Volley, Bovolenta nel nome del padre. L’Italia rinnova la dinastia
di Mattia ChiusanoBOLOGNA — Tre a zero al Belgio, nel debutto degli Europei a Bologna: riecco i campioni del mondo. Undici reduci della finale di Katowice, più tre giovani, e tra di loro un ragazzo del 2004 che nei giorni scorsi, parlando con un amico, assicurava: "Guarda, mi hanno accolto benissimo, mi hanno fatto sentire subito uno di loro. Sono un gruppo umile e determinato, ci sono entrato come fosse la cosa più naturale del mondo”. L’accoglienza che ogni 19enne vorrebbe avere in un gruppo già incoronato. Ha funzionato: il ragazzo è entrato nel finale e segnato il punto decisivo: “L’emozione l’ho sentita entrando nel palazzetto, ma in campo perché deve esserci ansia? Mi sono divertito. Non mi aspettavo di arrivare così in fretta in azzurro, sto cercando di realizzare”. In un certo senso, la sua dinastia ha anticipato tutti gli altri, ha costruito la strada su cui Giannelli e compagni si sono incamminati. Perché lui si chiama Alessandro Bovolenta, opposto di Ravenna in A2, figlio di Vigor, 13 anni i…
BOLOGNA — Tre a zero al Belgio, nel debutto degli Europei a Bologna: riecco i campioni del mondo. Undici reduci della finale di Katowice, più tre giovani, e tra di loro un ragazzo del 2004 che nei giorni scorsi, parlando con un amico, assicurava: "Guarda, mi hanno accolto benissimo, mi hanno fatto sentire subito uno di loro. Sono un gruppo umile e determinato, ci sono entrato come fosse la cosa più naturale del mondo”. L’accoglienza che ogni 19enne vorrebbe avere in un gruppo già incoronato. Ha funzionato: il ragazzo è entrato nel finale e segnato il punto decisivo: “L’emozione l’ho sentita entrando nel palazzetto, ma in campo perché deve esserci ansia? Mi sono divertito. Non mi aspettavo di arrivare così in fretta in azzurro, sto cercando di realizzare”. In un certo senso, la sua dinastia ha anticipato tutti gli altri, ha costruito la strada su cui Giannelli e compagni si sono incamminati. Perché lui si chiama Alessandro Bovolenta, opposto di Ravenna in A2, figlio di Vigor, 13 anni in Nazionale, un argento olimpico ad Atlanta ’96, due Europei.
Una storia finita all’improvviso, il 24 marzo 2012, quando a 37 anni il padre si accasciò giocando a Macerata. Coronaropatia aterosclerotica fu la diagnosi: Alessandro non aveva nemmeno otto anni. E oggi, a undici stagioni di distanza, nel firmamento di Bovolenta jr si intravedono molte stelle, non solo quella del padre. Si può scrutare Julio Velasco, che lo svezzò per quattro anni nelle giovanili, si può ammirare Fefé De Giorgi, che con Vigor giocò a lungo in nazionale e col discendente vuole costruire una storia azzurra. Poi l’unico ct con un oro mondiale femminile, Marco Bonitta, che ha lanciato sia padre che figlio a Ravenna: "L’umiltà unisce lui e Vigor, che si metteva sempre in discussione, non dava niente per scontato, come ora fa il figlio. Ma quando parliamo del sangue di Alessandro, non dimentichiamoci che lui viene da una dinastia di sportivi soprattutto dal lato materno: la famiglia di Vigor era normale, invece quella di Federica Lisi, giocatrice lei stessa, era piena di calciatori, pallavolisti. Più Alessandro cresce – ed è ancora più alto di Vigor (205 cm contro 202 ndr) – più assomiglia alla mamma. Mentre al papà si avvicinano i lineamenti di Arianna”. Medaglia d’oro, e miglior centrale agli Europei Under 17, che su Instagram ha commentato: “Siamo campionesse d’Europa anzi siamo un disastro fantastico”.
“Ha il muro nel sangue, un timing sorprendente a quell’età: altri Bovolenta arriveranno” assicura Bonitta, che conosce bene la storia e l’educazione dei cinque rampolli col nome che comincia per A, Alessandro, Alberto, le gemelle Angelica e Aurora, più Andrea, la star social del gruppo: la madre seppe di aspettarlo pochi giorni dopo la morte di Vigor. Non c’è niente di tiepido nella storia dei Bovolenta, è solo sangue caldo.
De Giorgi sa che gestire un inserimento così emozionante è impresa da titani, infatti tiene il basso profilo: “Mi dicono che mi piace pescare gli opposti in A2” sorride, riferendosi a quando lanciò l’allora sconosciuto Romanò. Ma anche il ruolo ricoperto da Bovo è indizio di classe: «Dicono che sono stato io a consigliargli di non fare più il centrale ma l’opposto» sottolinea Bonitta, «ma lui c’era già arrivato da solo: è molto intelligente, ha ben chiaro quel che vuole fare: il volley è la sua vita».