ROMA - Giovedì alle ore 17.30 comincia la finale scudetto del campionato di volley maschile targata Linkem cup tra l'Itas Diatec Trentino e la Copra Elior Piacenza. Primo atto della serie, al meglio delle tre gare su cinque, in casa di Trento, capolista della regular season e accreditata con il ruolo di favorita dai bookmakers. Si tratta del remake andato in scena nella stessa fase del tabellone 2008 e 2009.
Entrambe le squadre arrivano all'evento avendo vinto tutte le partite nel cammino dei playoff. Trento, però, approda al match dopo aver superato in sole due gare l'ostacolo Cuneo. Questo permette alla formazione trentina di poter disporre di una decina di giorni per recuperare le energie e lavorare con la dovuta calma e tranquillità. Viceversa agli emiliani serve una partita in più per completare la rimonta ai danni di Macerata, partita in vantaggio di un punto per il miglior piazzamento nella stagione regolare.
Tra i padroni di casa, giunti alla sesta finale di seguito, tre giocatori sempre presenti nei cinque precedenti: il capitano Matey Kaziyski (primo marcatore della storia trentina con 4.020 punti in 272 partite), il centrale Emanuele Birarelli e il libero Andrea Bari, recordman di presenze a Trento (335 domani). L'allenatore Radostin Stoytchev tenta l'assalto allo scudetto già vinto dalla società gialloblù nel 2008 proprio contro Piacenza e nel 2011 ai danni di Cuneo. La formazione campione del mondo in carica può contare sulle invenzioni del regista Raphael, sulle prodezze offensive di Stokr e sulla classe dell'italo-cubano Juantorena. Quest'ultimo troverà dall'altra parte della rete un altro cubano e amico il centrale Simon, gigante decisivo per gli emiliani in semifinale.
Il cammino di Piacenza in una finale riparte proprio dall'impianto dove avave disputato la sua ultima partita in questa fase del tabellone, vincendo il suo unico tricolore nel 2009. Nella seconda parte della stagione la squadra allenata da Luca Monti cresce tanto e acquista maggiore sicurezza fino a mettere in bacheca la Challenge cup. Attacco e servizio sono da sempre i punti di forza della compagine biancorossa, come dimostrato anche contro i campioni uscenti della Lube, stesi proprio dalle battute di Simon, Holt e Fei, dall'ottima vena in regia di De Cecco e dalla costante presenza ed esperienza di due giocatori come Papi e Zlatanov, rispettivamente all'undicesima e settima finale scudetto della propria carriera. Ma in buona condizione è apparsa pure la difesa in grado di non far cadere troppi palloni nella propria metà campo. Un'arma aggiuntiva per la Copra è la panchina lunga, che permette a Monti di cambiare le carte in tavola con l'inserimento in difesa di Corvetta, in attacco di Vettori, in ricezione di Maruotti e a muro di Tencati. Fra i giocatori a disposizione di coach Monti (al terzo playoff della sua carriera), gli unici ad aver già vinto lo scudetto sono Papi (6), Tencati (6), Fei (4) e Zlatanov (1). Tutti gli altri sono addirittura esordienti in una serie di finale.
Monti, dopo una stagione combattuta Piacenza è in finale scudetto.
"Sicuramente se all'inizio del campionato mi avessero detto che saremo arrivati fino in fondo non ci avrei creduto, anzi avrei firmato per un traguardo così prestigioso. Poi con il passare dei mesi la situazione è cambiata".
Eliminata Macerata, ora sognate l'impresa contro i giganti di Trento?
"Ci giochiamo le nostre chance. Siamo arrivati fin qui con un playoff senza sconfitte e con tanta voglia di misurarci e stupire ancora. Vincere tre partite di fila contro la Lube non era facile e ci siamo riusciti. E' chiaro che rispettiamo Trento, una squadra forte e organizzata per arrivare prima in ogni competizione. Per loro un secondo posto sarebbe una delusione".
Contro l'Itas Diatec ci vuole qualcosa in più di quanto fatto vedere finora?
"Sicuramente per superare un ostacolo così imponente serve una prestazione collettiva del gruppo, nessuno escluso. Contro i campioni del mondo non possiamo permetterci gli stessi passaggi a vuoto visti nella semifinale contro Macerata, serve maggior continuità. Trento non ci perdonerebbe".
Quali sono gli errori da evitare per giocare alla pari?
