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Volley Conegliano da record, Santarelli: "Non solo Egonu, è un gruppo di amiche"

Paola Egonu, 22 anni, tra le sue compagne dell'Imoco (fotogramma)
Intervista al coach dell'Imoco, dopo il 73° successo consecutivo e il record mondiale del Vakifbank eguagliato. "Abbiamo fatto qualcosa di esagerato"
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Sono trascorsi settecentoquattro giorni dall’ultima sconfitta del Prosecco Doc Imoco Conegliano. Da allora Paola Egonu e le sue compagne hanno vinto 73 partite su 73 tra campionato e coppe - l’ultima ieri al tie break contro Cuneo - ed eguagliato il record mondiale di imbattibilità del Vakifbank Istanbul (ottenuto tra il 2012 e il 2014). Contro Trento, domenica 21, potrebbe superarlo. Daniele Santarelli, 40 anni, coach e marito del libero dell’Imoco e della nazionale Monica De Gennaro, è l’artefice di questa infallibile macchina da volley.

Che effetto fa aver eguagliato il Vakifbank, aver fatto la storia?

«Essere arrivati all’altezza di quella squadra mitica vuol dire aver fatto qualcosa di esagerato e che anche di noi si racconterà negli anni a venire. Ma di questo record abbiamo iniziato a parlarne davvero da poco».

Da quando?

«Abbiamo trascorso tutto l’anno scorso a caccia di trofei, delle vittorie che i…

Sono trascorsi settecentoquattro giorni dall’ultima sconfitta del Prosecco Doc Imoco Conegliano. Da allora Paola Egonu e le sue compagne hanno vinto 73 partite su 73 tra campionato e coppe - l’ultima ieri al tie break contro Cuneo - ed eguagliato il record mondiale di imbattibilità del Vakifbank Istanbul (ottenuto tra il 2012 e il 2014). Contro Trento, domenica 21, potrebbe superarlo. Daniele Santarelli, 40 anni, coach e marito del libero dell’Imoco e della nazionale Monica De Gennaro, è l’artefice di questa infallibile macchina da volley.

Che effetto fa aver eguagliato il Vakifbank, aver fatto la storia?

«Essere arrivati all’altezza di quella squadra mitica vuol dire aver fatto qualcosa di esagerato e che anche di noi si racconterà negli anni a venire. Ma di questo record abbiamo iniziato a parlarne davvero da poco».

Da quando?

«Abbiamo trascorso tutto l’anno scorso a caccia di trofei, delle vittorie che il Covid ci aveva tolto nel 2019-2020, quando stavamo giocando una pallavolo stellare. Il tarlo del record ci è entrato dentro a inizio di questa stagione. Le ultime due partite prima di Chieri, contro Monza e Busto Arsizio, erano state faticose. Dopo il tie break contro Busto ho raccolto le ragazze, ne abbiamo parlato, ci siamo confrontati».

La ricorda l’ultima sconfitta?

«Fin troppo bene. A Perugia, nel 2019, due giorni dopo aver vinto il Mondiale per club in Cina. Le ragazze erano stremate. Peccato, perché venivamo da un filotto molto lungo già prima di quella partita. Saremmo già oltre quota 100 adesso».

Come si vincono 73 partite di seguito senza perdere stimoli, entusiasmo, la giusta tensione?

«Con le certezze che abbiamo: la nostra pallavolo, la nostra unione, la capacità di fare quadrato nelle difficoltà. Ed è importante per noi avere contro squadre forti, come tutte quelle del nostro campionato, che ci stimolano a crescere, a fare il meglio possibile».

Come ha trovato le ragazze dopo la lunga parentesi estiva delle nazionali?

«Molto provate mentalmente e fisicamente. È stata un’estate folle, come è folle tutto il calendario del volley, che costringe le ragazze a tour de force incredibili tra club e nazionali. Ma poi ci sono il campo, la voglia di vincere, di stare insieme, di giocare. Ho un gruppo di ragazze che ama questo gioco alla follia e tante campionesse. Facile citare Paola Egonu (30 punti a Cuneo), ma è un gruppo davvero forte, unito, di amiche».

Con sua moglie Monica De Gennaro riesce anche a non parlare di volley?

«Monica è una professionista incredibile, in campo riusciamo a scindere alla perfezione i nostri ruoli, a casa abbiamo come un tasto off immaginario, viviamo la nostra vita senza mescolarla con il volley».

Vi siete conosciuti in campo.

«Sì, ma molti anni prima che diventassi suo allenatore. È stato a Vicenza. Anch’io ho giocato da libero, condividevamo la stessa palestra e un giorno l’allenatore della femminile mi chiese di dare una mano per sostituire il loro libero, infortunato. Ci siamo conosciuti così, nel 2015 sono diventato suo allenatore, da vice di Mazzanti, nel 2017 ci siamo sposati. Monica è a Conegliano dal 2013, in pratica da quando esiste questa società. Lei è la bandiera, un simbolo».

Lei ha anche allenato squadre maschili: qual è la differenza maggiore?

«Credo che con le donne un allenatore, quindi la tattica e la didattica del gioco possano incidere maggiormente. Gli uomini sono più istintivi, le donne più riflessive e complesse. Guidarle è uno stimolo continuo, qualcosa di estremamente affascinante».

La panchina azzurra è uno dei suoi obiettivi?

«La federazione non permette il doppio incarico e Mazzanti sta facendo un lavoro pazzesco. Ho lavorato come ct della Croazia, quello dell’allenatore e del selezionatore sono due compiti estremamente diversi. Presto o tardi sì, mi piacerebbe. Ma prima voglio continuare a vincere a Conegliano. Vincere non è l’unica cosa che conta, è semplicemente bello. E con queste ragazze di più».