Volley, yoga e arrosticini: Monza sogna lo scudetto dopo aver superato la squadra gemella di Egonu
di Mattia ChiusanoSi può, e si deve dire che Monza ha una società forte alle spalle, che è arrivata alla sua prima finale scudetto (giovedì gara 1 a Perugia) con un palleggiatore brasiliano capace di magie, che ha rimontato e battuto i campioni di Trento con uno schiacciatore giapponese che diventa bravo a vista d’occhio, che è la sorpresa del campionato grazie anche a tre canadesi che sono già qualificati per Parigi a differenza dell’Italia. Ma in un torneo che scoppia di talento come la Superlega questa è quasi routine, non spiega il miracolo. E se per fare i miracoli un prerequisito è lo spirito giusto, ci sono allegri momenti di condivisione che raccontano l’atmosfera all’interno della Mint Vero Volley Monza che ha sconvolto il torneo. Sono loro la grande novità alla vigilia delle finali scudetto che cominciano mercoledì con Conegliano-Scandicci femminile.
La yoga prima, la grigliata dopo
È successo anche prima di gara 5 a Trento. Quando Monza aveva rimontato in semifinale da 0-2 a 2-2, e avev…
Si può, e si deve dire che Monza ha una società forte alle spalle, che è arrivata alla sua prima finale scudetto (giovedì gara 1 a Perugia) con un palleggiatore brasiliano capace di magie, che ha rimontato e battuto i campioni di Trento con uno schiacciatore giapponese che diventa bravo a vista d’occhio, che è la sorpresa del campionato grazie anche a tre canadesi che sono già qualificati per Parigi a differenza dell’Italia. Ma in un torneo che scoppia di talento come la Superlega questa è quasi routine, non spiega il miracolo. E se per fare i miracoli un prerequisito è lo spirito giusto, ci sono allegri momenti di condivisione che raccontano l’atmosfera all’interno della Mint Vero Volley Monza che ha sconvolto il torneo. Sono loro la grande novità alla vigilia delle finali scudetto che cominciano mercoledì con Conegliano-Scandicci femminile.
La yoga prima, la grigliata dopo
È successo anche prima di gara 5 a Trento. Quando Monza aveva rimontato in semifinale da 0-2 a 2-2, e aveva davvero la possibilità di eliminare i campioni in carica della Itas dopo aver escluso i vicecampioni della Lube Civitanova. Bisognava stare calmi, e sette giocatori si sono disposti simmetricamente per terra, nella posizione del loto subito postata sul profilo della società. Quasi un’immagine da cavalieri Jedi, che l’esito dei playoff consegna alla storia del volley italiano. Ma non c’è solo spiritualità per una squadra che non vuole avere paura di nessuno, c’è anche mescolanza, confidenza, risate, tutto quel che si può riassumere nella parola grigliata. Un rito che ha accompagnato l’impresa di Trento, e se è vero che il volley mette in contatto tante culture, a occuparsi degli arrosticini sono è stato il brasiliano Fernando Kreling detto “Cahopa, l’uomo dei palleggi incantati, ma un appassionato di cucina italiana che arriva dal Giappone: Ran Takahashi, proprio lui, amante della carbonara e martello incessante su Trento, schiacciatore da “soli” 188 centimetri di altezza, in un ruolo in cui puoi trovare avversari da 211 come Alessandro Michieletto. Eppure, sarà lui a giocare la finale scudetto, primo giapponese dal 2003.
I giocatori a Monza, Egonu & C. a Milano
Quando a inizio stagione sono state presentate le due Vero Volley a Milano, nessuno avrebbe pensato che alla finale scudetto sarebbe arrivata la meno quotata maschile, rappresentata in quell’occasione dal maturo Thomas Beretta, rispetto a quella griffatissima di Paola Egonu appena atterrata dalla Turchia. Consorzio che coinvolge cinque società delle province di Monza e Milano, Vero Volley ha deciso di lasciare gli uomini nella Opiquad Arena, spesso tormentata dalla convivenza con la Serie A di calcio. Le donne invece giocano all’Allianz Cloud di Milano di fronte a un’arena quasi sempre sold out, ma la finale mancata non è piaciuta alla presidente Alessandra Marzari, dirigente medico con specialità in medicina d’urgenza, moglie dell’imprenditore Aldo Fumagalli: in vista della finale di Champions del 5 maggio, ha chiesto di dare una mano alla squadra femminile allo stratega di quella maschile. Massimo Eccheli, classe ’66, milanese che in un ambiente di tecnici giramondo ha sviluppato la sua carriera in appena venti chilometri, tra la Crazy Diamond Segrate e Monza dove allena da quattro stagioni. È stato lui a presentare una squadra con tre martelli, oltre a Takahashi i canadesi Stephen Maar e Eric Loeppky (ce n’è anche un terzo, Arthur Szwarc). Per un curioso gioco del destino, i canadians furono asfaltati dagli azzurri di Fefé De Giorgi ai Mondiali 2022. Ma un anno e mezzo dopo sono loro ad essere già qualificati per Parigi, mentre l’Italia si affiderà alla Nations League contando anche su una delle colonne di Monza, Gianluca Galassi, uno dei meno appariscenti ma più efficaci del gruppo campione del mondo. Ben accompagnato da altri italiani che vivranno la finale scudetto, il centrale romano Gabriele Di Martino, il libero varesino Marco Gaggini, chissà se i suoi recuperi e la sua età (22 anni) hanno fatto venire un’ideuzza al ct De Giorgi. Intanto c’è la finale con Perugia, strafavorita. Come erano Civitanova e Trento prima di incontrare i ragazzi della grigliata.