Davide Nicola, a Empoli c’è l’uomo buono per tutte le (mezze) stagioni
di Furio ZaraQuando una squadra è in disarmo, tra i tanti nomi in ballo nella centrifuga delle ipotesi, irresistibile è quello di Davide Nicola, l’allenatore-ciappinaro, il Mr Wolf delle panchine di Serie A, l’uomo buono - considerata la sua media di permanenza - per tutte le (mezze) stagioni. Domenica debutta sulla panchina di un Empoli che è passato da Zanetti a Andreazzoli, senza tuttavia imprimere al proprio percorso una svolta. Urge spiegazione: il ciappinaro - così nello slang bolognese viene definito il re dei lavoretti casalinghi - di mestiere aggiusta le cose. Tu lo chiami, concordi il prezzo, lui arriva e ti fa felice. Davide Nicola aggiusta le squadre. Sistemare lo scarico di un lavandino, correggere la posizione di Baldanzi. Realizzare un controsoffitto in cartongesso, ritrovare gli equilibri perduti con il caro vecchio 3-4-1-2.
Una lunga storia di imprese impossibili
La sua storia di allenatore è una lunga teoria di imprese che ai più risultavano disperate, mentre a lui no. Ha salvato…
Quando una squadra è in disarmo, tra i tanti nomi in ballo nella centrifuga delle ipotesi, irresistibile è quello di Davide Nicola, l’allenatore-ciappinaro, il Mr Wolf delle panchine di Serie A, l’uomo buono - considerata la sua media di permanenza - per tutte le (mezze) stagioni. Domenica debutta sulla panchina di un Empoli che è passato da Zanetti a Andreazzoli, senza tuttavia imprimere al proprio percorso una svolta. Urge spiegazione: il ciappinaro - così nello slang bolognese viene definito il re dei lavoretti casalinghi - di mestiere aggiusta le cose. Tu lo chiami, concordi il prezzo, lui arriva e ti fa felice. Davide Nicola aggiusta le squadre. Sistemare lo scarico di un lavandino, correggere la posizione di Baldanzi. Realizzare un controsoffitto in cartongesso, ritrovare gli equilibri perduti con il caro vecchio 3-4-1-2.
Una lunga storia di imprese impossibili
La sua storia di allenatore è una lunga teoria di imprese che ai più risultavano disperate, mentre a lui no. Ha salvato il Crotone che già stava compilando i moduli per la Serie B (2016-17), ha tolto dall’inferno il Genoa (2019-20) subentrando in corsa (la sua specialità), ha tenuto per ultimo in Serie A con le unghie la Salernitana giocandosi la salvezza con un tiro di dadi. Chiamato nel febbraio 2021, Nicola aveva davanti l’abisso, tre mesi e quattordici partite per provare a non caderci dentro. Ci è riuscito, risollevando una squadra ultima in classifica e portandola tra lacrime e sudore oltre le colonne d’Ercole, conquistando 12 punti in 15 partite. Rischiando pure la beffa finale perché all’ultima giornata la Salernitana crollò miseramente in casa contro l’Udinese (0-4) e il timbro per la A arrivò solo perché il Cagliari non riuscì a vincere sul campo del già retrocesso Venezia. All’epoca il ds amaranto Walter Sabatini al mercato di gennaio rivoltò la squadra come un calzino e gliela rifece praticamente nuova di zecca: bravo Nicola a trovare subito il collante. Poco probabile che capiti questa volta a Empoli.
Il quattrocentista delle salvezze
Il suo pezzo forte sono i finali di stagione, quando la tremarella attanaglia le concorrenti e ad avere la meglio è chi ci crede di più. Quasi sempre, lui. Un quattrocentista delle salvezze, non esattamente uno da lunga distanza. Buon senso, praticità, qualche bella intuizione le sue caratteristiche. Stavolta ha raccolto un Empoli al penultimo posto, a 13 punti. Un punto dietro c’è la Salernitana, quattro punti davanti c’è il Verona. La salvezza è distante cinque punti. Mancano 18 giornate, c’è il tempo di fare/disfare. Non è affatto semplice (non è mai semplice), ma il nostro se l’è vista peggio in altre occasioni. E di certo non si spaventa. Lo sostiene una solida conoscenza di calcio , annacquata di sano ottimismo. E’ ormai conscio che il suo destino è questo. Da quando allena (2010), l’allenatore-ciappinaro ha aperto e chiuso solo quattro campionati, ma l’ultimo risale al 2016-17, quando appunto salvò il Crotone da una B pressoché certa. Da allora una volta si è dimesso, due volte è stato esonerato, cinque volte è subentrato, salendo sulla giostra in corsa e cercando - riuscendoci - di trasformare un ronzino non certo in un fenomeno, ma almeno in un cavallo che al traguardo ci arriva, sempre e comunque.