Ambrogio Beccaria, impresa nell’Atlantico come Soldini: vince a New York la storica Transat Cic
di Mattia Chiusano«Io e Giovanni abbiamo la stessa pazza voglia di passare il nostro tempo in mare. Siamo animali marini». Giovanni è Soldini, mentre l’altra creatura della salsedine è Ambrogio Beccaria, 32enne milanese che sta scrivendo pagine sempre più importanti nel libro della vela col suo Class40 “Alla Grande Pirelli”. Alla fine è riuscito a vedere da lontano Manhattan, ore dopo aver tagliato per primo il traguardo della Transat Cic, la madre delle traversate atlantiche in solitario nata nel 1960: «Arrivi in mezzo al nulla» dice, «i giochi di corrente calda e fredda creano un meteo onirico, ti chiedi se c’è veramente New York là dietro, o non c’è più nessuno su questo pianeta». Passata attraverso varie trasformazioni, la Transat Cic è stata vinta due volte da Soldini, e ora c’è un erede: «Ma io ho già stabilito un record sulla Manica con Giovanni, scoprendo la sua passione straripante. Cosa mi manca di lui? Un giro del mondo. E lo farò, entro i quarant’anni: alla Ocean Race del 2027 o alla Vendée Globe del 2028».
Nell'Atlantico con Ambrogio Beccaria: tempeste, pentole e beauty case
Intanto, vittoria dopo vittoria, aggiunge ogni volta un’esperienza alla sua anima di milanese avventuroso: «Sono un selvaggio». Cosa ha scoperto alla Transat Cic? Il terrore. «Non mi era mai successo di prendere un fulmine, non so se è finito sulla barca o è caduto a dieci metri. È stato come se esplodesse una bomba, sono caduto per terra. Non funzionava più nulla, sono rimasto un’ora a tremare». Poi una rimonta angosciante degli avversari: «Ho perso 80 miglia in 24 ore, in passato mi avrebbe potuto uccidere». Non si è scomposto, così come ha gestito la rottura del bompresso: «In due ore sono ripartito». Ormai vive normalmente le procedure all’interno di una barca che sembra un frullatore. Per completare la vestizione ci mette un’ora, sdraiandosi per terra in un punto asciutto. Dorme al massimo 40 minuti, ma la misura standard sono venti: lo chiama “sonno polifasico”, lo ripete più volte e funziona, oltre ad essere indispensabile. Perché dormendo di più “Alla Grande Pirelli” potrebbe andare fuori rotta, le vele distruggersi, e già basta quel che è successo durante la traversata: «Non c’è una vela che non sia stata riparata». Ambrogio Beccaria ha una dieta da 3000 calorie al giorno, mangia liofilizzati ma si sente a casa quando cucina con la pentola a pressione: stavolta c’è riuscito 4 volte. Ora che ha visto New York, l’animale marino può scendere a terra.