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Volley donne, favola Conegliano: ''Lo scudetto? Ci siamo, proviamoci''

Le ragazze guidate dal giovane tecnico Gaspari, al primo anno in serie A1, in finale contro Piacenza dopo aver eliminato Villa Cortese e Busto Arsizio. ''Eravamo partite per salvarci, ora ci giochiamo il tricolore. E' qualcosa di straordinario ma meritato. Vogliamo arrivare fino in fondo''
di ROBERTO MARCELLETTI

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ROMA - Dopo una stagione costellata da problemi e defezioni, finalmente una bella storia colora di rosa il finale della serie A1 di volley femminile. La favola dell'Imoco Conegliano è da stropicciarsi gli occhi: in corsa per lo scudetto al primo anno nella massima competizione e dopo un quinto posto nella regular season. Ma non finisce qui. Le ragazze guidate dal giovane tecnico Marco Gaspari, appena trentenne, approdano in finale dopo aver eliminato ai quarti Villa Cortese (nelle ultime tre edizioni finalista perdente) costretta a subire la prima sconfitta interna nei playoff e le campionesse uscenti della Yamamay Busto Arsizio con un altro successo esterno su un campo ancora imbattuto nella stagione. Un biglietto da visita per una neonata società che può contare su un pubblico affezionato: al Palaverde a seguire gara due della semifinale scudetto oltre cinquemila spettatori, 5104 per la precisione, che vuol dire affluenza record per la categoria. Un colpo d'occhio che non si vedeva dai tempi di Sisley e Benetton. E adesso comincia l'avvicinamento alla finale.

Come accaduto nel resto del cammino dei playoff, la squadra veneta, nata con l'obiettivo di salvarsi, si troverà a fare la parte di Davide contro il gigante Golia rappresentato dalla Nordmeccanica Piacenza. Ma attenzione alla voglia e alla grinta di una società nuova di zecca, nata dopo la debacle dell'anno scorso della Spes Conegliano fermata a stagione in corso e cancellata. Adesso la musica è cambiata: investimenti mirati e garantiti dagli sponsor e stipendi pagati con puntualità. Insomma qui tira un'altra aria anche se la crisi si sente e il monte ingaggi (i contratti costano circa un milione di euro) viene adeguato alle risorse, magari con qualche rinuncia. Per evitare la concomitanza al PalaBanca con Piacenza-Trento finale maschile, domenica alle ore 15 si comincia al Palaverde. Poi le gare due e tre si disputano in Emilia.

Gaspari, pensava a una finale scudetto al primo anno di A1?
"Assolutamente no. Siamo partiti per raggiungere la salvezza il più presto possibile e ritrovarci quinti a fine della regular season era un ottimo traguardo".
E invece avete scritto la storia...
"Siamo partiti con l'idea che il nostro sestetto potesse perdere e vincere contro tutti, non andiamo in campo mai sconfitti. E abbiamo fatto bene".
Un campionato altalenante. Quando vi siete sbloccati?
"Dopo un avvio forte con tre vittorie nelle prime quattro partite ci siamo bloccati. Addirittura siamo diventate una squadra che giocava meglio in trasferta e con grandi difficoltà in casa. E così, dopo sei sconfitte di fila, c'è stato un grosso lavoro mentale e in palestra per acquisire maggiore sicurezza".
Coinciso con l'arrivo di Jenny Barazza?
"Anche ma non solo. Noi siamo una formazione giovane con un alto potenziale. Per raggiungere certi traguardi è servita la partecipazione corale. Basti pensare che la panchina è formata da atlete nate nel 93 e 94".
Avete dato grande prova di compattezza nell'eliminare Villa Cortese e addirittura Busto Arsizio.
"Quando sono partiti i playoff ho detto alle ragazze che si ricomincia da zero e zero, tutto viene annullato. Devo ammettere che qualche volta abbiamo sbagliato l'approccio alla gara, ma nelle sfide decisive siamo stati bravi andando a vincere a Villa, palazzetto inviolato nei playoff, e a Busto altro campo imbattuto in campionato".
Adesso la finale contro Piacenza. Un osso duro.
"La Nordmeccanica è costruita per arrivare in alto. Sappiamo che se giocano ai loro livelli possono farci male. E' il sestetto più esperto in circolazione. Allora dobbiamo fare noi la partita".
In che senso...
"Affrontiamo una squadra che ha giocato diverse gare, anche in Europa, durante la stagione. L'obiettivo è quello di provare a tenere alto il ritmo e costringere la Ferretti a correre e non giocare palla vicino alla rete. Se ci riusciamo possiamo competere con loro. Altrimenti sono complete in ogni settore della rete, dal centro ai martelli".
Però finora, con avversarie sempre più forti, ci siete riusciti.
"Direi che la nostra arma migliore è il cambio palla. Grazie a questa fase di gioco facciamo la differenza".
Vi sentite già appagate?
"No, ce lo sentiamo dire dall'inizio dei playoff. Sarebbe da ingenui conquistarsi una finale e non essere protagonisti. Adesso vogliamo arrivare fino in fondo e con l'aiuto di un pubblico possiamo partire con il piede giusto e mettere pressione alle avversarie. Per noi ogni gara è come un Vday, da qui fino al termine".
Quale giocatrice potrebbe fare la differenza?
"Il gruppo. Non siamo un sestetto che punta sui singoli. Solo Calloni e Barazza hanno giocato partite del genere, Barcellini ha vissuto momenti importanti in carriera e il resto è tutto da scoprire. Servono prove collettive e con un alto rendimento".
Comunque la stagione femminile, a livello economico e di club, lascia parecchi dubbi.
"C'è rammarico. Le cancellazioni di Crema e Modena non sono una bella pagina, ma quando si decide di fare degli investimenti serve pianificazione ed estrema attenzione".
Forse bisognava pensarci per tempo.
"Prima di fare degli acquisti dai grandi nomi è necessario vedere se certi investimenti possono essere realizzati. Altrimenti non facciamo il bene del movimento".
In passato Conegliano ha avuto gli stessi problemi...
"Facevo parte di quel gruppo (l'anno scorso chiusura della società, ndr) e ci abbiamo rimesso tutti. Ora sono tornato perché ci sono un gruppo di persone serie. Per loro parla l'esperienza di questa stagione con gli stipendi pagati puntualmente e senza fare il passo più lungo della gamba. In periodi di crisi è giusto ridurre le pretese e lavorare seriamente. E conta la fortuna di avere uno stipendio".
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