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L’inarrestabile Inter: va più forte anche del Napoli di Spalletti

Simone Inzaghi
Simone Inzaghi (ansa)

La squadra di Inzaghi ha fatto un punto in più della perfetta macchina azzurra dello scorso anno. Ma ha una differenza reti nettamente migliore e una difesa con numeri superiori a tutte le grandi d’Europa

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Superman o Batman. De Niro o Al Pacino. Il Napoli di Spalletti nella scorsa stagione, o l’Inter di Inzaghi in questa. Il dilemma divide appassionati di calcio e tifosi da quando, battendo l’Atalanta per 4-0, i nerazzurri hanno raggiunto quota 69 punti, uno in più di quanti gli azzurri ne avessero lo scorso anno dopo 26 giornate. Ovunque in rete si trovano sondaggi in cui si chiede agli utenti di schierarsi. Il risultato è più o meno sempre quello: tre quarti per la squadra milanese guidata dall’allenatore piacentino, un quarto per quella napoletana condotta del tecnico certaldese. Più che le impressioni, il tifo o il sentimento, a far pendere il pendolino dalla parte dell’attuale capolista sono i numeri.

Una sconfitta in più per il Napoli

Partiamo dai più banali. I punti. Fra l’Inter che è, e il Napoli che è stato, balla la differenza fra un pareggio e una sconfitta. I nerazzurri hanno perso solo contro il Sassuolo, a San Siro lo scorso 27 settembre, mentre gli azzurri a questo punto della stagione di sconfitte in campionato ne avevano incassate due, con Inter e Lazio. Se le vittorie sono 22 per entrambe le formazioni, l’Inter ha per contro un pareggio in più. Oltre che con la Juventus all’andata, non ha vinto con Bologna e Genoa. Il Napoli, giunta allo stesso punto del percorso, aveva finito in parità le gare con Fiorentina e Lecce. Sfumature. Il solco fra la capolista di un anno fa e quella di oggi si fa però più profondo quando col pallottoliere anziché i punti si passa a contare i gol.

Sette reti in più per l’Inter (che ne incassa meno)

Il Napoli della scorsa stagione, bello quanto quello di Sarri ma più concreto, dopo 26 partite aveva segnato 60 gol e ne aveva incassati 16, con una differenza reti di 44. L’Inter di quest’anno, tignosa come quella di Conte ma migliore in tutto, di reti ne ha fin qui fatte 67, come nessun’altra squadra nei cinque maggiori campionati europei. E ne ha incassate appena 12 altro, dato senza pari in Premier League, Liga, Bundesliga e Ligue 1. La differenza reti per l’Inter è a quota 55. Un dato impressionante di per sé, ma ancor più se si considera che il Milan, secondo migliore attacco in campionato, di reti ne ha finora segnate in tutto 53. Per contro, il Napoli aveva un dato superiore di possesso palla medio.

Lautaro sulle tracce di Osimhen

Passando ai singoli calciatori, l’affare si complica e i numeri aiutano meno. Meglio il maestro delle chiusure Kim o il centrale con i piedi da mezzala Pavard? Più incisivo il Lobotka di Spalletti, centrocampista totale, o il Calhanoglu di Inzaghi, architetto ancor più che regista? Il dibattito è esistenziale e sfugge alle metriche. Più facile tentare un confronto fra gli attaccanti, la cui performance almeno in parte si misura in gol, materia prima preziosa in un uno sport che deve il suo successo planetario ai pochi punti che vengono segnati, e all’attesa spasmodica che ciò avvenga. Osimhen, capocannoniere della scorsa stagione, ha chiuso a 26 reti. Lautaro, che al 3 giugno scorso aveva fatto 21 gol, oggi è già a quota 23. Secondo miglior marcatore napoletano nel campionato passato è stato Kvaratskelia, con 12 centri, due in più di quanti ne abbia realizzati finora Thuram, a quota 10. I due interisti hanno dodici partite per superare in prospettiva i colleghi napoletani.

Dodici punti di vantaggio e altrettante partite da giocare

Fin qui, quel che si può misurare. Poi c’è l’imponderabile: quel che potrebbe succedere da qui alla fine del campionato in corso. Il Napoli, al secondo anno con Spalletti, il suo campionato lo ha vinto. L’Inter, alla terza stagione di Inzaghi, non ancora. La storia della Serie A a girone unico dice che nessuno ha mai recuperato in 12 giornate 12 punti di svantaggio, e tanti ne ha la Juventus. Ma le partite vanno giocate. “È ancora lunga, non abbiamo fatto niente”, dice con prudenza Inzaghi. Che sia ancora lunga, è vero. Sugli spalti a San Siro si va con piumino e maglia di lana, mentre all’ultima di campionato, a fine maggio, si assisterà probabilmente in maglietta. Il fatto l’Inter che non abbia fatto niente, invece, è opinabile. Solo nel 2024 la squadra nerazzurra ha vinto tutte le otto partite di campionato, a cavallo fra i due gironi, più l’ottavo di andata in Champions e le due gare di Supercoppa, compresa la finale col Napoli. Napoli che lo scorso anno, fra l’8 gennaio e il 25 febbraio, in campionato di vittorie ne mise in fila a sua volta otto. Prima del filotto, ci fu la sconfitta a San Siro con l’Inter, che sarebbe poi arrivata in finale di Champions, fermandosi però al terzo posto in Serie A. Da allora, molte cose sono cambiate. In definitiva: è più forte questa Inter rispetto a quel Napoli, come emerge dai sondaggi in rete? Ci sono indizi. Prove, è impossibile.

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