Andrea Giani: "Alleno la Francia in italiano, Ngapeth è il mio Steph Curry"
dal nostro inviato Mattia Chiusano , dal nostro inviato Mattia ChiusanoLUBIANA - Ai campioni olimpici in carica, ai trionfatori della Nations League, l'italien ha parlato così: "È ora di essere più costanti, perché non potete vincere un torneo e perdere quello successivo". Nessuno, nello spogliatoio della magnifica Francia favorita nel Mondiale di volley, ma arrivata a un millimetro dall'eliminazione con il Giappone, ha contestato, perché lui è Andrea Giani, l'uomo ovunque della Generazione Velasco, tre mondiali vinti, 474 partite in azzurro, leggenda celebrata nella Hall of Fame.
A proposito Giani, com'è la Hall of Fame del volley?
"È a Holyoke, nel Massachusetts, vicino a Boston, non lontana da quella del basket. Nel testo che spiega la mia designazione si parla non solo delle vittorie, ma anche della capacità di ricoprire più ruoli, un'unicità nel nostro mondo. Cosa potevano darmi gli americani? Un anello".
Può rinascere un nu…
LUBIANA - Ai campioni olimpici in carica, ai trionfatori della Nations League, l'italien ha parlato così: "È ora di essere più costanti, perché non potete vincere un torneo e perdere quello successivo". Nessuno, nello spogliatoio della magnifica Francia favorita nel Mondiale di volley, ma arrivata a un millimetro dall'eliminazione con il Giappone, ha contestato, perché lui è Andrea Giani, l'uomo ovunque della Generazione Velasco, tre mondiali vinti, 474 partite in azzurro, leggenda celebrata nella Hall of Fame.
A proposito Giani, com'è la Hall of Fame del volley?
"È a Holyoke, nel Massachusetts, vicino a Boston, non lontana da quella del basket. Nel testo che spiega la mia designazione si parla non solo delle vittorie, ma anche della capacità di ricoprire più ruoli, un'unicità nel nostro mondo. Cosa potevano darmi gli americani? Un anello".
Può rinascere un nuovo Giani?
"Oggi c'è molta più specializzazione. per come si è evoluto il gioco, con il libero, i centrali che non sanno più ricevere. Non c'è più un giocatore che fa il centrale, lo schiacciatore e l'opposto".
Modena, Roma, Verona, Slovenia, Germania, Milano, poi quest'anno le danno la Francia: com'è allenare i campioni olimpici?
"È una squadra molto creativa, che gioca insieme da dieci anni ma ha un problema: dopo un grande risultato va male nel torneo successivo, bisogna trovare continuità soprattutto dopo le vittorie. Come? Quando non giochi bene, invece di subire, vinci con quello che ti è rimasto. Dopo la Nations League a Bologna abbiamo lavorato per essere più tosti possibili...".
Come la prendono i campioni francesi quando lei li guida in italiano?
"In questo gruppo ci sono otto giocatori su 14 che parlano un italiano perfetto. Mi riferisco a Ngapeth, Chinenyeze, Toniutti, Clévenot, Tillie, Le Goff, Patry, Grebennikov, che hanno giocato o giocato nella Superlega. Per l'allenatore la comunicazione è la base, il vantaggio è che le mie informazioni sono dirette. Ai giocatori che non parlano italiano arrivano indicazioni precise dagli altri che traducono. Intanto, il francese comincio a capirlo bene".
Avete in squadra il probabile numero uno del mondo, Earvin Ngapeth: a chi lo paragonerebbe in un altro sport?
(Giani ci pensa a lungo) "Per la fisicità diversa dagli altri giocatori, penso a Steph Curry: fa cose straordinarie senza essere alto oltre i due metri. Earvin ha fondamentali straordinari che pochissimi hanno avuto anche in passato, non ha un metro di elevazione ma sull'attacco esprime 18-20 punti grazie a un timing della spalla e della mano che ha solo lui. Come i tiri straordinari di Curry".
C'è pure la superstar dei liberi, Jenia Grebennikov.
"Oltre al talento ha un'energia addosso che cambia il ritmo di una squadra: è come se su una Formula 1 montassi un aggeggio da 15 cavalli in più".
Come vede la nuova Italia, è tra le favorite?
"Assolutamente sì. Schiera tre-quattro giocatori molto giovani ma forti, che stanno affrontando questi livelli da poco, e ci sta che in questa progressione ci siano momenti di calo: fa parte della crescita. L'errore fa crescere. Ripeto, la Francia è più matura perché gioca insieme da dieci anni".
In panchina c'è il suo ex compagno Fefé De Giorgi: com'è cambiato da allora?
"Il carattere non cambia, lui è bravo oggi come allora. I palleggiatori sono come allenatori, gestiscono il gioco, da loro passa ogni pallone. Lui ha vinto coi club, e con sette settimane a disposizione ha vinto un Europeo lo scorso anno. È l'uomo giusto per quel gruppo".
Giannelli dice che anche vincendo tre mondiali non saranno mai come voi della generazione Velasco.
"È come per i record dell'atletica, ci sono gruppi e giocatori che possono aprire nuovi cicli. Certo il nostro ciclo è difficile da riproporre, è partito nel 1989 ed è finito attorno al 2005. Tra Velasco, Anastasi, Montali, Bebeto siamo stati per tanti anni al vertice. Ci è riuscito il Brasile con tre mondiali, un'Olimpiade in quindici anni. È possibile a patto di costruire un gruppo che duri almeno una dozzina di anni con 18-19 giocatori di livello: se non si riesce a vincere sempre, finire almeno secondi, terzi è fondamentale".
Che anni, i vostri anni.
"Se penso ad Alberto Tomba, c'erano certi personaggi in giro... Per sapere com'eravamo andati c'erano solo i dati delle dirette tv, adesso hai riscontri continui dai like, dai social, da casa sai già tutto. Certo, se allora volevi conoscere qualcuno, ti muovevi e magari andavi a parlare coi ragazzi di Velasco".