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L’Italvolley di Velasco nella storia: prima finale per l’oro olimpico, sfida agli Stati Uniti

L'urlo di gioia di Sylla (afp)

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Turchia travolta in tre set. Egonu e Antropova stellari, Vargas non è riuscita ad abbattere il muro azzurro. Appuntamento domenica alle 13
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PARIGI — Volete farmi piangere? Sono venuti mia madre, mio padre, mia sorella, gli amici». Ad Alessia Orro brillano gli occhi sempre, figuriamoci in una notte così. Ogni sport ha il suo modo di festeggiare, e la più grande Italia di tutti i tempi, per la prima volta in finale in un’Olimpiade, un gruppo di giocatrici che danno l’adrenalina solo a vederle giocare, con una Paola Egonu che ha trovato i suoi 24 punti in tutti i modi possibili, festeggia in fondo come se fosse una partita di campionato a Chieri, con un codazzo di parenti, amici, bambini, bandierine, tricolori sulle guance, mancavano solo i cagnolini ma quelli torneranno con la serie A. Poco prima in mondovisione hanno battuto 3-0 la Turchia, una squadra che ha fatto del male a molte di loro la scorsa estate agli Europei, si sono qualificate per una storica finale con gli Stati Uniti, eppure il clima è quello di un abbraccio collettivo, di una gioiosa intimità familiare, «è venuto mio nonno Gerhard, il mio primo tifoso» sorr…

PARIGI — Volete farmi piangere? Sono venuti mia madre, mio padre, mia sorella, gli amici». Ad Alessia Orro brillano gli occhi sempre, figuriamoci in una notte così. Ogni sport ha il suo modo di festeggiare, e la più grande Italia di tutti i tempi, per la prima volta in finale in un’Olimpiade, un gruppo di giocatrici che danno l’adrenalina solo a vederle giocare, con una Paola Egonu che ha trovato i suoi 24 punti in tutti i modi possibili, festeggia in fondo come se fosse una partita di campionato a Chieri, con un codazzo di parenti, amici, bambini, bandierine, tricolori sulle guance, mancavano solo i cagnolini ma quelli torneranno con la serie A. Poco prima in mondovisione hanno battuto 3-0 la Turchia, una squadra che ha fatto del male a molte di loro la scorsa estate agli Europei, si sono qualificate per una storica finale con gli Stati Uniti, eppure il clima è quello di un abbraccio collettivo, di una gioiosa intimità familiare, «è venuto mio nonno Gerhard, il mio primo tifoso» sorride Sarah Fahr, che alza muraglie impressionanti con Anna Danesi ma appena finita la partita torna subito a sentirsi una nipotina, «lui è un insegnante di sport, non come mio padre velista».

La promessa di Sylla

Myriam Sylla aveva fatto una promessa, e certo non basta questo per giocare bene come lei contro la Turchia. Però avrà aiutato: «Il mio moroso sta facendo la preparazione (Alessandro Cappelletti è playmaker della Dinamo Sassari, ndr), mio padre doveva lavorare e mi ha chiesto di restare in gara fino a quando sarebbe potuto partire. Ho fatto del mio meglio. Siamo un vortice, ho perso addirittura una lente a contatto durante la partita. Sono fiera del gruppo che siamo, sognavo da sempre un’Olimpiade così, non svegliatemi». Danesi, pure lei, scappa dai genitori: «Dai, venite a vederci a Parigi, in fondo è solo un’ora di volo dall’Italia, o otto ore di pullman».

La felicità di Antropova

«Sono felice che la nostra voglia si veda da casa. Cosa darei per l’oro? Tutto quel che abbiamo, perché direi che è ora» dice Kate Antropova, il cambio più temuto delle Olimpiadi con un braccio che diventa sentenza, un’altra con la mamma al seguito, la signora Olga che quando vide crescere troppo la figlia in Russia le disse chiaro e tondo: “Basta con la ginnastica, farai pallavolo”. E scelse pure il posto migliore per la figlia: l’Italia.

L’Italvolley di Velasco

Il re di questa squadra e della famiglia è ovviamente l’allenatore, Julio Velasco, che mescola cultura italiana e latina, e batte tutti come seguito: «Ci sono anche una figlia con due nipotine, un’altra figlia con un maschietto di quindi anni.... Ho affittato per loro un appartamento dai quarti di finale, mi sarebbe seccato pagargli le vacanze a Parigi». Velasco sta mettendo la firma su una squadra andata al di là dei sogni, con un passato ancorato ai quarti di finale alle Olimpiadi. Ma il suo nome evoca anche la storia, cosa che non gli piace affatto: «Cosa è successo 28 anni fa? Io non ricordo niente». c’è uno slogan, o un «mantra» come lo chiamano le ragazze, che sta accompagnando questa Olimpiade: Qua e ora. «Esatto, qua e ora, non quel che è successo o quel che succederà. Conta la prossima partita» scandisce. Già ma come giocarla, una finale con gli Stati Uniti che hanno battuto il Brasile 3-2 e tornano minacciosi dopo l’oro di Tokyo? «Ora abbiamo un sogno, e una finale si gioca per vincere. C’è un piccolo problema: esiste anche l’avversario. Ma intanto dobbiamo divertirci, godiamocela, godiamo quel che abbiamo, non quel che ci manca, abbiamo due nazionali di primo livello nel mondo».

Cambi: “Una finale divertente contro gli Usa”

L’hanno già ascoltato. Carlotta Cambi, palleggiatrice passata direttamente da Pinerolo alle Olimpiadi di Parigi, non vede l’ora di cominciare: «Sarà superdivertente, una finale scioglie le tensioni, e ci scioglierà anche il braccio».

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