ROMA - Perugia non riesce a completare l'opera, nella finale di Champions league al Palalottomatica di Roma crolla sotto i colpi dei russi dello Zenit Kazan 3-0 (25-15, 25-23, 25-14). In effetti al cospetto degli umbri si presenta una squadra stellare che vince la terza Champions league consecutiva, quinta nel suo ricco albo d'oro che contiene trionfi nel 2008, 2010, 2015, 2016 e 2017. Un rullo compresso che alza il trofeo dopo aver fatto percorso netto, senza sconfitte, e nella finale four italiana addirittura senza lasciare set per strada. Insomma lo Zenit Kazan, già favorita dall'inizio della competizione per la sua strepitosa rosa di giocatori, ha il merito di non aver mai abbassato la guardia e soprattutto non ha vissuto sulle individualità dei suoi campioni ma si è confermata squadra e gruppo forte. Una bestia nera per le formazioni italiane. Infatti un anno fa in finale aveva battuto Trento, ma all'epoca servirono cinque set. A Roma contro Perugia sono bastati tre set giocati bene, di cui solo il secondo equilibrato per tenera a bada gli avversari. Dal canto suo la formazione umbra, zeppa di quantità e qualità, ci prova, nonostante le assenze di Russell e Birarelli, ma la differenza da colmare è davvero tanta e in diversi settori della rete. Solo nel terzo set, una volta finiti sotto nel punteggio, i giocatori della Sir mollano, calano il ritmo e lasciano via libera ai russi. La fotografia più bella è sugli spalti: i tanti tifosi provenienti dall'Umbria sono, comunque, tutti in piedi a festeggiare un importante secondo posto, una medaglia d'argento che profuma di vice campioni d'Europa. Il bronzo come un anno fa è ancora della Lube che stende Berlino 3-1 (29-27, 22-25, 25-21, 25-21).
Per la Lube adesso testa di nuovo alla finale scudetto. Giovedì si giocherà gara due a Trento. Invece Perugia chiude una stagione che nei confini nazionali poteva dare altre soddisfazioni e rimanda il successo di un trofeo al futuro. Per quanto riguarda i numeri della finale i padroni di casa ritrovano Ivan Zaytsev (14 punti, 61 per cento in attacco e tre muri) e purtroppo non trovano la solita spinta di Atanasijevic 9 punti, due ace e un muro e solo il 32 per cento in fase offensiva. Una prestazione poco continua che ha dei picchi importanti soprattutto nel secondo parziale quando Perugia rischia seriamente di vincere. Tra i campioni d'Europa, che attaccano con il 63 per cento, spiccano Mikhailov (19 punti, tre muri, un ace e 75 per cento in fase offensiva) e Leon (16 punti, quattro ace e 63 per cento). Vale a dire due campioni che da soli fanno la differenza e passa in secondo piano anche la serata storta di Anderson.
Il buon avvio di Perugia nel primo set illude i tifosi umbri. Zaytsev e il muro tengono a bada gli avversari. Ma il confronto alla pari dura poco, Appena Kazan entra in partita, le pedine pregiate russe fanno la differenza a muro e in attacco. Dall'altra parte della rete Atanasijevic non "esplode" come al solito i suoi colpi e la fase offensiva della squadra allenata da Bernardi ne risente. Facile per lo Zenit andare in vantaggio. Nel secondo set è un'altra Perugia. La formazione umbra gioca alla pari degli avversari con uno Zaytsev in avvio di parziale utile e tenere a galla la squadra. A tratti si vede pure Atanasijevic che picchia forte dalla linea dei nove metri e sopra la rete. Al serbo manca un pizzico di continuità. La regolarità dei russi, nonostante la mancanza di apporto da parte di Anderson, mette in difficoltà la Sir, Leon e compagni arrivano al punto a punto finale con un pizzico di autorevolezza in più. E questo fa la differenza. Doppio vantaggio e finale di Champions league in salita per la Sir Sicoma Colussi. Terzo set che vede subito Kazan con un break di vantaggio e Perugia incollata. A spezzare il parziale un turno al servizio di Leon: quattro ace che fanno la differenza. A frenare il braccio cubano una ricezione di Bari e il conseguente punto di Zaytsev. Ora c'è da rimontare per non accontentarsi dell'argento. Mentre lo Zenit si affida a Mikhailov per tenere a bada la reazione della squadra allenata da Lorenzo Bernardi. E alla fine Perugia crolla proprio sui titoli di coda e lascia vita ancora più facile alla super corazzata del volley internazionale. Kazan è ancora campione d'Europa.
Il bronzo conquistato dalla Lube, per la seconda volta consecutiva non cancella del tutto la delusione per aver saltato ancora una volta la finale più importante. Comunque consacra la squadra ai vertici del volley continentale, pur essendo l'ultimo successo ormai datato 2002, un ricordo sempre più lontano. Rispetto al sestetto schierato in semifinale l'allenatore Blengini lascia a riposo Kovar e Candellaro, inserendo al loro posto rispettivamente Cebulj e Cester. La firma più importante sulla finalina è quella di Juantorena (21 punti, 67 per cento in attacco e 5 battute vincenti). La partita sontuosa dell'italo-cubano aumenta le recriminazioni da parte della tifoseria biancorossa che solo ventiquattro ore prima aveva visto all'opera un Juantorena sotto tono, costato caro alla Lube. Nel complesso gli undici ace fanno male a Berlino, anche perché i tedeschi non sono stati capaci di alzare il ritmo nei momenti clou della sfida. Tra i marcatori spicca l'opposto di Civitanova Sokolov autore di 23 punti. Meglio di lui solo il giocatore dei tedeschi Carrol che chiude con 25 punti.
