Tutto intorno il suono spaventoso del vento del nord, che non incrina però la serenità di Ambrogio Beccaria. Skipper giovane (32 anni) ma già rispettato e pluridecorato nel mondo delle traversate oceaniche. Primo in classifica in questi giorni con la sua Alla Grande Pirelli nella Transat CIC, legata dal 1960 a navigatori leggendari. Ma più dell’albo d’oro in questo momento conta cosa succederà nelle prossime ore, e quali scelte fare quando le barche si stanno avvicinando a New York.
La distruzione di una vela
“Il cambio di vento sta arrivando, la strategia diventa più complicata e si aprono i giochi per gli inseguitori” racconta Beccaria dalla sua barca leader nella categoria Class40. “Il vento dovrebbe calare, entrando in una zona di alta pressione, poi dovrebbe arrivare tantissima bonaccia. Ho perso una vela nei giorni scorsi, e non c’è molto che possa fare adesso. Non credo che prenderò rischi né decisioni estreme andando a inseguire il vento. C’è un angolo di vento che non potrò prendere, altrimenti non potrò navigare”. La distruzione della vela chiamata Masthead Zero ha privato Beccaria di uno strumento formidabile quando il vento è moderato, come quello che attende le barche in vista dell’arrivo. Ma intanto, che condizioni: “Mamma mia che freddo” urlava il milanese in un video postato sui social. “Sembra Capo horn, ci sono 4 metri di onda, 30 nodi di vento. C’è nebbia e l’acqua ghiacciata è di 4 gradi”. D’altronde questa è la legge di una regata speciale.
3000 miglia nell’Atlantico del Nord
Da Lorient in Bretagna a New York si possono scegliere altre rotte, ma la Transat CIC si naviga su 3000 miglia nell’Atlantico del Nord. Le temperature sono rigide, il vento instabile, le onde ovviamente alte. “È considerata la più dura traversata in solitario perché non si naviga negli alisei” spiegò Beccaria prima di partire. Inventata nel 1960 col nome di OSTAR e la sponsorizzazione del quotidiano The Observer, celebrò la vittoria di Eric Tabarly contro gli inglesi nel ’64. Ha cambiato numerose volte nome e porti di partenza o arrivo, è stata vinta da fuoriclasse dell’oceano che si affrontavano duramente, ma in certi casi si soccorrevano a vicenda come successo a due dei vincitori, Philippe Poupon salvato da Loïck Peyron durante la Vendée Globe del 1990. Tra i navigatori che hanno vinto la Transat CIC ci sono anche italiani, e il nome di uno dice tutto: Giovanni Soldini, primo due volte, nel 1996 e nel 2008. Beccaria insomma vuole sedersi alla tavola dei grandi, ma non solo italiani: “Ha navigato a tamburo battente” scrivono gli organizzatori della regata, “raggiungendo velocità di 21 nodi degne di un IMOCA”, cioè una barca più grande e veloce. Ora la sfida è far viaggiare Alla Grande Pirelli anche quando il vento calerà, e diventeranno minacciosi gli avversari che non hanno distrutto la preziosa vela. New York è sempre più vicina.