Italia battuta 3-0 dalla Francia, prosegue la maledizione olimpica del volley
dal nostro inviato Mattia ChiusanoParigi - C’eravamo tanto illusi. Che l’Olimpiade potesse essere finalmente nostra, che l’ombra di Barcellona, Atlanta, ma anche delle finali d’argento meno dolorose di Atene e Rio de Janeiro, i bronzi di Londra, Sydney, addirittura Los Angeles ’84, fossero finalmente superati e trasformati in un colore che non si può mai dire per scaramanzia ma ora sì: era l’oro. Ci siamo illusi che i francesi visti ai mondiali del 2022 (battuti), agli europei di Roma (travolti) fossero a fine ciclo. In fondo sazi di aver vinto un’Olimpiade a Tokyo, con gente che balla attorno ai trent’anni, superandoli inesorabilmente in certi casi. E invece, 3-0. In una serata triste in cui va fuori ai rigori con l’Ungheria anche il Settebello, che almeno si aggrappa al ricordo dell’oro a Barcellona ‘92.
La grande illusione, ma Ngapeth è insuperabile
Ci siamo illusi che superato l’incubo Giappone, il vigore giovanile di una squadra campione del mondo due anni fa, dalla carta d’identità leggera, bastasse contro …
Parigi - C’eravamo tanto illusi. Che l’Olimpiade potesse essere finalmente nostra, che l’ombra di Barcellona, Atlanta, ma anche delle finali d’argento meno dolorose di Atene e Rio de Janeiro, i bronzi di Londra, Sydney, addirittura Los Angeles ’84, fossero finalmente superati e trasformati in un colore che non si può mai dire per scaramanzia ma ora sì: era l’oro. Ci siamo illusi che i francesi visti ai mondiali del 2022 (battuti), agli europei di Roma (travolti) fossero a fine ciclo. In fondo sazi di aver vinto un’Olimpiade a Tokyo, con gente che balla attorno ai trent’anni, superandoli inesorabilmente in certi casi. E invece, 3-0. In una serata triste in cui va fuori ai rigori con l’Ungheria anche il Settebello, che almeno si aggrappa al ricordo dell’oro a Barcellona ‘92.
La grande illusione, ma Ngapeth è insuperabile
Ci siamo illusi che superato l’incubo Giappone, il vigore giovanile di una squadra campione del mondo due anni fa, dalla carta d’identità leggera, bastasse contro un gruppo che gioca insieme da anni, forse troppi sembrava. Ma se una formula per battere la squadra “cartone animato” (copyright Roberto Russo) è stata trovata, nel buio hangar ribattezzato South Paris Arena 1 si è materializzato l’avversario peggiore: i cugini scafati, i cattivi ragazzi che frequentano casa nostra e maltrattano i giovani beneducati di Fefé De Giorgi. Intimiditi, di fronte a un gruppo di campioni che ha cominciato a giocare come non faceva da anni. Con una bravura spavalda, quasi bullesca, esultando da calciatori, battendo servizi che sembravano clavate (il secondo set si è chiuso con un ace di Louati oltre i 110 kmh). Rimettendo in cattedra l’Mvp di Tokyo, Earvin Ngapeth, che sembrava aver sepolto il suo premio di miglior schiacciatore olimpico e il soprannome Monsieur Magique con uno stile di vita spesso svogliato e bohémienne. E invece, che campione.
La perplessità di Michieletto
«Le facce in campo non erano le solite» è sincero Alessandro Michieletto, meraviglioso col Giappone quanto incerto con la Francia, al punto da essere sostituito da Luca Porro. «La Francia ha fatto una buonissima pallavolo, e ci ha messo la testa sott’acqua per tutta la partita. In certe situazioni siamo stati molli». Ha tenuto meglio le bordate dei francesi, spinte da boati che facevano vibrare la tribuna, un Yuri Romanò che al suo rendimento individuale non dà molto peso rispetto a quel che è successo: «La delusione è tanta, non siamo riusciti ad accendere la scintilla». Simone Giannelli ha quasi l’aria di chi vuole sfidare le critiche in arrivo: «Loro sono stati più bravi in tutti i fondamentali. Noi abbiamo provato di tutto, ma non accetto che si dica che sia mancato il solito spirito: su questo gruppo metto la mano sul fuoco».
Ma non è la fine di un ciclo
Di sicuro i francesi erano indemoniati, e non è che non si conoscessero, anzi parlano tutti l’italiano, giocano o hanno giocato nel nostro campionato a lungo. Prima di andare in Polonia Jean Patry è stato a Cisterna e Milano, Antoine Brizard è il palleggiatore di Piacenza, Earvin Ngapeth ha lasciato Modena per un contratto ricco in Turchia, e a Modena è stato anche il libero di origine russa Jenia Grebennikov. Quanto a Trevor Clevenot, resta nei brutti ricordi azzurri e in quelli belli di Piacenza.
I francesi come gli olandesi giustizieri degli anni Novanta? No, perché quelli rubarono un sogno, invece il gruppo di De Giorgi è giovane e ha almeno un’altra Olimpiade davanti dopo aver vinto un Mondiale a un età acerba. Ma a proposito di maledizione faceva una certa impressione rivedere Andrea Giani, Generazione dei Fenomeni, ma stavolta dalla parte dei francesi, che fino all’Olimpiade casalinga istruiva nei time out in italiano.«I ragazzi si sono sbattuti, sono andati su tutti i palloni. Non si sono accesi? L’accensione doveva essere tecnica, dovevamo metterci a livello della Francia ma abbiamo fatto fatica» analizza De Giorgi, quello della Generazione che è rimasto nella metà campo italiana. «Certo, dopo aver perso con noi a Mondiali ed Europei, i francesi avevano proprio il dente avvelenato».