Giovane e ora anche vincente, l'Italia del volley femminile ha il futuro nelle sue mani
di Cosimo Cito , di Cosimo CitoPrima o poi doveva pur capitare ed è successo nella serata che valeva un oro, il primo titolo per una nazionale azzurra del volley dal 2009. Prima o poi Serbia-Italia sarebbe dovuta finire in un modo diverso, e prima o poi Paola Egonu e le sue compagne, la squadra più forte del mondo forse per somma di valori tecnici assoluti ma ancora incapace fino a ieri di esprimerli totalmente, con continuità e per una partita intera, avrebbero dovuto raccogliere il frutto maturo da un albero a cui da tre anni almeno tendono la mano.
Europei femminili di volley, dopo il trionfo la rivincita con parolaccia di Paolo Egonu
Un successo che vale un'estate
Ecco il successo che vale un'estate, non il più importante tra i due possibili, ma di sicuro il più importante per il futuro di questa nazionale. L'Europeo vinto così, in casa della Serbia contro le stesse serbe che sempre le avevano battute da Yok…
Prima o poi doveva pur capitare ed è successo nella serata che valeva un oro, il primo titolo per una nazionale azzurra del volley dal 2009. Prima o poi Serbia-Italia sarebbe dovuta finire in un modo diverso, e prima o poi Paola Egonu e le sue compagne, la squadra più forte del mondo forse per somma di valori tecnici assoluti ma ancora incapace fino a ieri di esprimerli totalmente, con continuità e per una partita intera, avrebbero dovuto raccogliere il frutto maturo da un albero a cui da tre anni almeno tendono la mano.
Europei femminili di volley, dopo il trionfo la rivincita con parolaccia di Paolo Egonu
Un successo che vale un'estate
Ecco il successo che vale un'estate, non il più importante tra i due possibili, ma di sicuro il più importante per il futuro di questa nazionale. L'Europeo vinto così, in casa della Serbia contro le stesse serbe che sempre le avevano battute da Yokohama (finale mondiale 2018) fino a Tokyo (i quarti olimpici, esattamente un mese prima della finale alla Stark Arena) è un segno di un avvicendamento al vertice del volley, almeno di quello del Vecchio Continente, per il momento. Ma è come un seme piantato e messo lì, in attesa che i rami spuntino più avanti. E una garanzia, a questo proposito, è l'età media bassissima della nazionale azzurra, 23 anni appena. La miglior giocatrice dell'Europeo, Paola Egonu, protagonista con le compagne di una grande festa nello spogliatoio documentata immediatamente sui social - adesso sì, con la felicità vale tutto davvero -, compirà 23 anni a dicembre e ha davanti oltre dieci anni di possibile dominio alle altezze che solo lei, con le sue braccia lunghe e potenti e la sua classe infinita, può raggiungere.
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La ripartenza dopo Tokyo
Le azzurre e il ct Mazzanti sono stati bravi a resettare tutto dopo lo 0-3 di Tokyo e a ripartire in questo Europeo come se fosse una prima occasione di rivincita rispetto a quella brutta parentesi olimpica. Le lacrime di Ofelia Malinov la sera dell'eliminazione all'Ariake Arena, "adesso non perdete fiducia in noi", ora hanno un significato e conoscono un ribaltamento: le azzurre hanno avuto paura di perdere il contatto con il pubblico italiano, abituato alle loro vittorie anche grazie alle dirette sulle reti generaliste e in prima serata. Il valore di questa nazionale non è emerso ora, ma si conosce da tempo. Belgrado è stata però la prima occasione in cui l'Italia ha davvero dato la spallata alla sua vecchia versione di sé, sicura e onnipotente finché le cose vanno alla perfezione, più tremebonda quando le avversarie iniziano a murare, a difendere forte, a passare oltre il nostro proverbiale muro. Esempio è il terzo set nella semifinale contro l'Olanda: alla fine Mazzanti ha dovuto cambiare mezza squadra, ma non per invertire la rotta ormai persa. Solo per dare riposo alle big, per azzerare e ricominciare. Con questa squadra va così: spegnere e riaccendere, e funziona. L'idea del ct in finale, avvicendare le palleggiatrici Orro e Malinov, è stata vincente. Il cambio di regista, in una squadra di volley, è come il cambio di modulo nel calcio, è come passare dal 4-3-3 al 3-5-2, con esiti più cartesiani però: se ti va bene la partita cambia totalmente e vinci, se ti va male coli a picco. E l'Italia ha vinto.
Futuro assicurato
È il primo grande torneo tra Europei, Mondiali e Olimpiadi che una nazionale azzurra vince dal 2009. Gli uomini mancano dall'Europeo 2005. È invece il terzo oro europeo per la femminile, dopo quelli del 2007 e del 2009, due graffi finali, allora, della generazione dello storico oro mondiale del 2002, quella di Eleonora Lo Bianco, Paola Cardullo, Antonella Del Core, Simona Gioli. C'era già nella notte di Lodz, nel 2009, anche Lucia Bosetti, sorella di Caterina - una delle due infortunate festeggiate sul podio dalle azzurre durante la premiazione -, protagonista anche al Mondiale 2018. A Belgrado c'erano ragazze che rivedremo per anni: Sylvia Nwakalor, Elena Pietrini, Sofia D'Odorico, Alessia Mazzaro sono un'assicurazione sul futuro. Ma è bello, però, che l'ultimo punto l'abbia messo a segno la capitana Miriam Sylla, il cuore vero di questa nazionale, la leader morale del gruppo. Mazzanti, dal canto suo, ha un contratto fino a Parigi 2024. L'Italia è già qualificata per il Mondiale di Polonia e Olanda 2022. Da lì si ripartirà, tra un anno.