Volley, Giannelli studia da leader: in campo e all'università
di GIORGIA MECCA
Simone Giannelli (a destra) con Massimo Colaci (ansa)
Il volto nuovo della Nazionale che ai Mondiali vince e appassiona il pubblico è un ragazzo di 22 anni, palleggiatore della squadra di Blengini, che oltre a far schiacciare Juantorena e compagni prepara gli esami di Scienze dell'alimentazione
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ROMA - Guardano tutti nella sua direzione. È Simone Giannelli a decidere ogni volta come giocherà la squadra. I suoi compagni lo cercano, si fidano di lui. Il palleggiatore della Nazionale azzurra di volley, ventidue anni, un metro e 99 centimetri, ha le spalle larghe, i muscoli e la forza tranquilla del capitano. Sorride sempre, fa sentire la sua voce solo dopo un punto vincente e in campo non ha paura di niente. Ai Mondiali di volley l'Italia ha conquistato 5 vittorie in 5 partite. L'ultima impresa con la Slovenia battuta per 3-1. Giannelli è uno dei simboli della squadra. Ma non è solo un alzatore modello: mentre sta in nazionale studia. Anche se non riesce a immaginare la sua vita lontano dallo sport, dopo la maturità ha deciso di iscriversi a Scienze dell'alimentazione e soprattutto di dare esami per laurearsi. Così legge e fa molti riassunti dei libri di testo, mentre altri compagni si riposano. "Leggere è una delle mie passioni, dai manga ai libri - racconta - . Ma seguo anche corsi di marketing: mi piace imparare cose nuove".
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La nazionale di Blengini funziona grazie alle schiacciate di Osmany Juantorena e Ivan Zaytsev, ma è sempre Giannelli a passare la palla, a costruire il gioco. Subito dopo la partita contro il Belgio, Juantorena si è rivolto alle telecamere indicando il numero 6 e ha detto "Eccolo qui il futuro del nostro sport, il prossimo capitano". Il ragazzo nato a Bolzano aveva appena raggiunto le cento presenze in Nazionale e non lo sapeva.
Indicazione di Giannelli a Mazzone (ansa)
Simone Giannelli è una promessa mantenuta. Da piccolo giocava a tennis, suo papà Paolo, maestro di tennis, lo ha cresciuto con la racchetta e il mito di Federer. Era bravino, ma in campo non riusciva a mantenere la calma, la solitudine lo faceva impazzire. A 12 ha cominciato a giocare a pallavolo, grazie alla sorella più grande, e non ha mai pensato di abbandonarla. Un anno dopo entra a fare parte delle giovanili del Trentino Volley, il suo allenatore gli fa cambiare spesso ruolo. Alla fine diventa palleggiatore per necessità di squadra. Lui obbedisce, ascolta, guarda e impara dagli altri. Non ha mai visto giocare dal vivo la Generazione dei Fenomeni, ma sa tutto di loro. Nel 2011, nei campionati italiani Under 16, fa vincere lo scudetto alla sua squadra con una diagonale perfetta. Nel maggio del 2013 esordisce in Serie A, sempre con il Trentino, con la maglia numero 9. Mauro Berruto, allenatore della Nazionale, si accorge di lui. Nel 2015 l'esordio in maglia azzurra. E' il regista alle Olimpiadi di Rio 2016, quelle che l'Italia chiude con la medaglia d'argento. Simone a vent'anni viene eletto miglior palleggiatore del torneo, lui ringrazia tutti ma preferiva l'oro.
In campionato è appena diventato capitano - il più giovane della storia - della sua squadra, il Trentino. Giannelli fa il palleggiatore e lo psicologo, gli piace avere responsabilità nei confronti degli altri: in campo deve pensare anche a equilibrare l'ego dei campioni che vogliono sempre e soltanto la palla per schiacciare. Stasera c'è la Slovenia, Giannelli ha preparato la partita come fa sempre: studiando. In questo è già un fenomeno. Come dicono i saggi di "Problemi di volley", pagina facebook per gli appassionati: "Innamoratevi di qualcuno che vi cerchi come Giannelli cerca Juantorena per farlo schiacciare".