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Volley, 48 ore per il dopo Berruto: Blengini favorito, sogno Stoytchev

L'occasione per ufficializzare il nome sarà il prossimo consiglio federale in programma a Cervia venerdì e sabato

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ROMA - Tra un paio di giorni al massimo sapremo il nome del nuovo commissario tecnico della nazionale italiana di volley. Con impegni importanti alle porte (dall'8 settembre la World cup che consegna due pass per Rio 2016) e nel pieno della stagione agonistica azzurra i tempi devono essere per forza ristretti. L'occasione per ufficializzare il nome sarà il prossimo consiglio federale in programma a Cervia venerdì e sabato. Il presidente Carlo Magri dovrà sciogliere in fretta le ultime riserve e rilanciare la stagione in chiave azzurra. Per il ventesimo ct della storia (a livello di mandato, come figura sarebbe il 19esimo) ci sono diverse opzioni. In testa alle ipotesi la soluzione più facile e scontata appare la promozione di Gianlorenzo Blengini, ex vice di Berruto sulla panchina azzurra. Negli ultimi anni ha allenato a Vibo Valentia, Latina e dalla prossima stagione sarà in sella alla Lube. La sua figura è gradita ai vertici della federazione, però, fanno notare gli esperti la sua poca esperienza internazionale. Dalla sua parte, in compenso, ha il vantaggio di conoscere bene la squadra e le situazioni interne al gruppo, parla molto con i ragazzi e riesce a essere un buon trascinatore. L'ipotesi meno percorribile vede Blengini, nei panni di vice, ad aprire il collegiale e Cavalese della prossima settimana in attesa di un uomo nuovo. Il sogno si chiama Radostin Stoytchev, campione d'Italia con Trento.

Un allenatore con la “mentalità vincente” e ottimo motivatore. La sua candidatura è sostenuta dal numero uno della società trentina Diego Mosna ed ex presidente della Legavolley. All'interno del palazzo, però, non è gradito a tutti e resta, inoltre, da capire quanto costa. A far battere forte il cuore degli appassionati è il nome di Lorenzo Bernardi, mister secolo il giocatore più forte e rappresentativo di tutti. Attualmente siede sulla panchina dell'Halkbank di Ankara in Turchia. Un'occasione per chiudere un cerchio: da giocatore ha contribuito a portare la maglia azzurra in cima al mondo e da ct potrebbe continuare a far sognare. Visto che Giuliani e Giani hanno firmato con altre nazionali, da tenere d'occhio l'opzione Angelo Lorenzetti, fresco vincitore della coppa Italia e finalista scudetto con Modena nella stagione appena conclusa. Un tecnico che conosce bene i meccanismi della federazione per il suo passato nelle nazionali giovanili e con una buona esperienza internazionale. In tutti i casi rimane da capire come risolvere il nodo del doppio incarico. E' dai tempi di Barbolini, ex ct della nazionale femminile, che il numero uno federale si è dichiarato apertamente contrario  ad avere in panchina un tecnico al lavoro anche per un club. Intanto mentre si guarda al futuro, l'ex ct Mauro Berruto dal suo sito internet scrive: grazie, mi fermo qui.

Nel testo tanta amarezza e delusione per quanto accaduto: “Il clima generatosi intorno alla squadra – si legge - in relazione al provvedimento disciplinare nei confronti di quattro atleti da me deciso in occasione della final six di World league a Rio de Janeiro, mi ha reso consapevole di non sentire più quella fiducia completa nel mio operato che sempre ho sentito e che è condizione necessaria per poter svolgere questo straordinario compito. Il dolore di rinunciare al mio ruolo di ct a un mese dell’obiettivo verso il quale tutto il mio lavoro era stato indirizzato nel quadriennio olimpico, non è negoziabile rispetto alla difesa di valori che ritengo fondamentali quali il rispetto delle regole e della maglia azzurra. Valori che ritengo altresì fondamentali nella mia visione di sport. La commovente risposta della squadra successiva alla mia decisione (la vittoria contro la Serbia e, ancora di più, la coraggiosa sconfitta contro la Polonia campione del mondo) mi restituisce la certezza che sui valori tutto si fonda. Tengo tuttavia, amaramente, questa certezza solo per me, ringraziando di cuore i tredici protagonisti di quelle due partite, perché il coro di chi ha letto nella mia decisione incapacità di gestione, inadeguatezza al ruolo, danno economico o addirittura causa scatenante di una brutta immagine per il nostro movimento mi fa pensare che il rispetto delle regole sia diventato merce negoziabile davvero. Se così è il mio passo indietro è dovuto, perché non è e non può essere questo il mio modo di intendere lo sport e fare il commissario tecnico”.

Dopo 134 partite, sette medaglie, tra cui il bronzo olimpico a Londra 2012, si chiude l'avventura del tecnico torinese. E nella parte finale della lettera lancia un messaggio ai figli e se la prende con l'abuso dei social network: “Vorrei spiegare loro che il nuovo modo di comunicare fondato sulle opinioni espresse sulle pubbliche piazze virtuali dei social network, ha fatto sì che siano state di me scritte cose che spero loro non leggeranno mai. Mi piacerebbe che Francesco e Beatrice crescessero con l’idea che rispettare le regole e le persone è talmente bello da essere rilassante. Mi piacerebbe che andassero orgogliosi del fatto che il loro papà, partendo dal nulla, abbia avuto l’onore infinito di rappresentare il nostro Paese. Mi piacerebbe fossero orgogliosi del fatto che, al di là di sette medaglie vinte, il loro papà possa essere ricordato per averlo fatto sempre e comunque con onestà”. Nessun riferimento alla possibilità di rivederlo in panchina, adesso è solo il momento delle riflessioni.
 
 
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