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Volley, finale Champions: Trento si illude, ma Kazan rimonta e vince al tie break

Dopo una vera battaglia sportiva, i russi hanno la meglio sui trentini e si laureano campioni d'Europa. Una beffa per la squadra italiana, che si era portata avanti i due set: parziali di 23-25, 22-25, 25-17, 27-25, 15-13. Lube, bufera in società

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CRACOVIA - Trento cade a un passo dalla linea del traguardo con tanti rimpianti. La Champions league finisce nella bacheca dello Zenit Kazan, squadra favorita e infarcita di campioni e talenti, per la quarta volta (seconda consecutiva). Prosegue il dominio russo nella manifestazione: quinto sigillo consecutivo con tre squadre differenti. Dal 2012 nessuno riesce più a batterli. La finale di quest'anno si decide al tie break 2-3 (25-23, 25-22, 17-25, 25-27, 13-15) al termine di una gara combattuta e spettacolare. Un quinto set che farà parlare a lungo per un palla contestata dalla formazione italiana, finita nello score del gruppo allenato da Alekno e porta lo Zenit sul tredici a undici. Alla fine tanta amarezza, delusione ma anche la convinzione che il cammino della Diatec Trentino è stato eccezionale. La società del presidente Mosna ha rinnovato l'organico, cambiato direzione con un budget diverso rispetto agli anni delle tre Champions di fila, e con al timone Stoytchev, il solito condottiero vincente, sfiora l'impresa. Un condottiero che elogia i ragazzi e si carica sulle spalle le responsabilità: "Sono orgoglioso di questo gruppo - ha ammesso il tecnico bulgaro a fine gara - e ringrazio tutti gli atleti per quello che hanno fatto. Certo resta il rammarico per aver perso per due punti che hanno fatto una differenza enorme. La loro vittoria è arrivata grazie alla fisicità dei loro giocatori, non siamo riusciti a limitarli da posto quattro. Ci abbiamo provato in tutti modi, ma è colpa anche mia se non abbiamo completato l'opera. Nel quinto set nonostante loro andassero meglio noi eravamo lì, sempre attaccati, e quando giochi così basta un punto per cambiare l'esito. Siamo stati penalizzati anche dagli infortuni e dalle non buone condizioni di alcuni giocatori, Djuric è rimasto in campo ma fortemente limitato. Ora parlerò con lo staff medico per capire chi possiamo recuperare in vista della sfida di giovedì contro Modena. Comunque faremo di tutto per metterli in difficoltà, la nostra caratteristica è quella di provarci sempre".

In Champions si è vista una squadra da applausi che deve pensare più all'argento vinto e meno all'oro perso. Arrivare in finale e trovarsi in vantaggio di due set contro la strafavorita al successo non è roba da poco. Nella seconda parte della gara Trento soffre la mancanza di continuità di alcuni suoi uomini guida e la crescita di un avversario che con il passare dei colpi riacquista fiducia. Spesso, nella pallavolo, bastano piccoli episodi per far cambiare assetto alla gara. Ma terzo set a parte, dominato dai campioni d'Europa, la gara è sempre stata in bilico con Trento che avrebbe potuto chiudere a proprio favore la sfida. La rimonta dello Zenit Kazan porta firme importanti con nomi di prestigio nel panorama internazionale. E' il caso di Wilfredo Leon (miglior giocatore della final four) con 27 punti, quattro ace, un muro e 67 per cento in attacco. Decisivo pure Mikhailov con 22 punti, prezioso in entrambe le gare della corazzata russa. A chiudere il cerchio i 13 punti di Anderson meno preciso, comunque capace di mettere a terra palloni importanti nell'economia del match. In casa Trento grande maturità del 19enne palleggiatore Giannelli (premiato come miglior regista della due giorni). Una finale nel complesso ben giocata da Urnaut (15 punti). Djuric (17 punti) straordinario in avvio è, man mano, andato scomparendo. Bene Antonov con 11 punti e Van De Voorde (10 punti, quattro muri e due ace).

Il terzo posto conquistato dalla Lube, che supera l'Assecco Resovia solo al tie break 3-2 (25-20 25-27 22-25 25-22 15-10) nella cosiddetta finalina, arricchisce il podio con un'altra italiana ma non evita una rivoluzione societaria in casa biancorossa. Il risultato passa in secondo piano rispetto al "terremoto" nel club che nella lunga serata europea porta all'esonero dello storico direttore sportivo marchigiano Stefano Recine e alle dimissioni del vice presidente Albino Massaccesi (tra l'altro anche presidente della Lega volley). "Per il numero due del club i dirigenti si riservano di accettare l'allontanamento", si legge nella nota stampa. Il divorzio da Recine, invece, spacca un sodalizio di lunga vita vincente della pallavolo italiana. Da capire le conseguenze all'interno della squadra e dell'ambiente tecnico alla vigilia di gara tre della semifinale scudetto (giovedì), dove è vietato sbagliare contro Perugia avanti di due a zero e già pronta a giocarsi un match point. "Delle dimissioni di Massaccesi ne prendiamo atto riservandoci di esprimerci sulla questione nei prossimi giorni - ha dichiarato la presidente Simona Sileoni - Quella che riguarda Recine è stata invece una decisione presa dopo la sconfitta con Trento, dolorosissima visto il forte legame anche di affetto che ci lega a lui, dopo tanti anni di preziosa collaborazione.

Una decisione che in un momento così brutto e difficile della nostra stagione sportiva è finalizzata a dare uno scossone alla squadra in vista dell'appuntamento di giovedì con Perugia, in cui con le spalle al muro proveremo ad allungarci la vita nella serie della semifinale scudetto. Questa squadra è stata costruita nell'ambito di un progetto ambizioso, che ci ha richiesto per l'ennesima volta dei notevoli investimenti. E purtroppo, fino a questo momento i risultati non sono stati assolutamente all'altezza delle aspettative. Abbiamo steccato nei momenti decisivi, prima in Coppa Italia, poi nelle ultime due gare dei playoff scudetto e ora in Champions league. Sappiamo benissimo che nello sport la vittoria non è un fattore matematico, ma ciò che non ci è piaciuto per niente è stato il modo in cui queste sconfitte sono arrivate. La squadra in campo ha avuto un atteggiamento inaccettabile, sia per noi che per i nostri tifosi. Non possiamo tollerarlo. Voglio precisare, infine, che con questa decisione non intendiamo affatto imputare le colpe solo ed esclusivamente a Stefano Recine, che ringraziamo infinitamente per questi tredici anni trascorsi insieme e fortunatamente ricchi anche di momenti belli, di vittorie importanti. A lui, la proprietà di cui in questo momento sono portavoce, porge, un grande in bocca al lupo per il futuro". La medaglia di bronzo, quindi, è solo un parziale riscatto, ma almeno serve a interrompere una serie di quattro pesanti sconfitte tra Europa e playoff in Italia. Prezioso l'ingresso di Priddy al posto di Cebulj dal quarto set. L'americano si è esaltato anche a muro con cinque block vincenti nel quarto parziale. I trascinatori del sestetto sono Juantorena autore di 18 punti e il 57 per cento in attacco e "fox" Fei (16 punti), titolare al posto di Miljkovic giocatore che sta attraversando un periodo difficile.
 
 
                                                   
 
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