"Elevare la nostra qualità del gioco, ridurre gli errori in attacco, mettere pressione agli avversari con la battuta e non lasciare facili ricostruzioni nella loro metà campo. Solo così possiamo togliere certezze a Trento e far capire che ci siamo anche noi".
In pratica le stesse armi che userà Trento.
"Certo, loro proveranno a crearci problemi in ricezione in modo da farci avere un gioco offensivo meno lucido".
Quindi per la Copra ricevere bene è determinante, significa mettere in moto la forte batteria dei centrali.
"Assolutamente sì, dobbiamo fare in modo che il palleggiatore, come successo contro Macerata, possa scegliere con lucidità il tipo di gioco. E' chiaro che l'obiettivo è innescare al meglio i centrali, in attacco sono tra i migliori al mondo".
In un ipotetico scontro diretto tra giocatori dello stesso ruolo come sono messe le cose...
"In una finale del genere non c'è solo il confronto diretto tra atleti, ma entrano in gioco altre variabili. E' importante il collettivo, il gioco che riesci a esprimere, una grande costanza e la giusta reazione nei momenti difficili delle sfide. Insomma conta molto il gruppo e la capacità di minare le certezze avvesarie. E' difficile che il singolo possa fare la differenza".
Ora Piacenza è una formazione davvero completa, con un panchina, forse un po' a sorpresa, decisiva.
"Per me, che alleno ogni giorno questi ragazzi, non è una sorpresa. Sapevo il loro valore e sono convinto che possono giocare titolari in qualsiasi club di serie A1. Ma hanno dimostrato grandi doti anche mentali perché ogni volta che sono stati chiamati sotto rete si sono sempre fatti trovare pronti, in campionato come nei playoff".
Infatti Monti ha utilizzato spesso il doppio cambio per dare una scossa alla squadra.
"Qualche volta ho inserito Vettori, con ottimi risultati, per permettere a Fei di ritrovare la condizione e Maruotti quando è stato gettato nella mischia, al posto di Papi, ha fatto un grosso lavoro tra difesa e attacco".
Dalle difficoltà di avvio stagione ai successi della fase conclusiva, compresa la Challenge cup. Dove è arrivata la svolta?
"Da tre mesi a questa parte giochiamo davvero bene. Siamo in un trend positivo, abbiamo acquisito maggiore consapevolezza, in campo e fuori tutto gira al meglio. Sappiamo soffrire insieme e ribaltare le situazioni complicate con il collettivo".
Entrambe le squadre arrivano all'evento avendo vinto tutte le partite nel cammino dei playoff. Trento, però, approda al match dopo aver superato in sole due gare l'ostacolo Cuneo. Questo permette alla formazione trentina di poter disporre di una decina di giorni per recuperare le energie e lavorare con la dovuta calma e tranquillità. Viceversa agli emiliani serve una partita in più per completare la rimonta ai danni di Macerata, partita in vantaggio di un punto per il miglior piazzamento nella stagione regolare.
Tra i padroni di casa, giunti alla sesta finale di seguito, tre giocatori sempre presenti nei cinque precedenti: il capitano Matey Kaziyski (primo marcatore della storia trentina con 4.020 punti in 272 partite), il centrale Emanuele Birarelli e il libero Andrea Bari, recordman di presenze a Trento (335 domani). L'allenatore Radostin Stoytchev tenta l'assalto allo scudetto già vinto dalla società gialloblù nel 2008 proprio contro Piacenza e nel 2011 ai danni di Cuneo. La formazione campione del mondo in carica può contare sulle invenzioni del regista Raphael, sulle prodezze offensive di Stokr e sulla classe dell'italo-cubano Juantorena. Quest'ultimo troverà dall'altra parte della rete un altro cubano e amico il centrale Simon, gigante decisivo per gli emiliani in semifinale.
