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Volley, la Nazionale volta pagina: Berruto si è dimesso

Il ct lascia chiudendo un ciclo. Tante le soluzioni al vaglio della federazione, da Blengini a Bernardi per arrivare a Stoytchev

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ROMA -  Tanto tuonò che piovve. Alla fine il ct della nazionale italiana di volley Mauro Berruto ha deciso di dimettersi. Nella nota delle Federazione si legge tra l'altro che “il nuovo commissario tecnico della nazionale azzurra maschile sarà comunicato al termine della riunione del Consiglio federale, già convocato da tempo a Cervia per venerdì e sabato. La Fipav ha, inoltre, chiesto a Berruto di proseguire nel suo ruolo di direttore tecnico dell’attività giovanile e territoriale sino alla scadenza dell’incarico”. Una decisione sofferta al termine di una giornata lunga. Prima di arrivare all'ufficialità Berruto ha lanciato segnali chiari: dal suo profilo di Facebook martedì sera ha abbassato la rete di pallavolo nel mare e cambiato la foto. La nuova immagine ritrae Mauro Berruto in borghese. Con la World cup, torneo che qualifica le prime due classificate alle olimpiadi in programma dai primi di settembre, ormai alle porte all'orizzonte si prospettano diverse soluzioni. La prima potrebbe vedere salire di grado il vice Blengini, che dal primo agosto si presenterebbe nel ritiro di Cavalese con in galloni di neo ct, magari solo pro tempore. L'ex tecnico di Latina e futura guida della Lube Civitanova è senza dubbio la soluzione più semplice. Ma attenzione perché al presidente federale Carlo Magri non piace il doppio incarico. Intanto il toto ct è ricco di nomi di spicco però tutti in sella a una squadra di club: da Radostin Stoytchev, allenatore campione d'Italia con Trento, a Lorenzo Bernardi, attuale guida dell'Halkbank di Ankara, in Turchia.

Quindi a un mese dall'avventura in Coppa del mondo in Giappone, torneo valido per la qualificazione olimpica, alla vigilia dell'Europeo e un anno prima dei giochi di Rio 2016 (le olimpiadi iniziano il 5 agosto 2016), arriva l'inevitabile decisione del tecnico torinese. Il giocattolo azzurro messo in piedi da Mauro Berruto, che aveva portato tra le altre a due medaglie di argento nel Vecchio Continente e un bronzo alle Olimpiadi di Londra 2012, si è rotto. Gli scricchiolii più evidenti si sono registrati con il tredicesimo posto nel mondiale in Polonia della scorsa estate figlio di una serie di prestazioni scialbe e poco convincenti e alla ripresa della nuova stagione (con la riconferma in tasca) con il quinto posto in World league. Proprio da quest'ultimo evento sono arrivati alcuni episodi che hanno fatto capire pure all'esterno l'aria che si respirava nello spogliatoio italiano. I due bronzi vinti dal ct nelle precedenti World league (e un altro nella Grand champions cup del 2015) con la nazionale sono solo un vecchio e caro ricordo. Ora restano prestazione altalenanti e di conseguenza risultati contrastanti. La recente final six verrà ricordata per la “cacciata di quattro atleti”, Travica, Zaytsev, Sabbi e Randazzo, per motivi disciplinari alla vigilia delle gare che assegnavano le medaglie. A questo punto la situazione è diventata ingestibile e senza un timoniere di riferimento. Il gruppo ha fatto capire chiaramente di essere spezzato, un'autentica polveriera.

Dalle parti interessate nemmeno una motivazione ufficiale, ma è bastato poco per far traboccare il vaso. E poi tutto lo staff tecnico smantellato prima della nuova avventura con un solo superstite Mauro Berruto. Da più parti, anche all'interno della Federazione stessa, erano partite le crociate anti Berruto e la situazione era diventata insostenibile. Non si è agito prima e ora bisogna fare tutto in fretta, il progetto Rio è partito da un pezzo. La rosa azzurra non si scosterà molto da quella attuale, con l'innesto già previsto di Juantorena, un vero fenomeno ma da solo non in grado di risolvere tutti i problemi. L'italo-cubano ha deciso di giocare per l'Italia proprio nel momento più difficile, chissà riuscirà a dare una scossa a tutto l'ambiente. Scossa che si spera arrivi pure con le dimissioni del ct. Prima della decisione altri incontri fra il presidente federale Carlo Magri e Mauro Berruto hanno portato a “strani silenzi” da una parte e dall'altra. Fino alla svolta. I piazzamenti ottenuti con Berruto fanno parte del passato, ora c'è da guadagnarsi il futuro: sfruttare la chance della World cup che ci sarà in Giappone per staccare il pass per Rio. Non sarà facile centrare una delle prime due posizioni: nel round robin ci sono avversarie di grande qualità come Polonia, Russia, Stati Uniti e Iran. Però fallire a settembre significherebbe doverci riprovare a gennaio in Germania (un solo posto in palio, impresa ancora più proibitiva) e dopo forse di nuovo a maggio dove ci sono in palio tre posti disponibili: decisamente più facile, ma senza prove d'appello ulteriori, il che mette molta, forse troppa pressione nelle mani dei giocatori e nello staff tecnico.
 
 
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