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Yuri Romanò: “Noi senza limiti. Per il Mondiale di volley c’è anche l’Italia”

Sabato sera alle 21 la semifinale contro la Slovenia. L’opposto azzurro: “Sognare è un dovere. Battere la Francia ci ha dato consapevolezza”
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KATOWICE — La Spodek Arena appoggia sul terreno come un'astronave, in attesa delle semifinali del Mondiale. "In Polonia il volley è come il calcio da noi" dice il ct Fefé De Giorgi, che qui ha allenato e non ha bisogno di vedere la marea biancorossa di 11 mila tifosi per percepire l'euforia nell'aria. Chi fermerà la Polonia nella corsa verso il terzo titolo mondiale? Ci proverà il Brasile, altrimenti toccherà in finale alla vincente di Italia-Slovenia che si gioca sabato alle 21. E se si parla di Italia-Slovenia, quel match è già fotografato nella storia del volley azzurro, con un protagonista inaspettato, decisivo allora come in questi Mondiali.

Ricorda, Yuri Romanò? Lei, riserva in Nazionale e nel club, si alza dalla panchina e decide la finale dell'Europeo 2021.
"Ci sono bei ricordi legati a quella partita, cerchiamo di non rovinarli e di crearne altri. Loro sono una bella squadra, av…

KATOWICE — La Spodek Arena appoggia sul terreno come un'astronave, in attesa delle semifinali del Mondiale. "In Polonia il volley è come il calcio da noi" dice il ct Fefé De Giorgi, che qui ha allenato e non ha bisogno di vedere la marea biancorossa di 11 mila tifosi per percepire l'euforia nell'aria. Chi fermerà la Polonia nella corsa verso il terzo titolo mondiale? Ci proverà il Brasile, altrimenti toccherà in finale alla vincente di Italia-Slovenia che si gioca sabato alle 21. E se si parla di Italia-Slovenia, quel match è già fotografato nella storia del volley azzurro, con un protagonista inaspettato, decisivo allora come in questi Mondiali.

Ricorda, Yuri Romanò? Lei, riserva in Nazionale e nel club, si alza dalla panchina e decide la finale dell'Europeo 2021.
"Ci sono bei ricordi legati a quella partita, cerchiamo di non rovinarli e di crearne altri. Loro sono una bella squadra, avranno tanti tifosi che si faranno sentire".

Sta segnando punti a raffica, eppure ha vissuto un altro campionato da riserva a Milano.
"Io ci ho sempre creduto, e ho vissuto bene perché quando riesci a provare certe cose in Nazionale conta poco come ci sei arrivato, è talmente bello... Poi certo, stare in panchina è dura, quando vedi che a certi livelli potresti giocare ma davanti hai un campione olimpico come Patry. Però devi lavorare perché poi le occasioni arrivano, e cambia tutto. Ora giocherò a Piacenza, spero stavolta di essere titolare".

Lavia dice che non vi ponete limiti: anche vincere i Mondiali?
"A questo punto è normale, battere i campioni olimpici della Francia ci ha dimostrato che se riusciamo ad esprimere il nostro gioco può succedere di tutto".

Lei è discendente di opposti azzurri come Fei, Zorzi, Sartoretti, Giani, Zaytsev...
"Fa impressione, ma non facciamo paragoni affrettati. Quando sarò un ex ci penseremo. Ivan (Zaytsev) mi ha ispirato, è l'unico che ho visto giocare, quando iniziavo".

La sua esclusione è stata discussa: cosa vi siete detti?
"Ci siamo incrociati solo quest'estate, lui si era ambientato bene nel gruppo, a Bologna prima delle Finals della Nations League mi ha detto che potevo chiedergli qualsiasi cosa, che mi avrebbe consigliato. È stato un grande".

Giannelli alza palla, non nella sua zona, ma sul lato opposto dove si fionda lei: come nasce lo schema con cui avete fatto male alla Francia?
"Ci abbiamo lavorato così tanto in estate, perché all'inizio non ci veniva proprio, ci dovevamo accordare su dove far arrivare la palla, sulla mia rincorsa. Piano piano abbiamo cominciato a colpire anche in partita, l'affinità c'è".

È stato un terzino sinistro: quando vede una partita, si sente ancora calciatore?
"Mi ci sento eccome, il calcio è parte della mia vita. Il calcio è l'Inter, forse sono troppo tifoso. Michieletto, Mosca ed io, gli interisti sfegatati, abbiamo seguito il derby con troppa passione, rischiando di influenzare lo stato d'animo della partita con Cuba. È andata male quella, ma bene la nostra, contenti lo stesso alla fine".

Come vive il rapporto coi social? Paola Egonu è un'icona.
"Io sono più riservato, condivido cose di pallavolo, per quello mi segue la gente. Ma Paola fa bene al volley: avere la più forte del mondo è un vanto e aiuta il movimento, è giusto che sui social lei sia se stessa, ben venga la sua spontaneità".

Jury Chechi si chiama così per l'astronauta Gagarin: e lei perché si chiama Yuri?
"Perché mia mamma Morena è creativa, e mia sorella l'ha chiamata Sveva. In fondo ha funzionato, incontro pochi col mio nome: questo mi distingue".