ROMA - La partecipazione alla 21esima final six (terza consecutiva, quarta con Berruto in panchina) di World league della storia azzurra, in programma a Rio de Janeiro, verrà ricordata di certo come la più discussa e problematica. Dopo la dura decisione del ct Mauro Berruto di mandare a casa per motivi disciplinari quattro giocatori di cui tre titolari, vale a dire Dragan Travica, Ivan Zaytsev e Giulio Sabbi con l'aggiunta del giovane Randazzo, a poche ore dall'inizio delle partite, tornare in campo e pensare solo a giocare è difficile. Ma lo sport ad alti livelli impone anche questo. E così il nuovo capitano Birarelli e il gruppo dei superstiti, ai quali si sono aggiunti all'ultimo momento i tre “frastornati”, a causa delle ore di volo e fuso orario da assorbire, Saitta, Botto e Nelli, sono pronti per l'esordio fissato per mercoledì alle ore 21 contro la Serbia e la successiva sfida ventiquattrore più tardi, giovedì sempre alle ore 21, contro i campioni del mondo della Polonia. La prima e seconda del girone andranno, poi, a giocarsi le semifinali incrociate contro le prime due dell'altro girone composto dai padroni di casa del Brasile, gli Stati Uniti (vincitori dell'ultima edizione della World league) e la Francia. Per centrare il podio, raggiunto nelle ultime due edizioni a Mar del Plata e Firenze conquistando il bronzo, all'indomani del “rinnovamento forzato” l'Italia si presenta con otto esordienti: Antonov, Giannelli, Massari, Mengozzi, Colaci, Saitta, Botto e Nelli. Vale dire che più della metà dei componenti della rosa è alla prima esperienza in una manifestazione così importante. Solo il campo ci dirà se si tratta di un fattore positivo per la carica dell'ambiente oppure negativo per la mancanza di esperienza. Il cammino che ha portato gli azzurri a Rio de Janeiro è stato abbastanza tribolato dentro e fuori il campo. Lanza e compagni si sono qualificati alla final six dopo aver chiuso il proprio raggruppamento al terzo posto alle spalle di Brasile e Serbia, con un bilancio di sei vittorie e altrettante sconfitte che hanno fruttato sedici punti.
E tante discussioni sulle diverse soluzioni tecniche e tattiche con il ct Berruto che può volte è dovuto intervenire per mettere ordine e ripetere: “Questa è la strada giusta e non si cambia”. I principali malumori hanno coinvolto Ivan Zaytsev, proprio uno degli atleti mandati a casa. Il giocatore da opposto è tornato a fare lo schiacciatore-ricevitore e pare che il ritorno al suo vecchio ruolo non sia stato indolore. Zaytsev è reduce da una stagione costellata da infortuni e deludente con la Dinamo Mosca, per questo vorrebbe rifarsi in fretta. Un altro motivo di tensione è la scelta del regista. Anche in questo caso ci troviamo di fronte a un altro giocatore tornato in Italia in anticipo: Travica. La veemenza e le uscite positive del 19enne palleggiatore Giannelli facevano pendere, in alcune fasi di gioco, l'ago della bilancia dalla parte del campione d'Italia con la maglia di Trento. Alla vigilia il ct Mauro Berruto vuole parlare solo di pallavolo giocata e soprattutto della squadra tutta nuova che si trova a gestire: “Finalmente si gioca, sul campo di gioco abbiamo avuto un unico allenamento, un impianto davvero bello. Chiuse tutte le vicende che abbiamo vissuto nelle ultime ore, è arrivata finalmente la parte più bella del nostro lavoro, quella di scendere in campo. Sono felice che alcuni giovani ragazzi abbiano la possibilità di scendere in campo in una simile occasione”. E sugli obiettivi non si sbilancia: “La squadra è diversa da quella che è partita per giocare queste finali – spiega il ct torinese - ma il nostro obiettivo non cambia di una virgola. Andremo in campo senza recriminazioni cercando di arrivare il più lontano possibile. Gli stimoli sono notevoli. Serbia e Polonia sono due grandi squadre, in ballo c’è anche una sorta di leadership europea considerato che su sei squadre quattro sono del vecchio continente, la partita sarà già importante; in questo momento davanti ci sono tante opportunità”.
