Jimmy Spithill: “Luna Rossa deve imparare la lezione. Gli altri sono stati migliori di noi”
di Mattia Chiusano“È stata una campagna fantastica, mi sono divertito moltissimo. Ho un ottimo rapporto con Patrizio e la famiglia Bertelli, sono un team di persone fantastiche. Ma alla fine, siamo stati battuti da una squadra migliore”.
È già passata una vita dal 4 ottobre che ha spento il sogno di Luna Rossa. La sconfitta con Ineos a Barcellona è un ricordo, molti fuoriclasse della vela sono ad Auckland e tra loro c’è il Pitbull. Jimmy Spithill, più giovane timoniere di Coppa America nel 1997, vincitore del trofeo più antico in due edizioni consecutive (2010 e 2013), leggenda della vela che ha dato l’addio a Prada, e all’America’s Cup, appena sceso dal bolide argentato che sembrava il più veloce di tutti. Per dedicarsi a una nuova avventura: l’emergente mondiale Sail GP, in cui lui è il leader del Red Bull Italy SailGP Team, la prima squadra italiana presente sul circuito giunto alla seconda tappa in Nuova Zelanda.
“È stata una campagna fantastica, mi sono divertito moltissimo. Ho un ottimo rapporto con Patrizio e la famiglia Bertelli, sono un team di persone fantastiche. Ma alla fine, siamo stati battuti da una squadra migliore”.
È già passata una vita dal 4 ottobre che ha spento il sogno di Luna Rossa. La sconfitta con Ineos a Barcellona è un ricordo, molti fuoriclasse della vela sono ad Auckland e tra loro c’è il Pitbull. Jimmy Spithill, più giovane timoniere di Coppa America nel 1997, vincitore del trofeo più antico in due edizioni consecutive (2010 e 2013), leggenda della vela che ha dato l’addio a Prada, e all’America’s Cup, appena sceso dal bolide argentato che sembrava il più veloce di tutti. Per dedicarsi a una nuova avventura: l’emergente mondiale Sail GP, in cui lui è il leader del Red Bull Italy SailGP Team, la prima squadra italiana presente sul circuito giunto alla seconda tappa in Nuova Zelanda.
È stata immensa la delusione nel team Luna Rossa: cosa le resta di quel periodo?
“Se sei lo sfidante devi davvero riuscire a raggiungere il massimo nell’apprendimento e dello sviluppo. E se guardi Ineos, all’inizio non erano il top team, ma hanno avuto un'enorme crescita e lo hanno fatto meglio di qualsiasi altra squadra: chi fa questo, vince”.
Se lo avesse fatto Luna Rossa, avrebbe vinto anche con New Zealand?
“I detentori hanno sempre un bel vantaggio: conoscono in anticipo le regole, sono già in finale quindi hanno il 50% di possibilità di vincere. Ma alla fine sì, i neozelandesi erano davvero troppo forti”.
Cosa consiglierebbe a Max Sirena in vista della prossima Coppa?
“Penso che tutti siano rimasti delusi. Se non vinci non importa se sei a bordo, se sei un cuoco, un costruttore di barche, un designer. Penso che adesso sia fondamentale cercare di imparare la lezione, essere più onesti possibile con sé stessi e con i compagni di squadra. Provare a studiare cosa hanno fatto meglio le altre squadre e non mollare mai: è la vita. Impari molto di più dalle sconfitte che dalle vittorie. Niente mi piacerebbe di più che vedere l'Italia vincere l'America's Cup. Ma al momento vorrei che l’Italia vincesse in SailGP: amo questo paese, il modo in cui sono stato accettato nella squadra, le persone, la cultura, tutto. Sono stato fortunato, e felice con la mia famiglia”.
Certo, l’America’s Cup è un’altra cosa.
“La adoro, ma guardare due barche una contro l’altra non è sempre emozionante, soprattutto se una di queste ha un grande vantaggio tecnico. In F1 o in MotoGP vedi alcuni duelli molto belli, ed è per questo che mi piace gareggiare in SailGP, perché le gare di flotta sono emozionanti, e nessuno ha un vantaggio tecnico visto che lo sviluppo viene condiviso con tutti: nuovi foil, nuove ali, hardware, software. Vince davvero la squadra migliore. È la campagna più emozionata che abbia mai visto”.
Dice che qualcosa dovrebbe cambiare nella vela?
“La vela ha sempre avuto l'America's Cup, la Volvo Ocean Race. Ma tutti questi eventi non hanno mai una stagione regolare: passa molto tempo tra una gara e l'altra, in genere quattro anni. Ho partecipato alle ultime otto Coppe America di fila, e non sai mai dove sarà la prossima, non conosci mai le regole. Invece sai tutto sulle prossime Olimpiadi, Coppe del mondo di calcio, di basket… con il SailGP finalmente abbiamo un campionato con una stagione regolare. E durerà, basta vedere valutazioni dei media, numeri digitali”.
Come mai ha voluto a tutti i costi un team italiano?
“Negli anni di Luna Rossa, quando vivevo in Sardegna, andavo nei club di vela, di windsurf, e mi sono reso conto che c’è tantissimo talento nel vostro paese. Guarda i risultati olimpici, Luna Rossa che è stata challenger nel 2021, finalista di Vuitton Cup, poi vincitrice della coppa femminile e di quella dei giovani. Ho capito quanto l'Italia sia culturalmente legata allo sport della vela, quando venivo col team USA di SailGP la tappa di Taranto muoveva un’enorme quantità di fan e non c'era nemmeno un team italiano. Ho pensato “wow, sarà incredibile se insieme al mio sponsor Red Bull riuscirò a mettere insieme tutti questi ingredienti, più star come Ruggero Tita”. Gli italiani non possono aspettare tre o quattro anni per vedere le Olimpiadi o la Coppa America”.
Le donne continuano a essere sottovalutate nella vela secondo Caterina Banti.
“La realtà della vela è qui, nella SailGP uomini e donne gareggiano insieme. Ed è storico che nel team brasiliano sia al timone Martine Grael, figlia del grande Torben: tutto questo mi fa sentire vecchio perché ho gareggiato con lui in una campagna di Luna Rossa del 2007”.
È stato nel team di Patrizio Bertelli, ora è nel circuito fondato da Larry Ellison: cosa significa frequentare un tycoon?
“In quale altro sport puoi lavorare con alcuni dei migliori uomini e donne d'affari del mondo? C’è qualcosa di speciale nella vela che attrae il grande business, ma accanto a queste persone scopri quanta sia la passione per lo sport e l’amore per la competizione. E quanta sia l’umiltà, Larry non era affatto preoccupato di mettersi in gioco. Certo, non cucinava per noi come ha fatto qualche volta Patrizio”.
Ha parlato dell’importanza della vela nel superare i suoi problemi adolescenziali, il bullismo, una gamba più corta dell’altra: cosa vuol dire ai ragazzi che attraversano le fasi più delicate della crescita?
“Una delle cose più difficili oggi è essere un bambino. Ci sono così tante distrazioni, device, social media. Lo sport ti costringe a uscire e imparare che ognuno è diverso, alcuni sono bravi in alcune cose, altri in altre, e soprattutto siamo tutti diversi. Lo sport ti porta fuori dalla tua zona di comfort, se non lo fai non impari molto su te stesso. Poi c’è la vela, e qui si tratta di sfidare Madre Natura e poi tornare a casa. Non è come andare su un campo di rugby, sport che pure ho praticato. Quando esci nell'oceano il vento ogni volta è diverso, e tutto questo è gratificante per un ragazzino che sta crescendo. Come ero io, quando salii per la prima volta in barca”.