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Volley, dilemma Mazzanti: dopo la delusione mondiale il ct rischia

L'allenatore ha un contratto fino al 2024, ha vinto Europei e Nations League, ma alle Olimpiadi e ai Mondiali ha deluso: “A luglio avevamo una consapevolezza diversa, stavolta non avevamo le sensazioni giuste che non sono mai arrivate. Parigi 2024? E' lontana, viviamo giorno per giorno". Sabato la finale con gli Usa per il bronzo
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APELDOORN – Si può rimanere su una panchina dopo aver deluso nell’appuntamento clou di due anni consecutivi, le Olimpiadi e i Mondiali? E allo stesso tempo, si può risolvere un rapporto con un allenatore che ha vinto gli Europei e il torneo più ricco del mondo, la Nations League? Sono ore inquiete nella pallavolo italiana, uscita frastornata dalla prova di forza del Brasile, e allo stesso tempo dalla prestazione deludente di una nazionale femminile che si prevedeva al culmine della forma per i giorni decisivi del Mondiale: invece tanti, troppi errori e giocatrici sottotono, e un ct, Davide Mazzanti, che non gode più di una posizione solida come prima.

Il giorno dopo la sconfitta col Brasile i volti sono tesi nell’hotel Van der Valk, base della nazionale italiana. “L’atmosfera non è delle migliori” confida una giocatrice. La squadra è rientrata…

APELDOORN – Si può rimanere su una panchina dopo aver deluso nell’appuntamento clou di due anni consecutivi, le Olimpiadi e i Mondiali? E allo stesso tempo, si può risolvere un rapporto con un allenatore che ha vinto gli Europei e il torneo più ricco del mondo, la Nations League? Sono ore inquiete nella pallavolo italiana, uscita frastornata dalla prova di forza del Brasile, e allo stesso tempo dalla prestazione deludente di una nazionale femminile che si prevedeva al culmine della forma per i giorni decisivi del Mondiale: invece tanti, troppi errori e giocatrici sottotono, e un ct, Davide Mazzanti, che non gode più di una posizione solida come prima.

Il giorno dopo la sconfitta col Brasile i volti sono tesi nell’hotel Van der Valk, base della nazionale italiana. “L’atmosfera non è delle migliori” confida una giocatrice. La squadra è rientrata in hotel senza una riunione post-partita, la notte è scivolata via e il briefing è stato programmato nel pomeriggio in attesa degli impegni che il Mondiale comunque comporta. L’allenamento del pomeriggio alle 15,30 prima della finale del bronzo con gli Stati Uniti, la presenza di Mazzanti e alcune giocatrici per le interviste della vigilia. A metterci la faccia, il giorno prima, subito dopo Italia-Brasile, sono state Anna Danesi e Marina Lubian, la più giovane del sestetto iniziale, nemmeno titolare all’inizio del Mondiale eppure pronta a spiegare lo stato d’animo della squadra dopo la sconfitta. Assenti altre giocatrici “storiche”, soprattutto Paola Egonu, campionessa copertina che non parla dall’inizio del Mondiale tranne in occasione di un passaggio alla Rai.

Un clima decisamente diverso rispetto a quello respirato nella nazionale maschile campione del mondo, in campo ma anche nei comportamenti. Un confronto difficile, per le ragazze impegnate subito dopo un titolo mondiale atteso 24 anni: poteva essere uno stimolo, ma non è stato raccolto come si poteva. E come succede nel calcio, il più a rischio è sempre l’allenatore, che ha inaugurato questo ciclo pieno anche di soddisfazioni (Europei, VNL, argento mondiale 2018) e gode di un contratto fino alle Olimpiadi di Parigi 2024, ma ha sofferto molto la nuova eliminazione e il confronto con un mago come Zé Roberto: capace di rovesciare la formazione e rimontare lo 0-2 col Giappone, e di infiammare il miglior Brasile degli ultimi tempi lanciando anche una panchinara come Lorenne che ha fatto molto male all’Italia. In passato la federazione si spese per cercare di riportarlo in Italia (ha vinto due scudetti a Pesaro), ma sono episodi ormai lontanissimi nel tempo e Zé Roberto, ormai 68 enne, fino a Parigi non si muove. Non è da trascurare ora la "finalina" con gli Usa: il bronzo sarebbe la terza medaglia italiana nella storia dei Mondiali (dopo l'oro del 2002 e l'argento del 2018). Un punto a favore di Mazzanti, che dal 2017 ha vinto almeno un trofeo a stagione.

L’attesa quasi messianica per il picco di forma delle azzurre intanto si è rivelato un bluff, per stessa ammissione delle giocatrici è stato un Mondiali di alti e bassi, con momenti che facevano intravedere un potenziale da medaglia d’oro e troppi momenti oscuri. Compresi gli avvii dei set col Brasile, con parziali imbarazzanti come lo 0-4 del quarto ed ultimo. Per non parlare degli errori, 21 contro Gabi & C.: “Con ventuno errori, cioè 5 a set, si può anche vincere” sostiene Mazzanti. “Il problema è che quando abbiamo vinto la Nations League (3-0 al Brasile a luglio, ndr) avevamo una consapevolezza diversa, qui invece non avevamo le sensazioni giuste che non sono mai arrivate”. È lo stesso ct azzurro a non guardare troppo lontano, e navigare a vista: “Parigi 2024 è lontana, viviamo giorno per giorno. Adesso c’è la finale del terzo posto con gli Usa, l’anno prossimo gli Europei”. Un appuntamento vetrina per la federazione italiana, che  vorrebbe celebrarlo nel migliore dei modi.