Si chiama beach volley, ma in realtà si dovrebbe chiamare sand volley. La sabbia è fondamentale, la spiaggia sempre meno, ridotta a riflesso di una dimensione romantica che uno sport olimpico e globale spesso abbandona. Non era niente di clamoroso il Mondiale 2022 al Foro Italico di Roma, rispetto a quello che si sta per celebrarsi in Messico, dal 5 al 15 ottobre. Per giocare si lascerà non solo la spiaggia, la costa, ma anche il livello del mare, per arrampicarsi lungo le salite dello stato di Tlaxcala, a est di Città del Messico, lontano dalla costa atlantica di Veracruz. Una volta terminata l’ascesa oltre i duemila metri, le sorprese non saranno terminate: perché i campi del mondiale appariranno all’interno di plaza de toros. La Jorge “El Ranchero” Aguilar della capitale statale Tlaxcala de Xicohténcatl a 2239 metri, La Taurina di Huamantla e la Rodolfo Rodríguez “El Pana” di Apizaco.
Il tecnico: ”Forse cambierà anche il modo di battere”
Una nuova rotta del turismo, alternativo allo Yucatan o alla Baja California, porta in questo pezzo di Messico i campioni che dovranno adattarsi non solo alle plaza de toros, ma anche all’altitudine, con tutti i problemi di ossigenazione in quota. “Seguendo le indicazioni del preparatore atletico Alberto Di Mario abbiamo attuato un programma di allenamenti specifici” ha spiegato Fosco Cicola, tecnico della coppia Daniele Lupo ed Enrico Rossi, mentre la guida degli altri azzurri Paolo Nicolai e Samuele Cottafava, Simone Di Tommaso, predice “possibili cambiamenti in alcuni fondamentali come la battuta, dove magari lo spin potrebbe essere leggermente più difficile”.
L’oro di Tokyo Klineman torna dopo la nascita del figlio
Una situazione sicuramente diversa rispetto a Roma, e anche a Parigi alle Olimpiadi del prossimo anno, nello stadio della Torre Eiffel. Qualche sollievo arriva dal ranking, dove i messicani che giocano in casa non sono tra i più quotati per le medaglie, e dalla considerazione che l’ossigeno rarefatto sarà un problema per tutti. Per l’allargatissimo campo dei partecipanti che richiama i migliori del mondo in vista dei Giochi. Torna Alix Klineman, campionessa olimpica con April Ross: ora gioca con Hailey Harward, ma soprattutto è diventata madre di Theodore. Ci sono i Beach Volley Vikings, i norvegesi Anders Mol e Christian Sorum: dopo l’oro di Tokyo vogliono diventare i primi a vincere due mondiali consecutivi. Poi la coppia del Qatar, Cherif Younousse, di origini senegalese, e Ahmed Tijan, gambiano. Tra le donne spiccano le campionesse di Roma, le brasiliane Eduarda “Duda” Lisboa e Ana Patrícia Ramos. In palio premi per un milione di dollari, e due posti a Parigi per i vincitori.
Ranghieri e Carambula sono numero 5 del ranking
In questo quadro competitivo cosa possono sperare gli azzurri? Intanto prendere come punto di partenza i quarti di finale raggiunti lo scorso anno, poi si vedrà. A quel livello si sono spinte Marta Menegatti e Valentina Gottardi, teste di serie numero 10, quarte nel torneo di Parigi giocato al Roland Garros. Al primo turno troveranno le americane Julia Scoles e Betsi Flint che hanno battuto proprio in quei giorni. Ancora più in alto nel ranking, al numero 5, ci sono Alex Ranghieri e Adrian Ignacio Carambula Raurich, atleta di origine uruguayana di una coppia inquadrata nell’Aeronautica Militare. Tra gli aspiranti a un posto come minimo nei quarti di finale c’è la coppia federale Paolo Nicolai e Samuele Cottafava: hanno già ottenuto un quarto posto ai Campionanti Europei, un secondo nel torneo di Amburgo e un quinto a Parigi. A completare lo schieramento azzurro Daniele Lupo ed Enrico Rossi, anche loro dell’Aeronautica Militare: si sono trovati in un girone di ferro, coi norvegesi Mol e Sorum, Rossi si è ripreso da un infortunio in tempo per partecipare ai Mondiali, Lupo sta cercando di ritrovare la qualità che gli permise di arrivare nella finale olimpica 2016. A Copacabana, quella sì una spiaggia, ma se qualcuno storce la bocca per le partite che si giocheranno in montagna invece che vicino al mare, dovrà considerare che l’edizione messicana segna il ritorno dei Mondiali in Sudamerica dopo vent’anni. Non era democratico giocare solo in Europa, per uno sport che si fa con poco, una rete e un pallone. E ora, largo ai toreri del beach volley, pronti a infiammare l’arena.