Yuki Ishikawa: "Il mio amore per il volley nato dai manga. Voglio portare Milano in finale"
di Cosimo Cito , di Cosimo CitoDopo aver eliminato Perugia, l’Allianz Powervolley Milano è stata a un set dalla finale scudetto. In vantaggio 2-0 in gara-4 contro la Lube Civitanova, si è poi fatta rimontare e battere. Nelle Marche la bella: per una delle due, la quarta e l’ottava della stagione regolare, non ci sarà un domani. Il martello giapponese Yuki Ishikawa è il primo terminale offensivo di Milano. Mano pesante, modi gentili, una laurea in legge, una famiglia di sportivi.
Nei quarti avete battuto Perugia, che aveva vinto tutte le partite di regular season e ne ha perse tre con voi nei play-off. Come si spiega?
"Non si spiega, ma il volley è così. La testa fa tutto, il braccio la segue. Ci siamo trovati intorno alle nostre certezze".
Uno dei segreti di Milano, pare, sono i time-out “emozionali” di coach Roberto Piazza.
"Il coach è molto bravo nel saperci scuotere e nel vivere con passionalità il volley. Il time-out …
Dopo aver eliminato Perugia, l’Allianz Powervolley Milano è stata a un set dalla finale scudetto. In vantaggio 2-0 in gara-4 contro la Lube Civitanova, si è poi fatta rimontare e battere. Nelle Marche la bella: per una delle due, la quarta e l’ottava della stagione regolare, non ci sarà un domani. Il martello giapponese Yuki Ishikawa è il primo terminale offensivo di Milano. Mano pesante, modi gentili, una laurea in legge, una famiglia di sportivi.
Nei quarti avete battuto Perugia, che aveva vinto tutte le partite di regular season e ne ha perse tre con voi nei play-off. Come si spiega?
"Non si spiega, ma il volley è così. La testa fa tutto, il braccio la segue. Ci siamo trovati intorno alle nostre certezze".
Uno dei segreti di Milano, pare, sono i time-out “emozionali” di coach Roberto Piazza.
"Il coach è molto bravo nel saperci scuotere e nel vivere con passionalità il volley. Il time-out con lui non è solo un momento tattico, ma un vero brainstorming tra lui e noi. E questo ha il suo grande peso dentro una partita".
Viene da una famiglia di sportivi.
"Mia madre giocava a basket, mio padre praticava atletica. Mia sorella più piccola, Mayu, gioca a volley ad alti livelli, era in nazionale anche ai Giochi di Tokyo. Io mi sono innamorato della pallavolo a 10 anni, a scuola, e non l’ho più lasciata".
In Italia quella tra volley e Giappone è un’associazione quasi automatica grazie ai cartoni animati. A cosa è dovuta la popolarità della pallavolo nel vostro Paese?
"C’è stato un momento di svolta per questo sport in Giappone: le Olimpiadi del 1964, a Tokyo, quando la squadra femminile vinse l’oro e quella maschile il bronzo. Da allora tanti hanno iniziato a giocare. Dopo sono arrivati i manga e i cartoni animati. In questi ultimi anni i bambini giapponesi sono conquistati da un anime popolarissimo, si chiama “Haikyu!!”, ed è nato da un manga basato sulla pallavolo. Tanti, come è successo in Italia con Mimì e Mila e Shiro, si sono appassionati così".
Ai Giochi di Tokyo è stato capitano della sua nazionale. Cosa ricorda di quei giorni?
"Per me è stato un onore infinito. Ma è accaduto grazie al Covid. Se l’Olimpiade si fosse celebrata nel 2020, non sarei stato io il capitano. Lo slittamento di un anno ha portato dei cambiamenti in squadra e alla fine il ct ha scelto me. Siamo andati piuttosto bene, abbiamo chiuso al 7° posto, ma dando fastidio a tante nazionali molto più forti di noi".
In Italia ha giocato a Modena, Latina, Siena, Padova e dal 2020 è a Milano. La metropoli è la sua dimensione o preferiva la provincia?
"A Milano sto molto bene, è una città che mi si addice, che mi completa. Il mio passatempo preferito è lo shopping, e Milano è la città perfetta. Nel tempo libero vado in centro con qualcuno dei miei compagni di squadra, ad esempio con Matteo Piano e Paolo Porro: con loro ho stretto una grande amicizia. Ma tutti noi siamo una squadra di amici. Si vede no?".
Ha una laurea in legge: cosa immagina dopo il volley?
"Non immagino la mia vita senza il volley. Voglio fare l’allenatore, provare a scoprire nuovi talenti. Ma a 27 anni è presto per pensarci".
Il Giappone le manca?
"Mi manca la mia famiglia, ma rispetto a voi italiani noi siamo più indipendenti. Mi sento poche volte a settimana, via WhatsApp, con i miei genitori. Ma il loro sostegno è fantastico, mi sento “pensato” da loro ogni secondo. E questa è una cosa che mi aiuta a migliorare come persona e come giocatore".
Il volley è in lutto per la morte di Julia Ituma, che a Milano aveva vissuto e iniziato il suo percorso.
"Quando una ragazza di 18 anni muore è impossibile trovare le parole giuste. Mi unisco col cuore al dolore della sua famiglia e della sua società".