Emanuele Birarelli fa la parte del capitano e invita i compagni ad andare avanti: “Sicuramente ora c’è voglia di pensare solo alla pallavolo giocata. È innegabile che quanto accaduto abbia toccato il gruppo; dispiace a tutti noi, ma domani si gioca e quindi dobbiamo metterci il passato alle spalle. Sarà una gara molto difficile, lo sappiamo bene così come sappiamo che la nostra sarà una squadra atipica, ma sono sicuro che tutti faranno del loro meglio, ci conosciamo abbastanza bene”. Sulle possibilità della squadra di arrivare in alto il centrale guarda in faccia la realtà: “Per i più giovani credo sia un’occasione importante; una final six non capita tutti giorni, soprattutto se si gioca in un impianto simile e contro avversarie di questo livello. Bisognerà trarne un importante insegnamento. Non sarà facile, ma ci sarà l’atteggiamento giusto. Con Serbia e Polonia saranno due gare toste, i gironi sono entrambi molto difficili, gli avversari li conosciamo. Vincerà chi gestirà meglio i momenti clou e chi avrà più voglia. Sia Serbia che Polonia, in questa fase, hanno fatto bene, ora conta solo il gioco”. Per gli amanti delle statistiche ricordiamo che contro la Serbia si gioca la sfida numero 27 con un bilancio di 15 vittorie azzurre e 11 della squadra balcanica. Poi incontreremo per la 72esima volta la Polonia questa volta con un bilancio negativo: 41 vittorie polacche contro 30 italiane. A leggere la storia degli eventi azzurri in Brasile, invece, ritorna il buonumore, magari utile a far sorridere un gruppo che ha bisogno di stare in campo e dimenticare in fretta. La fase conclusiva della World League torna nel paese sudamericano dopo sette anni: l’ultima edizione disputata nel paese sudamericano è stata ospitata proprio dalla città carioca nel 2008. L’impianto preposto è il Maracanãzinho, uno dei templi della pallavolo mondiale dove l’Italia vinse il suo primo campionato del mondo nel 1990 e cinque anni dopo (esattamente 20 anni fa) la sua quinta World league. Quella in programma da mercoledì a domenica sarà anche un’interessante anteprima dei Giochi olimpici dato che l’impianto sarò lo stesso nel quale si giocherà il prossimo anno. Giochi ai quali l'Italia deve ancora qualificarsi: i primi pass sono in palio a settembre nella Coppa del mondo in Giappone. Ricordiamo che da questa edizione la classifica verrà stilata in base al numero delle vittorie e solo in caso di parità si controlleranno i punti realizzati divisi tra successi pieni oppure ottenuti al tie break. Attivo pure il challenge system, ovvero “l'occhio di falco” per rivedere le azioni dubbie a disposizione delle squadre per due volte a set su richiesta.
