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Volley, Simone Giannelli in un fumetto: "Racconto l'importanza del fare squadra"

Simone Giannelli a fumetti 
Il palleggiatore azzurro è protagonista di un libro per ragazzi e come Jordan in Space Jam arriva a risolvere i problemi di una squadra di stralunati personaggi: "La mia pallavolo è disciplina a talento. Mi piace fare il regista perché è un ruolo che ti fa stare al centro del gioco. Ma in questo sport da soli non si va da nessuna parte"
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È in libreria “Il mio primo manuale della pallavolo”, libro a fumetti edito da BeccoGiallo che ha come protagonista il palleggiatore azzurro e di Trento Simone Giannelli. «Essere protagonista di un libro così è molto figo» spiega il 24enne bolzanino, «se avessi dieci anni di meno lo leggerei e mi appassionerei subito al volley». Vestito da supereroe Giannelli dovrà destreggiarsi tra personaggi stralunati, avventure fantastiche e poteri magici con i Teen Myths, creati dallo sceneggiatore Emanuele Apostolidis e disegnati da Salvatore Callerami. Mentre Giannelli arriva come Michael Jordan in Space Jam a risolvere con la sua esperienza i problemi dei suoi compagni di squadra, talentuosi ma molto indisciplinati, il libro illustra i fondamenti della pallavolo, le sue regole solo apparentemente semplici, dà attraverso l’esperienza del capitano di Trento e laureato in Scienze dell’alimentazione consigli utili s…

È in libreria “Il mio primo manuale della pallavolo”, libro a fumetti edito da BeccoGiallo che ha come protagonista il palleggiatore azzurro e di Trento Simone Giannelli. «Essere protagonista di un libro così è molto figo» spiega il 24enne bolzanino, «se avessi dieci anni di meno lo leggerei e mi appassionerei subito al volley». Vestito da supereroe Giannelli dovrà destreggiarsi tra personaggi stralunati, avventure fantastiche e poteri magici con i Teen Myths, creati dallo sceneggiatore Emanuele Apostolidis e disegnati da Salvatore Callerami. Mentre Giannelli arriva come Michael Jordan in Space Jam a risolvere con la sua esperienza i problemi dei suoi compagni di squadra, talentuosi ma molto indisciplinati, il libro illustra i fondamenti della pallavolo, le sue regole solo apparentemente semplici, dà attraverso l’esperienza del capitano di Trento e laureato in Scienze dell’alimentazione consigli utili su questo aspetto e racconta le vite straordinarie dei grandi azzurri della Generazione dei fenomeni.

"Mi piace essere il centro del gioco, per questo faccio il palleggiatore"


Da giovane fenomeno di una generazione meno fenomenale, ma con grandi sogni, anche olimpici, Giannelli spiega una cosa fondamentale: perché è diventato palleggiatore e come si diventa palleggiatori, in uno sport incentrato sulla schiacciata. «Io non sono nato pallavolista, ho praticato molti altri sport, tra cui soprattutto il tennis. Mi sono avvicinato alla pallavolo per due motivi: era lo sport di mia sorella e nell’adolescenza sono cresciuto fino ad arrivare ai due metri. La pallavolo è venuta da me, in un certo senso. Perché fare il palleggiatore? Ho fatto anche altri ruoli, ma quello del palleggiatore, che è poi il regista della squadra, è il ruolo di maggiore fantasia, quello che determina i ritmi, le geometrie, i colpi a sorpresa. E poi è il giocatore che in ogni azione, sicuramente, almeno una volta tocca il pallone. Non capita a nessun altro, con certezza. Volevo essere il centro del sistema, il sole in cui ruotano i pianeti. Ma poi la pallavolo è uno sport di squadra, in cui tutti fanno il loro, dove da soli non si arriva da nessuna parte, e proprio questo volevo raccontare nel libro: coesione e spirito di collaborazione valgono più del talento individuale. La somma di talento e organizzazione fa la fortuna di una squadra di volley. Succede in pochissimi altri sport». Il 1° maggio Giannelli guiderà Trento alla possibile conquista della Champions League: a Verona, in finale, dovrà vedersela contro i polacchi del ZAKSA, allenati da un mitico palleggiatore del passato, il serbo Nikola Grbic. «Se ho dei miti pallavolistici? Non uno in particolare, ma guardo molto video e imprese del passato e le storie dei grandi palleggiatori mi affascinano. In Italia ne abbiamo avuti di grandissimi, da Vullo a Tofoli, da Meoni a De Giorgi. Ho imparato da tutti e da nessuno».