ROMA - "Senza dubbio è un talento che ha il coraggio di giocare e con la testa a posto. Adesso è importante che rimanga con i piedi per terra perché ne ho visti tanti che partono così e poi fanno una brutta fine. Se dovessi restare ancora a Trento (la sua permanenza è quasi certa, ndr), il mio dovere è di farlo lavorare ancora di più", il messaggio di fine stagione del tecnico Stoytchev, guru assoluto degli scudetti in casa Trento, rivolto al predestinato Simone Giannelli, titolare nelle ultime gare della finale scudetto e subito eletto miglior giocatore. In effetti il giovane palleggiatore fatto in casa, compirà 19 anni il prossimo 9 agosto (classe 1996), ha tutti i numeri del predestinato, il campione del futuro. Un giocatore davvero speciale con tanti riconoscimenti ottenuti a livello giovanile e già con dei record da incorniciare: è stato il più giovane giocatore nella storia della Trentino Volley a esordire nella massima serie, all'età di 17 anni, 2 mesi e 18 giorni, in occasione del match di Ravenna del 27 ottobre 2013.
In pochi, anzi pochissimi, avrebbero pensato che questo talento nato a Bolzano potesse diventare l'uomo della svolta nella finale scudetto contro Modena. Un vero e proprio valore aggiunto per la sua maturità e sicurezza nel guidare la squadra raccogliendo anche i complimenti dei compagni e degli avversari (uscendo dal PalaPanini per lui solo applausi). Un bravo ragazzo, come si dice in questi casi, che tra un'interrogazione al liceo Toniolo di Bolzano e tanta palestra ha stampato il quarto tricolore sulle maglie di Trento e si avvicina a coronare un suo sogno: giocare con la nazionale. E sicuramente il ct azzurro Berruto si sarà stropicciato gli occhi nel vedere "tanta grazia" in così pochi anni di età ed esperienza. Ma questo è un altro capitolo. Oggi è il giorno della consacrazione e dei festeggiamenti e il bolzanino non si ferma: "Dopo queste feste è tempo di tornare a lavorare in palestra perché c'è ancora tanto da migliorare, non si smette mai di imparare. E' bello dare un contributo importante a questa società, ho vinto lo scudetto sia con le giovanili che con la squadra senior. Ovviamente questa è un più importante rispetto alle giovanili, anche se tutte le vittorie aiutano a costruire il palmares del club e danno notorietà in tutta Italia, rappresenta l'occasione per farti notare".
La palma di miglior giocatore assegnata al giovane regista, tra l'altro, è un premio per il settore giovanile gialloblù, che ha fatto crescere Simone a suon di allenamenti e partite importanti tenendo conto che l'altoatesino dal 2010 ad oggi ha giocato in ogni categoria a cui ha preso parte (Boy League, Under 16, Under 17, Under 19 e Junior League) almeno una finale scudetto all'anno. L'ulteriore ciliegina sulla torta di un vivaio che alla rosa della prima squadra in questa stagione ha offerto ben sei elementi su quattordici totali: oltre a Giannelli, l'opposto Nelli, gli schiacciatori Fedrizzi, Lanza e Mazzone ed il libero Thei. Tutti, in precedenza erano già diventati campioni d'Italia almeno una volta nei tornei giovanili. Giannelli èun campione capitato al volley quasi per caso, "Ho iniziato a giocare a pallavolo perché ero alto e ci giocava mia sorella", che poi è diventata una "passione". Nonostante tra i suoi idoli spicca il tennista Roger Federer. Tra una lettura e l'altra di libri fantasy, i preferiti dal numero nove dolomitico, ha dato fantasia alla squadra e solidità ai risultati. Perché quando a Trento girano i registi si vince sempre. Il recente passato ne è la prova: Raphael in Coppa Italia ad Assago (30 dicembre 2012), poi Sintini in Finale Scudetto 2013 (12 maggio 2013) e Suxho per la Supercoppa 2013 (9 ottobre 2013) ed infine è toccato a Simone Giannelli al PalaPanini. Insomma il filo conduttore degli ultimi trionfi della Trentino Volley è sempre nel segno dei registi. Sono stati, infatti, proprio il brasiliano, il romagnolo, lo statunitense ed il bolzanino ad aggiudicarsi il premio di mvp delle ultime quattro finali italiane più recenti vinte. A chi dedica Giannelli il trionfo? Semplice: "Dedico la vittoria alla mia famiglia, la mia ragazza, a tutti i tifosi che ci sono sempre stati vicini e soprattutto a noi stessi". Mentre a chi gli fa notare che il difficile comincia adesso perché bisogna mantenere i piedi per terra. Lui ribatte serafico: "Ma no, basta tornare a casa, lavorare giorno per giorno e proseguire la vita di sempre". Forse con la variante di un'estate tinta di azzurro, proprio nell'anno preolimpico.