Il cammino di Piacenza in una finale riparte proprio dall'impianto dove avave disputato la sua ultima partita in questa fase del tabellone, vincendo il suo unico tricolore nel 2009. Nella seconda parte della stagione la squadra allenata da Luca Monti cresce tanto e acquista maggiore sicurezza fino a mettere in bacheca la Challenge cup. Attacco e servizio sono da sempre i punti di forza della compagine biancorossa, come dimostrato anche contro i campioni uscenti della Lube, stesi proprio dalle battute di Simon, Holt e Fei, dall'ottima vena in regia di De Cecco e dalla costante presenza ed esperienza di due giocatori come Papi e Zlatanov, rispettivamente all'undicesima e settima finale scudetto della propria carriera. Ma in buona condizione è apparsa pure la difesa in grado di non far cadere troppi palloni nella propria metà campo. Un'arma aggiuntiva per la Copra è la panchina lunga, che permette a Monti di cambiare le carte in tavola con l'inserimento in difesa di Corvetta, in attacco di Vettori, in ricezione di Maruotti e a muro di Tencati. Fra i giocatori a disposizione di coach Monti (al terzo playoff della sua carriera), gli unici ad aver già vinto lo scudetto sono Papi (6), Tencati (6), Fei (4) e Zlatanov (1). Tutti gli altri sono addirittura esordienti in una serie di finale.
Monti, dopo una stagione combattuta Piacenza è in finale scudetto.
"Sicuramente se all'inizio del campionato mi avessero detto che saremo arrivati fino in fondo non ci avrei creduto, anzi avrei firmato per un traguardo così prestigioso. Poi con il passare dei mesi la situazione è cambiata".
Eliminata Macerata, ora sognate l'impresa contro i giganti di Trento?
"Ci giochiamo le nostre chance. Siamo arrivati fin qui con un playoff senza sconfitte e con tanta voglia di misurarci e stupire ancora. Vincere tre partite di fila contro la Lube non era facile e ci siamo riusciti. E' chiaro che rispettiamo Trento, una squadra forte e organizzata per arrivare prima in ogni competizione. Per loro un secondo posto sarebbe una delusione".
Contro l'Itas Diatec ci vuole qualcosa in più di quanto fatto vedere finora?
"Sicuramente per superare un ostacolo così imponente serve una prestazione collettiva del gruppo, nessuno escluso. Contro i campioni del mondo non possiamo permetterci gli stessi passaggi a vuoto visti nella semifinale contro Macerata, serve maggior continuità. Trento non ci perdonerebbe".
Quali sono gli errori da evitare per giocare alla pari?
"Elevare la nostra qualità del gioco, ridurre gli errori in attacco, mettere pressione agli avversari con la battuta e non lasciare facili ricostruzioni nella loro metà campo. Solo così possiamo togliere certezze a Trento e far capire che ci siamo anche noi".
In pratica le stesse armi che userà Trento.
"Certo, loro proveranno a crearci problemi in ricezione in modo da farci avere un gioco offensivo meno lucido".
Quindi per la Copra ricevere bene è determinante, significa mettere in moto la forte batteria dei centrali.
"Assolutamente sì, dobbiamo fare in modo che il palleggiatore, come successo contro Macerata, possa scegliere con lucidità il tipo di gioco. E' chiaro che l'obiettivo è innescare al meglio i centrali, in attacco sono tra i migliori al mondo".
In un ipotetico scontro diretto tra giocatori dello stesso ruolo come sono messe le cose...
"In una finale del genere non c'è solo il confronto diretto tra atleti, ma entrano in gioco altre variabili. E' importante il collettivo, il gioco che riesci a esprimere, una grande costanza e la giusta reazione nei momenti difficili delle sfide. Insomma conta molto il gruppo e la capacità di minare le certezze avvesarie. E' difficile che il singolo possa fare la differenza".
Ora Piacenza è una formazione davvero completa, con un panchina, forse un po' a sorpresa, decisiva.
"Per me, che alleno ogni giorno questi ragazzi, non è una sorpresa. Sapevo il loro valore e sono convinto che possono giocare titolari in qualsiasi club di serie A1. Ma hanno dimostrato grandi doti anche mentali perché ogni volta che sono stati chiamati sotto rete si sono sempre fatti trovare pronti, in campionato come nei playoff".
Infatti Monti ha utilizzato spesso il doppio cambio per dare una scossa alla squadra.
"Qualche volta ho inserito Vettori, con ottimi risultati, per permettere a Fei di ritrovare la condizione e Maruotti quando è stato gettato nella mischia, al posto di Papi, ha fatto un grosso lavoro tra difesa e attacco".
Dalle difficoltà di avvio stagione ai successi della fase conclusiva, compresa la Challenge cup. Dove è arrivata la svolta?
"Da tre mesi a questa parte giochiamo davvero bene. Siamo in un trend positivo, abbiamo acquisito maggiore consapevolezza, in campo e fuori tutto gira al meglio. Sappiamo soffrire insieme e ribaltare le situazioni complicate con il collettivo".