Sir Sicoma Colussi Perugia-Zenit Kazan 0-3 (15-25, 23-25, 14-25)
Sir Sicoma Colussi Perugia: Berger 2, Atanasijevic 9, De cecco 1, Zaytsev 14, Podrascanin 6, Buti 4, Tosi (L), Bari (L), Della lunga 0, Birarelli 0, Mitic 0, Chernokozhev 0. Ne Franceschini, Paris. Allenatore Bernardi.
Zenit Kazan: Mikhailov 19, Butko 4, Anderson 7, Gutsalyuk 8, Leon venero 16, Volvich 3, Salparov (L), Verbov (L), Sivozhelez 0. Ne Demakov, Krotkov, Zemchenok, Kobzar, Ashchev. Allenatore Alekno.
Arbitri: Simonovic, Akinci.
Note - Durata set: 28', 32', 26', tot: 86'.
Per la Lube adesso testa di nuovo alla finale scudetto. Giovedì si giocherà gara due a Trento. Invece Perugia chiude una stagione che nei confini nazionali poteva dare altre soddisfazioni e rimanda il successo di un trofeo al futuro. Per quanto riguarda i numeri della finale i padroni di casa ritrovano Ivan Zaytsev (14 punti, 61 per cento in attacco e tre muri) e purtroppo non trovano la solita spinta di Atanasijevic 9 punti, due ace e un muro e solo il 32 per cento in fase offensiva. Una prestazione poco continua che ha dei picchi importanti soprattutto nel secondo parziale quando Perugia rischia seriamente di vincere. Tra i campioni d'Europa, che attaccano con il 63 per cento, spiccano Mikhailov (19 punti, tre muri, un ace e 75 per cento in fase offensiva) e Leon (16 punti, quattro ace e 63 per cento). Vale a dire due campioni che da soli fanno la differenza e passa in secondo piano anche la serata storta di Anderson.
Il buon avvio di Perugia nel primo set illude i tifosi umbri. Zaytsev e il muro tengono a bada gli avversari. Ma il confronto alla pari dura poco, Appena Kazan entra in partita, le pedine pregiate russe fanno la differenza a muro e in attacco. Dall'altra parte della rete Atanasijevic non "esplode" come al solito i suoi colpi e la fase offensiva della squadra allenata da Bernardi ne risente. Facile per lo Zenit andare in vantaggio. Nel secondo set è un'altra Perugia. La formazione umbra gioca alla pari degli avversari con uno Zaytsev in avvio di parziale utile e tenere a galla la squadra. A tratti si vede pure Atanasijevic che picchia forte dalla linea dei nove metri e sopra la rete. Al serbo manca un pizzico di continuità. La regolarità dei russi, nonostante la mancanza di apporto da parte di Anderson, mette in difficoltà la Sir, Leon e compagni arrivano al punto a punto finale con un pizzico di autorevolezza in più. E questo fa la differenza. Doppio vantaggio e finale di Champions league in salita per la Sir Sicoma Colussi. Terzo set che vede subito Kazan con un break di vantaggio e Perugia incollata. A spezzare il parziale un turno al servizio di Leon: quattro ace che fanno la differenza. A frenare il braccio cubano una ricezione di Bari e il conseguente punto di Zaytsev. Ora c'è da rimontare per non accontentarsi dell'argento. Mentre lo Zenit si affida a Mikhailov per tenere a bada la reazione della squadra allenata da Lorenzo Bernardi. E alla fine Perugia crolla proprio sui titoli di coda e lascia vita ancora più facile alla super corazzata del volley internazionale. Kazan è ancora campione d'Europa.
Il bronzo conquistato dalla Lube, per la seconda volta consecutiva non cancella del tutto la delusione per aver saltato ancora una volta la finale più importante. Comunque consacra la squadra ai vertici del volley continentale, pur essendo l'ultimo successo ormai datato 2002, un ricordo sempre più lontano. Rispetto al sestetto schierato in semifinale l'allenatore Blengini lascia a riposo Kovar e Candellaro, inserendo al loro posto rispettivamente Cebulj e Cester. La firma più importante sulla finalina è quella di Juantorena (21 punti, 67 per cento in attacco e 5 battute vincenti). La partita sontuosa dell'italo-cubano aumenta le recriminazioni da parte della tifoseria biancorossa che solo ventiquattro ore prima aveva visto all'opera un Juantorena sotto tono, costato caro alla Lube. Nel complesso gli undici ace fanno male a Berlino, anche perché i tedeschi non sono stati capaci di alzare il ritmo nei momenti clou della sfida. Tra i marcatori spicca l'opposto di Civitanova Sokolov autore di 23 punti. Meglio di lui solo il giocatore dei tedeschi Carrol che chiude con 25 punti.
Sir Sicoma Colussi Perugia-Zenit Kazan 0-3 (15-25, 23-25, 14-25)
Sir Sicoma Colussi Perugia: Berger 2, Atanasijevic 9, De cecco 1, Zaytsev 14, Podrascanin 6, Buti 4, Tosi (L), Bari (L), Della lunga 0, Birarelli 0, Mitic 0, Chernokozhev 0. Ne Franceschini, Paris. Allenatore Bernardi.
Zenit Kazan: Mikhailov 19, Butko 4, Anderson 7, Gutsalyuk 8, Leon venero 16, Volvich 3, Salparov (L), Verbov (L), Sivozhelez 0. Ne Demakov, Krotkov, Zemchenok, Kobzar, Ashchev. Allenatore Alekno.
Arbitri: Simonovic, Akinci.
Note - Durata set: 28', 32', 26', tot: 86'.