In pochi, anzi pochissimi, avrebbero pensato che questo talento nato a Bolzano potesse diventare l'uomo della svolta nella finale scudetto contro Modena. Un vero e proprio valore aggiunto per la sua maturità e sicurezza nel guidare la squadra raccogliendo anche i complimenti dei compagni e degli avversari (uscendo dal PalaPanini per lui solo applausi). Un bravo ragazzo, come si dice in questi casi, che tra un'interrogazione al liceo Toniolo di Bolzano e tanta palestra ha stampato il quarto tricolore sulle maglie di Trento e si avvicina a coronare un suo sogno: giocare con la nazionale. E sicuramente il ct azzurro Berruto si sarà stropicciato gli occhi nel vedere "tanta grazia" in così pochi anni di età ed esperienza. Ma questo è un altro capitolo. Oggi è il giorno della consacrazione e dei festeggiamenti e il bolzanino non si ferma: "Dopo queste feste è tempo di tornare a lavorare in palestra perché c'è ancora tanto da migliorare, non si smette mai di imparare. E' bello dare un contributo importante a questa società, ho vinto lo scudetto sia con le giovanili che con la squadra senior. Ovviamente questa è un più importante rispetto alle giovanili, anche se tutte le vittorie aiutano a costruire il palmares del club e danno notorietà in tutta Italia, rappresenta l'occasione per farti notare".
La palma di miglior giocatore assegnata al giovane regista, tra l'altro, è un premio per il settore giovanile gialloblù, che ha fatto crescere Simone a suon di allenamenti e partite importanti tenendo conto che l'altoatesino dal 2010 ad oggi ha giocato in ogni categoria a cui ha preso parte (Boy League, Under 16, Under 17, Under 19 e Junior League) almeno una finale scudetto all'anno. L'ulteriore ciliegina sulla torta di un vivaio che alla rosa della prima squadra in questa stagione ha offerto ben sei elementi su quattordici totali: oltre a Giannelli, l'opposto Nelli, gli schiacciatori Fedrizzi, Lanza e Mazzone ed il libero Thei. Tutti, in precedenza erano già diventati campioni d'Italia almeno una volta nei tornei giovanili. Giannelli èun campione capitato al volley quasi per caso, "Ho iniziato a giocare a pallavolo perché ero alto e ci giocava mia sorella", che poi è diventata una "passione". Nonostante tra i suoi idoli spicca il tennista Roger Federer. Tra una lettura e l'altra di libri fantasy, i preferiti dal numero nove dolomitico, ha dato fantasia alla squadra e solidità ai risultati. Perché quando a Trento girano i registi si vince sempre. Il recente passato ne è la prova: Raphael in Coppa Italia ad Assago (30 dicembre 2012), poi Sintini in Finale Scudetto 2013 (12 maggio 2013) e Suxho per la Supercoppa 2013 (9 ottobre 2013) ed infine è toccato a Simone Giannelli al PalaPanini. Insomma il filo conduttore degli ultimi trionfi della Trentino Volley è sempre nel segno dei registi. Sono stati, infatti, proprio il brasiliano, il romagnolo, lo statunitense ed il bolzanino ad aggiudicarsi il premio di mvp delle ultime quattro finali italiane più recenti vinte. A chi dedica Giannelli il trionfo? Semplice: "Dedico la vittoria alla mia famiglia, la mia ragazza, a tutti i tifosi che ci sono sempre stati vicini e soprattutto a noi stessi". Mentre a chi gli fa notare che il difficile comincia adesso perché bisogna mantenere i piedi per terra. Lui ribatte serafico: "Ma no, basta tornare a casa, lavorare giorno per giorno e proseguire la vita di sempre". Forse con la variante di un'estate tinta di azzurro, proprio nell'anno preolimpico.