Luna Rossa, l’incognita è il Garbì, il vento di sud-ovest
dal nostro inviato
Mattia Chiusano
Francesco Bruni (afp)
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La sfida con Ineos nella finale di Louis Vuitton Cup, ora ferma sul 3-3, dipende dai capricci del libeccio, che si alza e scompare all’improvviso
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BARCELLONA — Si chiama Garbì, spira da sud-ovest, nutre la Coppa America. Rinfresca i tifosi inglesi e italiani che già a metà mattinata occupano un posto a terra davanti ai maxischermi nel Race Village e nelle Fanzone. Si diverte a ballare con le sue raffiche attorno ai 21 nodi, limite massimo per regatare, tiene in sospeso le gare come è successo domenica, per poi calare dispettoso e rendere possibile la partenza quando Luna Rossa era alla prese con una vela rotta. Anche ieri si è presentato, e promette di farlo pure oggi, per cercare di spezzare l’equilibrio di una finale di Louis Vuitton Cup che non ne vuole sapere di prendere una piega a favore di Pradao diIneos Britannia, ferme sul 3-3 quando sta arrivando il quinto giorno di regate.
BARCELLONA — Si chiama Garbì, spira da sud-ovest, nutre la Coppa America. Rinfresca i tifosi inglesi e italiani che già a metà mattinata occupano un posto a terra davanti ai maxischermi nel Race Village e nelle Fanzone. Si diverte a ballare con le sue raffiche attorno ai 21 nodi, limite massimo per regatare, tiene in sospeso le gare come è successo domenica, per poi calare dispettoso e rendere possibile la partenza quando Luna Rossa era alla prese con una vela rotta. Anche ieri si è presentato, e promette di farlo pure oggi, per cercare di spezzare l’equilibrio di una finale di Louis Vuitton Cup che non ne vuole sapere di prendere una piega a favore di Pradao diIneos Britannia, ferme sul 3-3 quando sta arrivando il quinto giorno di regate.
“In tutta la mia carriera di Coppa America poche volte ho visto due barche così simili” sostiene Francesco ‘Checco’ Bruni, che in trenta anni di competizioni ne ha vissute sei, oltre a sette Mondiali vinti in varie categorie e a tre Olimpiadi. Non immagina nemmeno lui quando l’equilibrio possa essere spezzato, perché il copione più o meno funziona così: Ineos vince perché Luna Rossa si rompe o combina un guaio, poi Luna Rossa vince perché sfrutta appieno il suo potenziale e Ineos non la riprende più. “Sinceramente non so quando ci sarà la svolta, più di metterci l’energia al 100% non posso” confessa Bruni. “Sarà massacrante fino alla fine, però chi vincerà arriverà in America’s Cup con New Zealand veramente allenato”.
Certo, Luna Rossa è molto più teatrale. Sembra piegata, poi reagisce con grinta. Domenica quella vela rotta con le bacchette di carbonio a bucarle la pelle, poi la vittoria spettacolare a più di 52 nodi di velocità con la vela-muletto. Quale vela ha montato lunedì la Luna? Quella rotta, ovviamente, il modello da vento forte riparata nella notte da velai sonnambuli. Ma poi cosa succede? Al via della quinta regata arriva l’errore umano, e anche in questo caso a beneficiarne è la barca di Sir Ben Ainslie: “Abbiamo fatto una rotazione, diciamo, troppo aggressiva. Per separarci da Ineos, abbiamo caricato troppo il foil di sinistra che in certe condizioni va in stallo” la spiegazione tecnica di Bruni del mezzo affondamento nella fase di pre partenza. Ma poi, come sempre, è arrivata la reazione, con una nuova regata quasi dominata su Ineos che ha inseguito tutto il tempo.
Gli equipaggi: “Questo equilibrio piacerà alle tv”
Insomma, non se ne esce da questo equilibrio, il 7-1 per Luna Rossa ad Auckland tre anni fa sembra la storia di due team che non hanno niente a che vedere con questi (soprattutto con questa Ineos), e ogni tanto qualcuno degli equipaggi butta lì la battuta che tutto questo piacerà alla tv. Ma anche nei pub attorno al porto di Barcellona dove tra una pinta e l’altra i tifosi inglesi sognano la prima America’s Cup, che hanno inventato ma mai vinto. Infatti ancora il giorno dopo c’era malumore per le decisioni degli umpire, della giuria che non ha penalizzato Luna Rossa (che però non ha mugugnato per quella partenza concessa quando stava sostituendo la randa bucata). La tensione è alta, le ambizioni ancora di più, ma Bruni promette: “Noi non molliamo, niente”. E con quello sguardo di fuoco e l’aquila sul casco c’è da credergli.