E tante discussioni sulle diverse soluzioni tecniche e tattiche con il ct Berruto che può volte è dovuto intervenire per mettere ordine e ripetere: “Questa è la strada giusta e non si cambia”. I principali malumori hanno coinvolto Ivan Zaytsev, proprio uno degli atleti mandati a casa. Il giocatore da opposto è tornato a fare lo schiacciatore-ricevitore e pare che il ritorno al suo vecchio ruolo non sia stato indolore. Zaytsev è reduce da una stagione costellata da infortuni e deludente con la Dinamo Mosca, per questo vorrebbe rifarsi in fretta. Un altro motivo di tensione è la scelta del regista. Anche in questo caso ci troviamo di fronte a un altro giocatore tornato in Italia in anticipo: Travica. La veemenza e le uscite positive del 19enne palleggiatore Giannelli facevano pendere, in alcune fasi di gioco, l'ago della bilancia dalla parte del campione d'Italia con la maglia di Trento. Alla vigilia il ct Mauro Berruto vuole parlare solo di pallavolo giocata e soprattutto della squadra tutta nuova che si trova a gestire: “Finalmente si gioca, sul campo di gioco abbiamo avuto un unico allenamento, un impianto davvero bello. Chiuse tutte le vicende che abbiamo vissuto nelle ultime ore, è arrivata finalmente la parte più bella del nostro lavoro, quella di scendere in campo. Sono felice che alcuni giovani ragazzi abbiano la possibilità di scendere in campo in una simile occasione”. E sugli obiettivi non si sbilancia: “La squadra è diversa da quella che è partita per giocare queste finali – spiega il ct torinese - ma il nostro obiettivo non cambia di una virgola. Andremo in campo senza recriminazioni cercando di arrivare il più lontano possibile. Gli stimoli sono notevoli. Serbia e Polonia sono due grandi squadre, in ballo c’è anche una sorta di leadership europea considerato che su sei squadre quattro sono del vecchio continente, la partita sarà già importante; in questo momento davanti ci sono tante opportunità”.
Emanuele Birarelli fa la parte del capitano e invita i compagni ad andare avanti: “Sicuramente ora c’è voglia di pensare solo alla pallavolo giocata. È innegabile che quanto accaduto abbia toccato il gruppo; dispiace a tutti noi, ma domani si gioca e quindi dobbiamo metterci il passato alle spalle. Sarà una gara molto difficile, lo sappiamo bene così come sappiamo che la nostra sarà una squadra atipica, ma sono sicuro che tutti faranno del loro meglio, ci conosciamo abbastanza bene”. Sulle possibilità della squadra di arrivare in alto il centrale guarda in faccia la realtà: “Per i più giovani credo sia un’occasione importante; una final six non capita tutti giorni, soprattutto se si gioca in un impianto simile e contro avversarie di questo livello. Bisognerà trarne un importante insegnamento. Non sarà facile, ma ci sarà l’atteggiamento giusto. Con Serbia e Polonia saranno due gare toste, i gironi sono entrambi molto difficili, gli avversari li conosciamo. Vincerà chi gestirà meglio i momenti clou e chi avrà più voglia. Sia Serbia che Polonia, in questa fase, hanno fatto bene, ora conta solo il gioco”. Per gli amanti delle statistiche ricordiamo che contro la Serbia si gioca la sfida numero 27 con un bilancio di 15 vittorie azzurre e 11 della squadra balcanica. Poi incontreremo per la 72esima volta la Polonia questa volta con un bilancio negativo: 41 vittorie polacche contro 30 italiane. A leggere la storia degli eventi azzurri in Brasile, invece, ritorna il buonumore, magari utile a far sorridere un gruppo che ha bisogno di stare in campo e dimenticare in fretta. La fase conclusiva della World League torna nel paese sudamericano dopo sette anni: l’ultima edizione disputata nel paese sudamericano è stata ospitata proprio dalla città carioca nel 2008. L’impianto preposto è il Maracanãzinho, uno dei templi della pallavolo mondiale dove l’Italia vinse il suo primo campionato del mondo nel 1990 e cinque anni dopo (esattamente 20 anni fa) la sua quinta World league. Quella in programma da mercoledì a domenica sarà anche un’interessante anteprima dei Giochi olimpici dato che l’impianto sarò lo stesso nel quale si giocherà il prossimo anno. Giochi ai quali l'Italia deve ancora qualificarsi: i primi pass sono in palio a settembre nella Coppa del mondo in Giappone. Ricordiamo che da questa edizione la classifica verrà stilata in base al numero delle vittorie e solo in caso di parità si controlleranno i punti realizzati divisi tra successi pieni oppure ottenuti al tie break. Attivo pure il challenge system, ovvero “l'occhio di falco” per rivedere le azioni dubbie a disposizione delle squadre per due volte a set su richiesta.